“Napule è mille culure, mille paure…nu sole amaro”

Un paio di riflessioni introducono la speranza che la Napoli del calcio non sia più mortificata da patologie estranee allo standard tecnico di chi la rappresenta in campo.

Articolo di Luciano Scateni01/05/2022

©“NAPOLI” – FOTO MOSCA

Provate ad affettare il burro con la lama di un bisturi chirurgico ‘vergine’, mai usato in sala operatoria, di quelli che reciderebbero di netto il nodo di una solida corda intrecciata. Il taglio avverrà con precisione, appunto chirurgica e con una minima pressione.

Ecco a questo somiglia e parecchio la goleada di un Napoli indecifrabile subìta dal ‘tosto’ Sassuolo in stato di sospetta rassegnazione, del misterioso “prego Osinmhen, Mertens, Lozano, Koulibaly, Rrahmani, si accomodino, la nostra rete è capiente, predisposta (ma da chi, da che?) ad accogliere ‘goooooooooooooooool ’ per il vostro divertimento e lo sconcerto di chi del calcio, ahi lui! conserva un’idea di sport diretto discendente del nobile football anglofono”.

È circolato il sospetto, nella mente di chi è osservatore sporadico delle pedate nel rettangolo verde, di una trasferta binaria degli emiliani, con i titolari deviati a Capri, a godersi l’isola più bella del mondo in un sabato pre-estivo baciato dal sole e gli undici del settore ‘Primavera’, vittime sacrificali di un Napoli indotto a scuotersi dallo stato di letargo per evitare altre bordate di fischi e il timore di non saltare sulla ‘Freccia rossa’ che dovrebbe collegare Partenope alle città europee per affrontarle in Champions League.

I gol di Koulibali, Osimhen, Mertens (almeno uno dei due), Lozano, il sesto di Rahmani, hanno goduto di una surreale solitudine in area di rigore degli emiliani, che educatamente, per ricambiare la calda (climatica) ospitalità dell’ex San Paolo hanno agevolato le segnature con altrettanti sorrisi di acquiescenza.

Scherzare non è però lecito all’indomani del sei a uno, punteggio familiare ai grandi del tennis. Un paio di riflessioni introducono la speranza che la Napoli del calcio non sia più mortificata da patologie estranee allo standard tecnico di chi la rappresenta in campo.

Forse non è possibile con questo assetto della società, con l’inaspettata defaillance di un allenatore, che forse ha detto sì a De Laurentiis per svecchiare nel caldo sud e che per goderlo ha scelto di assecondare passivamente le intenzioni del presidente. Non lo sapremo mai.

Sappiamo però: Mertens non era nel futuro del Napoli progettato dal produttore cinematografico e Spalletti è stato costretto a furor di popolo, a restituirgli quanto gli spetta per carisma, personalità in campo e fuori, ma anche per la speciale empatia di “Ciro gol” con i napoletani.

Spieghi il Napoli il perché delle ‘Metamorfosi’ che echeggiano il poema epico mitologico di Pubblio Ovidio Nasone: perché protagonisti giocatori del calibro di Insigne, Fabian Ruiz, Zielinski, Koulibali, Petagna, a tratti di Lozano, Politano, Demme, hanno attraversato percorsi bui, di forma sotto zero, di apatia, quasi a dispetto.

Spieghi le stramberie dei cambi, che a chi se ne intende sono apparsi determinati dall’obiettivo di mettere i panchinari in vista per ricordare al calcio system che esistono, probabilmente perché segnati nel taccuino del calcio mercato come ‘giocatori in vendita’.

Detto più volte: ma la coppia presidente-allenatore, si è mai occupata di indagare sul record di infortuni muscolari e non solo, che hanno sfoltito l’organico degli azzurri in fasi clou del campionato? C’è e se c’è, perché non rendere nota, anche se per sommi capi, una bozza di progetto per il futuro, attesa dai tifosi ingannati dall’ottimismo della società sulle chance di scudetto e frastornati dalle voci di esodo di Osimhen (“Non lo cederemo mai”, poi modificato in “Interessanti le offerte delle squadra inglesi”), si Zielinski, Ghoulam, Fabian, Koulibali (“dipende dall’offerta”), Politano, dalla scelta canadese di Insigne.

Una cosa è certa: lo storico, appassionato amore dei tifosi napoletani per gli azzurri non è scontato, né eterno e sicuramente in calo, anche vistoso, destinato a peggiorare senza un rapporto di lealtà e trasparenza con la società e i suoi vertici.

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