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A tu per Futsal, Massimo Abate: “Gioco in A1 perché mi chiamo Abate. Anzi no”

A tu per Futsal, Massimo Abate: “Gioco in A1 perché mi chiamo Abate. Anzi no”

Noi di Sportdelsud, abbiamo deciso, da sempre, di dare grande spazio al calcio a 5 e siamo contenti di questa scelta visto il grande seguito di questa disciplina in Campania, con 4 squadre nella massima serie. Da questa settimana inauguriamo una nuova rubrica, A tu per Futsal, nella quale proveremo a raccontarvi di volta in volta un personaggio di questo sport a 360 gradi, con un’intervista che possa far emergere aneddoti e curiosità. Non le solite cose insomma. Ci proveremo.

La prima intervista a tu per tu, anzi a Tu per Futsal, l’abbiamo fatta a Massimo Abate, presidente, ma anche capitano calcettista, della Sandro Abate di Avellino, squadra che prende il nome dal suo papà. Massimo ha iniziato a giocare a calcio a 5 all’età di 14 anni, oggi ne ha 38. Ad un certo punto non si divertiva più, aveva smesso. Poi decise di creare una squadra sua, partendo dalla Serie D e raggiungendo, promozione dopo promozione, la Serie A1. Oggi Massimo è il capitano della Sandro Abate, ma è anche il presidente. Un doppio ruolo non facile, come stesso lui ci ha confessato, tra passato, presente e futuro:

“Ciao Massimo, avevamo programmato 10 domande, 5 all’atleta, 5 al presidente. Ma non possiamo non iniziare dalla notizia bomba di ieri sera, ovvero le dimissioni dell’allenatore Ciccio Angelini. Puoi dirci cosa è successo e chi prenderà il suo posto?”

“È stato un fulmine a ciel sereno, quest’anno è la prima volta che proprietà e società stavano cercando un minimo di continuità tecnica affidando a Ciccio Angelini le chiavi della rosa, sin dalle scelte di mercato. Io sono amico di Ciccio, era uno degli allenatori più importanti sulla piazza dopo il super campionato con la Futsal Isola due anni fa (promosso in A1, ndr) e la salvezza con semifinale di Coppa lo scorso anno al Lido di Ostia in A1. Quindi volevamo continuità. Invece ieri, all’improvviso, ci ha comunicato telefonicamente che non riusciva più a sostenere il pendolarismo Roma-Avellino, a causa di problemi lavorativi e familiari. Siamo molto dispiaciuti, anche perché ci sono persone portate ad Avellino da lui, che in questo momento stanno avendo dei dubbi sul progetto. Ed in questo momento il mio doppio ruolo è estremamente complesso nella scelta del nuovo allenatore. Ma per fortuna posso affidarmi a 4-5 persone di livello che compongono la società ed abbiamo le idee chiare sul nuovo allenatore. Sarà quasi sicuramente Fausto Scarpitti, ex Acqua e Sapone. Stiamo ultimamente i dettagli, visto che venerdì già si scende in campo, contro il Polistena, in trasferta, in Calabria”.

Iniziamo con le domande. Cominciamo dal calcettista Abate. Quando è scoccato il colpo di fulmine tra te e questa disciplina?

“Io sono uno dei pochi puristi di questa disciplina, avevo 14 anni, ben 24 anni fa, quando feci l’esordio in serie B con l’Avellino Five Soccer. E segnai pure contro il Miracolo Piceno, la squadra dei fratelli Bellini. Uno dei due è morto qualche anno fa. Per molto tempo ho avuto anche il record del gol più giovane in B, ad appena 14 anni e qualche mese. E mi sono innamorato. Anche perché nel calcio a 11, rimasi deluso. Facevo gli allievi e potevo passare alla Lazio ma un problema alla caviglia, mi fecero scartare e quindi rimanere ad Avellino”.

Fammi subito un quintetto dei calcettisti più forti con i quali hai giocato, magari scegliendo uno per ogni categoria in cui la Sandro Abate ha giocato, dalla D alla A1.

