La rincorsa della vittoria per Kimi Antonelli: se non ora quando?

La vittoria di Kimi Antonelli in Cina ha messo a tacere le critiche sul suo debutto in Formula 1 con la Mercedes e fatto esultare anche i ferraristi che sperano nell'affermazione di altri giovani piloti

Kimi Antonelli generato da AIKimi Antonelli generato da Fabio Marino + AI
Articolo di Fabio Marino26/03/2026

La recente vittoria di Kimi Antonelli in Cina ha messo una pietra tombale sulla polemica di far debuttare in Formula 1 il giovane bolognese con la Mercedes senza un periodo di gavetta.

Toto Wolf ha avuto ragione nello scommettere tutte le sue fiches sul talento italico e infatti al di là dei soliti sterili e inutili battibecchi diciamo che quello visto a Shangai è stato un bel momento, una di quelle occasioni in cui tutto il Paese si è unito in coro, da Nord a Sud, e tifare per un connazionale a prescindere dai colori che veste.

In Italia, un’occasione del genere è più unica che rara nel mondo del motorsport. Qui la Formula 1 coincide, quasi inevitabilmente, con tutto ciò che fa la Ferrari poiché c’è un legame viscerale, radicato nella nostra cultura sportiva che porta a sostenere la Rossa quasi come un imperativo categorico.

Chi tifa altro viene trattato come un outsider o come un appestato, ma la settimana scorsa è successo qualcosa di diverso, che ha coinvolto anche chi segue le fasi di gara occasionalmente. Dopotutto ricordiamo che in Italia ci sono e ci sono stati piloti che hanno segnato la storia di questa categoria.

Tornando un po’ indietro nel tempo ricordiamo le imprese di Nuvolari, né dimentichiamo gli unici italiani, Ascari e Farina, che hanno conquistato il titolo mondiale. Attualmente, ci si domanda chi, dopo 70 anni, possa riportare la bandiera italiana sul gradino più alto del podio. Antonelli rappresenta una candidatura promettente: giovane, competitivo quanto il compagno Russell e estraneo alle dinamiche Ferrari.

E sicuramente molti tifosi della scuderia di Maranello vorrebbero vederlo vestito con i colori del Cavallino Rampante, peccato che è stata proprio questa squadra a scartarlo quando correva nelle categorie inferiori. Ed è stato proprio Gianni Minardi, figlio di Giancarlo, a raccontarci tra le pagine del fattoquotidiano.it che capì il talento del bolognese, al contrario della Ferrari che lo riteneva troppo giovane. Una giustificazione che non sta né in cielo né in terra.

La verità è un’altra, non è un segreto di Pulcinella, la Ferrari ha prediletto piloti stranieri per limitare la doppia pressione derivante e dalla nazionalità e dalla responsabilità di guidare una Rossa, ma non ha potuto trovare scuse per Michele Alboreto che era richiesto a furor di popolo. Anzi proprio con il pilota milanese si sfiorò la conquista dell’iride, ma è un’altra storia…

Tornando ai tempi nostri, ci auguriamo che sia arrivato il momento di dare un’occhiata al nostro vivaio che ha sempre sfornato fulmini, e chissà questa vittoria potrebbe far da apripista proprio a questi talentuosi che stanno bussando alle porte del Circus, ma poiché non hanno santi in paradiso per guidare in F1, smettono di crederci, appendono il casco al chiodo o debuttano nelle categorie dove non occorrono maestosi sponsor alle spalle.

A essere onesti, tutto ciò che abbiamo detto difficilmente si realizzerà. L’Italia è certamente una terra di sognatori, ma purtroppo manca una visione sportiva a lungo termine: non si riesce a immaginare cosa potrebbe succedere nei prossimi dieci anni.

Si preferisce l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani, ed ecco perché gli sponsor, anche quelli nostrani, se devono puntare sul cavallo chiamato Italia, preferiscono puntare su quello già affermato piuttosto che fare un azzardo su una giovane promessa.

Ma sappiamo anche quanto la storia sia ciclica. Negli anni ’80 la griglia era ricca di piloti italiani, c’è chi dice perché erano i più forti, c’è chi dice che erano i più economici, e chissà se dopo quarant’anni gli eventi storici possano ripetersi.