Bye Lorenzinho

Ad un passo dal multimilionario addio, Insigne segue le orme dei tanti napoletani fuggiti dalla Campania in cerca di fortuna.

Articolo di Luciano Scateni03/01/2022

© “INSIGNE” – FOTO MOSCA

Bye bye, Lorenzo capitan Insigne, cuore, testa, piedi, talento, intelligenza made in Naples. Bye, i milioni non sono bruscolini. Il tuo esodo quanto è immensamente distante dal senza lavoro che con moglie, figli, pochi indumenti logori e in valigia una pagnotta, un pezzo di formaggio di capra, navigò con altri emigranti per terre lontane. Il tuo andare è in fondo un effetto collaterale della cosiddetta globalizzazione, del mondo che è di tutti, ovunque.

Chissà se un vecchio zio, orgoglioso di un nipote che esalta l’estetica del calcio, ti ha mai raccontato di “Cenzino”. Hasse Jeppson, alias mister Banco di Napoli, idolo del tifo napoletano anni Sessanta, lo coccolava come un fratello, grato per i cross da fondo campo, assist perfetti da trasformare in colpi di testa vincenti. Sai chi li proponeva al famoso centravanti svedese, pagato dal “comandante” Lauro la cifra record di cento milioni? C’è da scommettere, quasi nessuno, se ha sulle spalle meno di trent’anni, ricorda le incursioni offensive di “Cenzino”, del napoletano Vincenzo Di Mauro, ala di grande talento sottratta prematuramente al calcio da un padre aficionado sostenitore del posto fisso, perciò contento di vedere il figlio a far di conto come ragioniere della Flotta Lauro.

Di scommessa in scommessa, eclettico calciatore partenopeo, hai mai esplorato il tuo mondo per sognare di scendere in campo, da undicesimo di una squadra di compagni nati nella tua stessa terra? Lo so, nessun club ha mai provato a mettere insieme giocatori della stessa regione, a farne un team motivato dal volano del campanilismo oltre che da qualità tecniche.

Niente di concreto in questa idea, come definirla, di calcolo autarchico, ma arzigogolare intorno a questa utopia non costa niente e allora…allora ecco la griglia di compagni della tua terra che potrai divertirti a comporre con molte varianti per immaginare un ventunesimo club delle serie A in maglia azzurra, sulle maglie la critta “Campania”.

Eccoli, i napoletani: D’Ambrosio (Inter), Izzo (Torino), Mandragora (Udinese), Verde (Spezia), Acampora (Spezia), Letizia (Benevento), Pezzella (Parma), Bocchetti (Pescara), Pisacane (Lecce). E i campani Quagliarella (Sampdoria), Immobile (Lazio), Insigne (Napoli), Donnarumma (PSG), Criscito (Genoa), Donnarumma jr (Brescia), Roberto Insigne (Benevento), Luigi Sepe (Parma), Esposito (Inter), Improta (Benevento), Rispoli (Crotone), Terracciano (Fiorentina), Meccariello (Lecce).

7 sono di Castellammare di Stabia, 4 di Capri, Ischia, Procida, 2 di Pompei, di Pozzuoli, di Torre del Greco, Acerra, Frattamaggiore, 1 di Boscoreale, Volla, Torre Annunziata, Saviano, Castel Cisterna.

I primatisti della fedeltà al “ciuccio”? Juliano, 394 presenze, Sallustro, 260, Ciro Ferrara, 247, e Tagliatela, Mistone, Celestini, Paolo Cannavaro, Montefusco, Massa, Improta, Venditto. I campani più famosi? Fabio Cannavaro, Ciro Ferrara, Insigne, Immobile, Donnarumma, Montella, Bruscolotti, Di Natale.

Buon viaggio, Lorenzinho, che Toronto ti accolga almeno in parte con il calore della tua città, ma prima di imbarcarti per il volo d’oltre oceano, prova a illuminare il gioco del Napoli, per esempio giovedì, contro la “nordista” Juventus.

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