Napoli j’accuse: andate via

Dal Napoli tricolore al Napoli senza colore. "Andate via" si è levato dalla curva, è la strada maestra, quella che De Laurentiis dovrà percorrere.

NapoliFoto Mosca
Articolo di carloiacono02/04/2024

Parlare di corsa alla Champions non ha più senso. A vedere il Napoli in campo contro l’Atalanta è venuto da pensare più ad una fuga dall’Europa. Gli azzurri si sono arresi, hanno posato le armi. È giusto così e lo sanno anche gli uomini di Calzona. Non sono in grado di meritarsi alcuna gratificazione, di partecipare ad una competizione. Competere vuol dire lottare e da queste parti ormai non se ne ha più voglia.

È una realtà dura da metabolizzare e concepire. Un anno fa parlavamo di matematica certezza, lo scudetto, nonostante mancasse più di un mese alla fine del campionato, sarebbe tornato in città a meno di un’epidemia. Da quella stessa terra è fuggito in fretta, lasciando del suo passaggio solo macerie e germi.

Napoli è diversa

A pensarci, un paradosso. Dai tricolori spesso si edifica, perché è difficile fare diversamente. Vincere aiuta a vincere. Ma Napoli, come in tutte le altre cose, è stata diversa. Ha distrutto.

Erano diversi i giocatori che scendevano in campo nei giorni dell’epopea di Spalletti, speciali. Gli stessi sembrano lontanissimi parenti di se stessi. Gli occhi della tigre, oggi sono bassi sotto la curva che fischia. Da idoli a sopportati, dall’amore allo svilimento. Tra i gradoni si levano degli “andate via”, che hanno tutte le ragioni di esistere. Non v’è rivoluzione senza furore popolare, e di una rivoluzione il Napoli ha bisogno.

Sono mesi ormai che giochiamo ad “indovina il colpevole”. Da Garcia, a Mazzarri, fino ad arrivare a Calzona. Poi Meluso, Meret, JJ, Osimhen e Lindstrom. E se lo fossero tutti?

Le colpe di De Laurentiis

Certo, in prima battuta De Laurentiis.

Il Presidente è in cima al registro degli indiziati. Nessuno può metterlo in dubbio, ha sbagliato tutto quanto poteva e non era semplice. Lui, che cadeva sempre in piedi, si è schiantato. Da sovrano illuminato si è proclamato plenipotenziario, monarca assoluto. Per mal governo ha messo il suo paese in ginocchio.

Il regno fiabesco, la perla del Sud, che aveva tirato su dalle ceneri – prodotte dai Neroni passati per Partenope – con una visione progressista e visionaria si è incupito, depresso e involuto sotto la pressione del mare di opere egocentriche caratteristiche dei peggiori  patron padri padroni. Il mancato acquisto di un centrale di livello è solo la punta di un iceberg di scelleratezza.

Ha compiuto un’impresa nel portare il Napoli a vincere, ne ha compiuta un’altra poi nel distruggerlo nel minor tempo possibile. Gli azzurri potrebbero centrare il peggior piazzamento in campionato da tredici anni a questa parte, singolare sia capitato nella stagione designata come quella dell’assalto alla Champions e al Mondiale per Club. Chapeau.

J’accuse

Chapeau Aurelio. Ma tanto di cappello agli indiziati numero 2: i giocatori. J’accuse.

Se tutto è andato alla deriva gran parte del merito è loro. È difficile fare percentuali ma non ci si allontana troppo da un 50 e 50.

Dove De Laurentiis ha creato il danno, hanno infierito. È cominciato tutto da un’ingiustificabile pancia piena. I campioni iridati, orfani di Spalletti, hanno rigettato Garcia. Snaturato Mazzarri e adesso depotenziato Calzona.

Alle spalle degli errori della società c’è stata la loro arroganza e la mancanza di professionalità. Non c’è stato impegno, volontà di sacrificarsi. Tutto gli è dovuto, tutto gli era dovuto. Dietro alle dichiarazioni di facciata ai microfoni, c’è pressappochismo. Prima delle prestazioni è venuto tutto: i contratti, i bonus, i premi, i procuratori, la posizione in campo, la Nazionale, la gerarchia, la superbia.

Il risultato è quanto abbiamo visto sino ad ora, sono i gol di Mirančuk e Scamacca.

Dal Napoli tricolore al Napoli senza colore. “Andate via” si è levato dalla curva, è la strada maestra, quella che De Laurentiis dovrà percorrere per non sbagliare più. Lo ha già fatto, ne è capace.

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