Da Titanic a Invencible Armada: “Quann’ ‘o mare è calmo, ogni strunz è marenaro”

Perso lo scudetto, il Napoli gonfia il petto con il Sassuolo e si autoproclama il "più forte", dimostrando una mentalità da estirpare.

Articolo di carloiacono01/05/2022

© “NAPOLI-SASSUOLO” – FOTO MOSCA

“Quann’ ‘o mare è calmo, ogni strunz è marenaro”, recita un famoso proverbio napoletano. Anche per chi non mastica il dialetto, il significato è molto esplicito: quando le cose sono facili, siamo tutti bravi, ma le reali capacità, di ognuno di noi, si stimano nei momenti difficili. Ieri, a Fuorigrotta, il mare era un olio blu, una tavoletta e il Napoli ha navigato sugli avversari con la scioltezza della indimenticabile “Invencible Armada”. Sembrava passato un secolo, e non una settimana, dall’aver fatto la figura del Titanic in quel di Empoli.

Lo dicevamo qualche giorno fa, vale ribadirlo adesso, regola del calcio vuole che il pallone pesi tra i 410 e i 450gr. È un peso stabilito per norma, ma pratica vuole questo valga da settembre a fine marzo, quando può raggiungere il chilo e mezzo, non per pressione atmosferica gonfiata bensì per pressione esercitata dagli obblighi, come può essere quello di vincere. Una gravità che esalta quelli pronti, quelli preparati sul serio, i campioni, i vincenti, ma deprime, invece, i perdenti – seppur fantastici -, i poco carismatici, gli sboroni, i ciucci e presuntuosi.
Che divertimento è avere la mano ferma quando si gioca all’allegro chirurgo? Vantarsi di poter essere in un’altra vita un luminare per quella capacità? Pensate a dimostrare quell’abilità su di un soggetto vivo, invece, che su un cartone.

Ma che senso ha questa prosopopea nella quale ci stiamo perdendo? Il senso della stagione del Napoli, il motivo per il quale anche questo anno non si è riusciti a vincere. Ieri, forse, abbiamo avuto una delle più fulgide rappresentazioni su tela dei limiti – del limite principale – degli azzurri: la testa.
Altro che terzini, che mediani, che esterni che non vanno in doppia cifra, tutto ciò è collaterale se manca la testa. Tutto ciò è stato collaterale prima del trittico Fiorentina-Roma-Empoli. Qualsiasi problema tattico e tecnico precedente a quel “filotto” era in linea con quello delle altre concorrenti, e in qualche modo risolvibile, occultabile. Poi, però, lo scudetto da termine “figo” e “motivazionale” da usare in conferenza è diventato un’occasione alla propria portata e le gambe hanno cominciato a tremare.

Il Napoli faceva tuffi in bello stile con gli amici sugli scogli dicendo di essere un mancato campione olimpico, poi si è ritrovato a venti metri dall’acqua e ha detto “Uagliù, no, qua è pericoloso, potrebbero esserci le rocce sotto”. Sono tornati al “Mappatella” ed è tornato a volteggiare. “Io mi allenavo con Tania Cagnotto”. Dal Sassuolo entro ed esco, come e quando voglio. E, allora, gol di Koulibaly, Osimhen, doppio Mertens, Lozano, Rrhamani, via alle danze e al divertimento, al petto che si gonfia nuovamente a quell’antica presunzione. Via ai risultati tennistici, alla fiera del gol, alla fierezza, ahinoi, dei perdenti.
Una fierezza sulla quale più che su tutto il resto – la guida tecnica, le scelte societarie – bisogna riflettere.

È il mantra di Spalletti “Uomini forti, destini forti, uomini deboli, destini deboli”, se in futuro si vorrà passare dalle parole ai fatti, si vorrà affrontare il mare in tempesta con le mani ben salde sul timone, non aver paura di fare un tuffo, avere un destino forte, vanno allontanati gli uomini deboli o meglio, ancora, una volta, come dice il nostro caro amico Vincenzo Imperatore, i cosiddetti “fantastici perdenti”.

Volete i nomi? Forse ci starebbero sulle dita di un mano, ma uno ne è l’esempio migliore: Dries Mertens. Il belga ci ha fatto sognare in tante occasioni per i suoi tocchi fatati, si è preso il nostro amore per il suo manifestato alla città, e questo durerà per sempre. Ma – tornando a quanto sopra – post Sassuolo ha avuto il coraggio di dire: “le altre squadre non erano più forti di noi”. C’è un’unica risposta “Quann’ ‘o mare è calmo, ogni strunz è marenaro”.
I forti sono dichiarati dagli altri, non si autoproclamano. I forti vincono, non parlano. Si parta da questo per costruire la prossima stagione.