In difesa di Alex Meret

Il fatale errore di Empoli è costato la crocefissione mediatica ad Alex Meret, ma dietro ad un rinvio sbagliato c'è molto di più.

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Articolo di Antonio Vespasiano01/05/2022

© “MERET” – FOTO MOSCA

Oggi il ruolo del portiere è cambiato. Questo è un dato di fatto. Sempre più allenatori vogliono tra i pali un giocatore bravo anche con i piedi, che possa impostare dal basso in modo da non perdere un elemento in fase di costruzione, lasciando così i due centrali ed il mediano liberi di poter ricevere più in alto. In Italia, senza scomodare Zeman, vent’anni avanti rispetto ai suoi tempi, nel recente passato Reina, prima a Napoli e poi alla Lazio, ha fatto scuola. Ma anche altri allenatori hanno utilizzato il portiere come primo playmaker. Gasperini all’Atalanta addirittura faceva avanzare Sportiello anche fuori dall’area di rigore, allargando i centrali, così come Consigli sia con De Zerbi che con Dionisi ha dimostrato di essere una validissima opzione.

La costruzione dal basso però quando esasperata e se non supportata da un valido movimento dei calciatori diventa un’arma a doppio taglio, tanto da chiedersi se il gioco (con rischi annessi) valga la candela. Proprio il Napoli aveva già sperimentato quanto l’affidarsi sistematicamente al portiere potesse essere deleterio. Nel gennaio del 2020 infatti a Roma contro la Lazio Ospina, seppur tecnicamente dotato, si fece rubar palla da Immobile che puntualmente realizzò al minuto 82 il gol dell’1-0 che diede la vittoria ai biancocelesti. All’epoca né Gattuso (uno di quelli che ha sempre sposato questa filosofia) né tantomeno Ospina ricevettero le critiche che sono toccate a Meret. Era un Napoli che arrancava, in difficoltà durante una stagione travagliata, motivo in più per fare le cose semplici e lottare di spada non di fioretto, eppure quell’episodio passò relativamente sotto silenzio. A Empoli invece l’errore del portiere nel giro della Nazionale ha dato il là ad una serie sconclusionata di critiche e invettive nei confronti di un ragazzo che ha sempre fatto la sua parte.

Al Castellani il suo pur grave errore ha causato solo uno dei tre gol che ha incassato il Napoli, perché si è voluto gettare la croce solo sul portiere (e su Malcuit, che sostituiva un impalpabile Zanoli) per la sconfitta? Di chi sono le colpe del primo e del terzo gol? Di chi sono le colpe se sul 2-0 la squadra smette di giocare? Di chi sono le colpe nel misero punticino raccolto nelle ultime tre partite prima del Sassuolo, proprio quando il campionato entrava nel momento più delicato? Non è facile porre in essere un’analisi seria dei problemi del Napoli, ma non è giusto trovare un capro espiatorio. Ed è questo ciò a cui abbiamo assistito.

Questo tipo di errore è stato commesso anche da Donnarumma in Champions, da Steffen nella sfida tra City e Liverpool e subito dopo da Radu contro il Bologna. Non solo e non tanto perché il portiere non è a proprio agio nel gioco con i piedi, del resto al netto dell’evoluzione che sta subendo il ruolo, lo scopo primario è e resta quello di evitare il gol degli avversari, non certo di impostare la manovra, quanto piuttosto perché Meret è una riserva. Mentre lo scorso anno Gattuso lo alternava sistematicamente con Ospina, quest’anno Spalletti ha deciso di puntare solo sul colombiano facendogli perdere così sicurezza e ritmo partita. Il dualismo sta creando più problemi che benefici. Ospina doveva essere funzionale alla crescita di Meret e invece sta contribuendo alla sua involuzione a causa di una gestione senza alcuna logica. Ad Empoli ha ragionato da riserva, cercando di non sfigurare di fronte al suo allenatore in una situazione dove c’era una sola alternativa, il rilancio lungo. Una provocazione, ma non troppo: se non ci fosse stato Ospina quel rilancio l’avremmo certamente visto, tanto la titolarità nel ruolo era comunque salva. Così non è stato però e queste sono le conseguenze.

A dimostrazione di come giocando poco si perda fiducia in sé stessi si può citare il caso di Rrahmani che nella sua prima stagione col Napoli, dopo un campionato ad alti livelli col Verona, combinò un pasticcio a Udine con un retropassaggio che causò il gol dei friulani mandando in tilt il difensore alla sua prima da titolare. Oggi il giocatore è lo stesso, ma con la certezza del ruolo, e di errori simili non ne abbiamo più visti.

La papera di Radu, portiere validissimo ma lasciato troppo a lungo in panchina da Inzaghi è l’ennesima dimostrazione del fatto che non solo la fiducia nei giocatori non deve mai venire meno da parte degli allenatori, ma che dovrebbe essere dimostrata sempre anche nei fatti, cioè con una maglia da titolare non solo quando vi è la necessità.

Spalletti quest’anno ha rivalutato un giocatore come Lobotka, che non godeva della fiducia di Gattuso, ma allo stesso tempo ha “perso” Demme, che lo scorso anno era stato uno dei migliori del Napoli. Questo proprio a causa di una mancanza di fiducia nel giocatore, che è e resta lo stesso, non ha certamente disimparato a giocare. La stessa cosa sta avvenendo con Meret, o per meglio dire è avvenuta con Meret.

Urge dunque una strategia chiara nella gestione futura del ragazzo (anche perché Ospina è in scadenza e ha comunque 34 anni), che resta un patrimonio tecnico ed economico del calcio italiano e del Napoli e che, soprattutto, non merita una simile gogna mediatica.