“Allora. Come ultimo, ovvero il centrale difensivo, scelgo il mio amico Ciro Attanasio, con cui abbiamo vissuto la cavalcata dalla C2 alla B, Poi metto André Fantecele, protagonista in serie B. Con lui vincemmo ai play off nella finale a Fuorigrotta in cui feci anche gol nel 12 a 2 finale. Poi Dian Luka, alla Sandro Abate in A2 e nella vittoria della coppa Italia di categoria. In porta Molitierno, serie A1. Manca il pivot? Con questa squadra così forte, ci metto Tarantino, l’attaccante protagonista in Serie D, quando iniziammo questa meravigliosa avventura”.

Perché il calcio a 5 non buca lo schermo? Tu che sei anche imprenditore televisivo con Piuenne, se avessi la bacchetta magica, cosa cambieresti nelle regole di questo sport per prendere definitivamente il volo?

“Domanda complessa. Io penso che il problema principale è che oggi il calcio a 5 è uno sport che non ha una collocazione precisa, una stabilità nel tempo. Mi spiego meglio, con degli esempi: una società storica come la Luparense, vince lo scudetto e non si iscrive. Lo stesso Napoli di Veneruso, scomparso quando lottava per il vertice. O Asti o anche Pescara, società vincenti e poi fallite. L’affezione per questa disciplina non sarà mai al 100%. Resta ancora uno sport dilettantistico frequentato da personaggi che non riescono ad avvicinarsi alla mentalità del calcio a 11. Serve una crescita a 360 gradi di tutto il movimento sotto questo punto di vista”.

Il giorno più brutto per te penso coincida con la morte di Rogerio, ce lo racconti? E magari, raccontaci anche il giorno più bello.

“Rogerio era un personaggio che io ebbi la fortuna di conoscerlo molto profondamente. Ricordo all’epoca, che il direttore sportivo Emiliano Marzullo fu bravissimo a portarlo qua ad Avellino, anche grazie al suo manager Roberto Dalia. Vista l’importanza del giocatore, ci sentivamo ogni giorno per costruire una rosa in Serie B all’altezza di Rogerio, uno che era di un’altra categoria. Infatti vincemmo il campionato. Però la sua morte mi ha scosso. Ero in vacanza, lui doveva partire il giorno dopo la morte. Ci sentimmo con un vocale goliardico proprio qualche ora prima della sua morte. Era simpaticissimo, di una grande intelligenza. Ero a mare, quando ebbi la telefonata da Enzo Lamparelli, uno della società. Capii subito che non era la solita telefonata. Rogerio era morto. Pensai ad uno scherzo all’inizio, poi mi cadde davvero il mondo addosso. Una situazione inverosimile, che coinvolgeva in modo marginale il progetto, visti gli investimenti fatti. La cosa drammatica fu la gestione del dopo, la gestione psicologica dell’evento. Rogerio aveva una compagna in Italia e due bimbi in Brasile e noi, senza farci troppa pubblicità, abbiamo subito cercato di aiutare la sua famiglia. Ma parliamo di cose belle, la vittoria della Finale di coppa Italia di A2. ad Asti contro la squadra padrona di casa. Vi racconto un aneddoto, il nostro allenatore Nuccorini ed il loro calcettista Douglas Corsini, capitano Asti, non si parlavano per una lite dovuta ad una squalifica del nostro coach. Non c’era buon rapporto tra di loro e quindi c’era tantissima tensione. Loro vanno in vantaggio con grande gol di Fortino, palazzetto pienissimo, anzi di più, visto che non esisteva il Covid. Ma dominammo 2-9 e uscimmo tra gli applausi del pubblico di casa. Ho ancora nel cuore i festeggiamenti della coppa, con mia figlia Camilla piccola e mia moglie Paola, vicino a me e al trofeo”.

Ultima domanda al calcettista: molti “haters” del calcio a 5 sostengono che Massimo Abate non farebbe la A se non giocasse nella sua squadra. Sportdelsud ti dà una grande possibilità, quella di rispondere pubblicamente a queste persone?

