Formula 1. Elogio del guizzo. Se i piloti non possono più fare la differenza

L'accensione dei semafori a Melbourne ha sancito l'inizio del campionato mondiale di Formula 1 del 2026. Il nuovo regolamento ha generato auto deludenti per appassionati e piloti.

Curva della pista di MelburneImmagine creata da intelligenza artificiale
Articolo di Fabio Marino16/03/2026

Con l’accensione dei semafori a Melbourne ha avuto ufficialmente inizio il campionato mondiale di Formula 1 del 2026.

Domenica mattina sembrava un primo giorno di scuola: nuovi regolamenti, nuove auto, nuovi motori, e soprattutto nuove polemiche.

Infatti come avevamo anticipato nell’ultimo articolo, pubblicato sempre tra le pagine di Sport del Sud, le recenti decisioni adottate dalla direzione della Formula 1 hanno suscitato perplessità tra gli appassionati e tra i piloti.

Con questa gara ci siamo ricordati del lato romantico dello sport: fatto soprattutto di rivalità e competizione, e nel caso del motorsport, di duelli ravvicinati tra le ruote degli avversari. Duelli che in Australia non si sono mostrati genuini, come ha sottolineato Verstappen nei commenti post-gara, poiché sono diventati artificiali. Da quest’anno i piloti non rivaleggiano più con le stesse armi. I nuovi motori hanno creato disparità enormi. Ciò che avevamo denunciato la volta scorsa ora è sotto l’occhio di tutti.

A Melbourne, abbiamo notato che la gestione della vettura assume un ruolo di primaria importanza.

Sembra quasi di assistere a una corsa endurance. Oramai l’abilità del pilota è evaporata, non si ritarda più la frenata o non si cerca più quel guizzo che fa la differenza perché diventa essenziale il controllo accurato del sistema elettrico che previene il super clipping in rettilineo, che tradotto è un fenomeno per cui i piloti hanno un calo o un blocco di velocità perché la componente elettrica della power unit interrompe l’erogazione di potenza, causando una conseguente perdita di accelerazione.

Gli esperti hanno sottolineato che può causare una perdita anche di 50 km/h in rettilineo, una differenza che può compromettere anche la sicurezza dei piloti in fase di sorpasso. Come ha riferito Sainz, basta una piccola incomprensione, aggiungiamo noi, e ci ritroveremo davanti alla stessa scena avvenuta nel 1982 a Zolder, dove il pilota Ferrari Gilles Villeneuve perse la vita per un mancato coordinamento con Mass. Negli ultimi anni abbiamo accettato di tutto per la salvaguardia di chi corre: macchine depotenziate, circuiti storici snaturati, vie di fughe chilometriche e poi… basta un capriccio della nuova filosofia woke che vuole solo motori elettrici e torniamo in un’epoca in cui le auto erano considerate semplicemente vetrine per gli sponsor.

Ed è per questo che non siamo d’accordo con le decisioni intraprese dalla nuova Governance.

A voler cambiare DNA alle corse, e cercare in tutti i modi – anche artificiali – di creare uno show soltanto per conquistare i telespettatori occasionali, novizi che non sono avvezzi a tutto ciò che riguarda il circus, farà fuggire lo zoccolo duro composto dagli appassionati e renderà questo sport come il wrestling.

Dopo il coro unanime di disappunto, la federazione cerca di salvare il salvabile per correre ai ripari. Nessuno ha definito questo stato di cose come una cagata pazzesca di fantozziana memoria, ma qualcosa bisognerà fare prima che i buoi escano dalla stalla.

Ovviamente il problema non riguarda le auto più leggere, più piccole e anche i motori depotenziati, ma riguarda il nuovo rapporto di potenza dei nuovi propulsori, di cui il 50% deriva dal motore termico (comunemente chiamato motore a scoppio) e l’altro 50% dalla parte elettronica.

Non è stato saggio dare maggior importanza alla componente elettrica in una gara sprint. I piloti non possono fare continuamente lift and coast per ricaricarla. Oltre ad essere dannoso per lo spettacolo è dannoso anche per la sicurezza.

Ed ecco perché I rumors nel paddock ci dicono che la FIA è pronta a cambiare di nuovo il regolamento tecnico. Il vero problema sarà convincere le squadre e i motoristi che hanno già investito miliardi di euro per essere conformi con quello attuale. Se si vorrà cambiare qualcosa ci vorrà l’unanimità, cosa che non sarà scontata.

Oltre a ciò suggeriamo che sia indispensabile una revisione delle procedure di partenza. Quanto accaduto alle Mercedes, rimaste pericolosamente immobili in prima fila allo spegnersi dei semafori, rappresenta un monito che non può essere ignorato. Se chi sopraggiungeva non fosse riuscito a evitarle, avremmo assistito a una tragedia analoga a quella di Montreal 1982, in cui perse la vita Riccardo Paletti.

È fondamentale ribadire che la ricerca dello spettacolo non deve mai avere la precedenza sulla sicurezza e sull’integrità stessa dello sport.

 

 

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