Il Cholito Simeone ha trovato il suo posto nel mondo

Dal campo o dalla panchina, Simeone è sempre decisivo. Napoli è stata una scelta di vita, e qui, il Cholito, sta vivendo i suoi giorni migliori.

simeone
Articolo di Luca Paesano01/02/2023

© “SIMEONE” – FOTO MOSCA

Si è girato Giovanni Simeone. Lo ha fatto di nuovo. E questa volta non c’entrano le allusioni al gesto tecnico di Olivier Giroud, con cui segnò nel derby del 5 febbraio scorso.

Ancora una volta decisivo come nella notte di San Siro, in una partita il cui peso specifico, per momento e classifica, era ben più elevato. Nel suo colpo di testa da rapace d’area c’è la maestosità del Napoli, che con cattiveria e cinismo va a vincere una partita non meritata in casa della principale concorrente al titolo. Il graffio del Cholito mette per la prima volta il Milan alle spalle, lancia il guanto di sfida alle inseguitrici e dà il primo colpo netto al campionato. È il gol della consapevolezza, per il Napoli e per tutti, che legittima la batosta inflitta al Liverpool pochi giorni prima. Gli azzurri ci sono, sono vivi, e fanno sul serio.

Quattro mesi e mezzo dopo, il protagonista è ancora lui. Subentra al capocannoniere della Serie A in stato di grazia e mette il punto esclamativo. Lo fa con una perla d’autore che merita di essere vista e rivista. Il lavoro con cui si scrolla di dosso la marcatura di Smalling va sezionato in due momenti. Il primo è il movimento ad elastico con cui prende aria dal difensore giallorosso, un po’ sufficiente nell’occasione. Il secondo è il controllo orientato con cui boccia l’intenzione del centrale inglese di sbarrare lo scambio con Zielinski e spalanca la visuale verso la porta romanista. Poi ci vuole il gesto tecnico a suggellare la preparazione, e non è scontato. I suoi piedi toccano il terreno per cinque volte in poco più di un secondo alla ricerca dell’attimo giusto per colpire. Si coordina come meglio può per battere a rete, e, con il piede ipoteticamente debole, spedisce il pallone diritto all’incrocio dei pali.

Simeone è determinante come pochi. Lo era stato anche con l’ingresso in campo contro la Cremonese, dove fu sempre lui a mandare gli azzurri in vantaggio in una partita che cominciava a diventare intricata. Lo è stato anche nelle serate di Champions, iscrivendosi nel tabellino dei marcatori per quattro volte contro tutte e tre le avversarie del girone. A modo suo impattante nell’annata del Napoli e nell’economia dell’intero campionato.

Il rendimento del Cholito rischia di essere uno dei fattori più sottovalutati dell’esagerata stagione che stiamo vivendo. Simeone ha messo a referto 17 presenze in maglia azzurra fino ad ora, ma, di queste, solamente tre sono arrivate dal primo minuto. L’argentino è approdato a Napoli con la consapevolezza di essere un attaccante part-time, dove il “time” è molto variabile e aleatorio. Ha colto il guanto di sfida, rispedendo al mittente proposte più convenienti e garantiste in termini di minutaggio, in attesa di firmare con gli azzurri. Ha accettato senza indugio, sapendo di trovarsi davanti l’uragano Osimhen.

Il mio compito è quello di essere pronto quando il mister mi chiama in causa. Ho l’esperienza necessaria per capire di dovermi mettere a disposizione e fare del mio meglio”, affermava il 25 ottobre prima di Napoli-Rangers. “La qualità è più importante della quantità. È ovvio che farebbe piacere giocare di più, ma io sono felicissimo di aiutare il gruppo col tempo che mi tocca. Se hanno bisogno di me, io ci sono”, recitava il 3 novembre. E ancora: “Chi gioca meno deve essere ancora più pronto degli altri. Chi gioca sempre ha molte più opportunità, mentre chi non gioca deve sapere che quello è il suo unico momento, e deve fare la differenza“, chiosava il 30 dicembre. Certo, lette così, queste frasi non hanno nulla in più delle classiche dichiarazioni preconfezionate a cui siamo abituati da decenni. La differenza, però, sta nella controprova del campo. E la risposta del Cholito è sempre esaustiva.

5 gol su 8 sono frutto del suo ingresso in campo dalla panchina. Una media di una rete ogni 66 minuti considerando tutte le competizioni ed un tasso di incisività a gara in corso con pochi eguali, o forse nessuno. Una fame ed una presenza all’interno dell’area di rigore che al Napoli mancava dai tempi di un altro argentino, il Pipita Higuain. E dietro c’è ancora una volta la mano invisibile di Giuntoli. Perché, senza se e senza ma, sostituire Petagna con Simeone e non perderci nemmeno un euro è un capolavoro manageriale con pochi precedenti. Ed il confronto in campo è già di per sé un’argomentazione sufficiente.

Simeone a Napoli ha raggiunto il suo Eden. Sembra aver trovato il suo posto nel mondo, che poi è un po’ quello di ogni argentino che gioca a calcio. Nella città non argentina più argentina che esista, nella terra di Diego, ha riscoperto la felicità di un bambino. “Tra me e Napoli c’è un amore reciproco. Qui si vive di passione, ed io mi sento parte di questa passione. Poi, la mattina apro le finestre e vedo il mare, mi sdraio al sole e bevo un mate. Basta questo per farmi stare bene, a casa. Qui mi sento come mai prima“. Parole dette con occhi sinceri, che strabordano di gioia. La stessa che si legge sul suo volto quando indossa la maglia azzurra, che sia in campo o in panchina. La stessa che lo riduce in lacrime dopo il gol al Liverpool, con quel bacio al tatuaggio della Champions come promemoria di un sogno realizzato.

Tempo fa rivelò di avere una sorta di diario su cui annotava tutto ciò che poteva aiutarlo a preparare le partite: piccoli appunti e dettagli, correzioni tecniche e tattiche, e anche semplicemente riflessioni e pensieri. Chissà se si accorge del valore inestimabile che un domani potrebbero avere quei fogli. Scarabocchi a penna come pagine di storia, sua e del Napoli. Verso lo scudetto che proprio lui proibì cinque anni fa, con quella tripletta fiorentina che fece fatalmente naufragare l’epopea sarriana. È la perfetta chiusura di un cerchio. Come se di incroci del destino non ce ne fossero ancora stati abbastanza.