Un pallone che rotola riesce ad arrivare dove le armi falliscono

Se il mondo politico è fermo a ragionare su come farla pagare a Putin, quello sportivo ha già preso con decisione le sue posizioni. E non è detto che un pallone non possa essere la soluzione.

Articolo di Luigi Guelpa02/03/2022

©️ “CALCIO” – FOTO MOSCA

Le sanzioni colpiranno Mosca, ma come un boomerang finiranno per devastare il tessuto economico occidentale, già messo a dura prova da due anni di pandemia. Se il mondo politico però si divide su come far pagare a Putin il conto salato dell’invasione ucraina, la mobilitazione di quello sportivo è compatta e immediata.

Nel giro di pochi giorni la Russia ha perso la finale di Champions League prevista a San Pietroburgo, la città natale del leader del Cremlino, così come la tappa di Sochi del circo della Formula Uno. In questo momento nazionali come Polonia e Svezia, che avrebbero dovuto affrontare la squadra del ct Valeri Karpin, hanno ottenuto di non giocare a Mosca, mentre la nazionale, su diktat della Fifa, dopo aver rischiato di disputare le prossime gare su campo neutro, senza inno, e soprattutto con il nome di “Football Union of Russia (RFU)”, è stata eliminata dai giochi.

Nel frattempo le pressioni hanno costretto Roman Abramovich ad abbandonare, almeno momentaneamente il Chelsea, stessa cosa starebbe meditando di fare Dmitrij Rybolovlev a Montecarlo. Per non dimenticare le tante spontanee manifestazioni d’affetto e di vicinanza all’Ucraina mostrata dai calciatori delle varie leghe europee.
Il momento che vorrei cristallizzare riguarda però un calciatore ucraino, l’ex portiere della nazionale Oleksandr Shovkovskyi. Abbiamo imparato a conoscerlo ad Amburgo il 30 giugno del 2006, quando nei quarti di finale tentò di frenare l’avanzata azzurra in Coppa del Mondo. Vinse 3 a 0 l’Italia, che quattro giorni dopo disputò l’epica semifinale contro i tedeschi a Dortmund, prima di salire sul tetto di Berlino e del mondo. Shovkovskyi non è un personaggio qualsiasi.

Nel 2014, in occasione dell’invasione russa in Crimea, guidò una rappresentanza di sportivi del suo Paese in piazza Maidan a Kiev, diventando uno dei fondatori del Euromaidan, la linea politica, culturale e di pensiero che vuole un’Ucraina molto più vicina all’occidente che a Putin. Le proteste furono propizie non solo per protestare contro Mosca, ma anche per generare la rivoluzione che sfociò con la cacciata dell’allora presidente “filorusso” Viktor Janukovyc. Shovkovskyi ha proibito ai figli di parlare in russo, ed è molto vicino sia al sindaco della sua città, l’ex campione dei pesi massimi Vitalij Klycko, che allo stesso presidente Volodymyr Zelenskyy. Non solo, nei giorni scorsi, caratterizzati dalla prima e forte resistenza ucraina all’invasione di Mosca, è stato tra coloro che ha “indottrinato” la popolazione a costruire molotov.

Difficile capire che cosa accadrà nei prossimi giorni, tra tentativi diplomatici e attacchi che continuano a spron battuto. Ma ancora una volta sport, guerra e politica finiscono per incrociare le loro strade, e a volte (in passato è già accaduto) un pallone che rotola riesce ad arrivare dove le armi falliscono.

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