“Hanno ragione. Io in serie A1 posso giocare solo con la Sandro Abate, perché tecnicamente non potrei farlo in un’altra squadra. Però nessuno è in grado di comprendere il mio affetto viscerale con questa maglia, con questa società e cosa rappresenta per me la maglia della squadra che porta il nome del mio papà. Ci sono situazioni di gioco, in cui io, il Massimo Abate calcettista, non lo cambierei con nessuno, anche in presenza di calcettisti più forti del sottoscritto”.

Passiamo al Massimo Abate presidente: c’è stato un momento in cui hai deciso di portare questa squadra dalla D alla serie A1?

“Ti racconto. Avevo smesso di giocare perchè il Calcio a 5 ad Avellino era scomparso dopo l’Avellino Five Soccer. Il Cus Avellino era in categorie basse. Non mi divertivo più. Ad un certo punto Gian Filippo Melillo, mio allenatore all’epoca, ora nella presidenza della Sandro Abate, mi chiese di onorare la memoria di mio padre creando una squadra col suo nome. Ci pensai, accettai, ma a patto di fare un campionato da protagonista e non da comparsa. Così decisi di tornare a giocare per vincere e portare la Sandro Abate in alto. Onorato della serie D. Ricordo giocammo una volta su un campo sintetico, all’aperto, a Palazzisi in provincia di Avellino. Freddo, pioggia, condizioni del campo ai limiti dell’impraticabilità. Vincemmo, segnò Pereira, uno che aveva fatto la A, segnai anche io. Oggi giochiamo su Sky, un altro mondo”.

Cosa ha la Campania in più alle altre regioni e cosa manca alla Campania? Sempre in riferimento al futsal, sia chiaro.

“Oggi la Campania è la regione più importante d’Italia. Oggi la Campania ha un grosso bacino di utenza, ha cultura sul territorio e fa un settore giovanile per bene. Anzi faccio gli applausi alla Real San Giuseppe, al Benevento ed al Napoli Futsal per le loro cantere. Noi piano piano stiamo facendo la stessa cosa. Io, ad esempio, alleno la squadra under 17, una cosa bellissima. Cosa manca? Il tempo, come ho detto prima. Le belle società in Campania devono avere una vita stabile per poter programmare a lungo raggio. Serve la costanza ma siamo sulla strada giusta”.

In A1 solo Sandro Abate e L84 Torino portano il nome del proprio presidente, cosa significa questa cosa di andare sui campi di tutta Italia, in diretta Sky a volte, per te e per la tua famiglia?

“È un onore, un grandissimo onore. Quando inizia la partita per me non è piú una semplice partita, per me è una battaglia per la memoria del mio papà. Una cosa coinvolgente a livello emozionale, portare in alto il nome del mio papà Alessandro e dare lustro alla mia città Avellino”.

Molti non hanno idea delle spese che ci vogliono per gestire un club di Calcio a 5. Potresti dirci orientativamente quanti soldi ci vogliono in D, in C, in B, in A2 e in A1?

“Posso parlarti dell’esperienza della Sandro Abate, società ambiziosa in ogni categoria. In A1 le società di vertice vanno ampiamente oltre il milione di euro, noi alla Sandro Abate spendiamo meno della metà. Si è fatta una raccolta sponsor di 400-500 mila euro. In B per vincere ci vogliono 200 mila euro, in Serie C intorno ai 100 mila euro”.

Come scegli l’allenatore, come ti rapporti con lui quando gli devi dire che oltre al presidente sei anche un calcettista e come gestisci questo conflitto presidente-atleta con il resto dei giocatori?

“Oggi Vinicio Comella è il secondo allenatore con funzioni di direttore sportivo. Il Direttore generale è Giovanni Battista. E ci sono io che cerca al tavolo di far quadrare le cose. Ogni decisione viene presa in team, una scelta collegiale. L’ultima parola può essere di Massimo Abate. La dirigenza parla di soldi con i calciatori e dirigenti. Io non potrei avendo il doppio ruolo. Io parlo con l’allenatore, da calcettista, da subordinato. Gli faccio capire da capitano l’obiettivo della Sandro Abate. E gli dico che in campo sono sempre un sottoposto. Se volessi fare il prepotente, avrei sicuramente un minutaggio più alto. Sarò banale ma l’unico obiettivo è la vittoria della squadra. Fare tripletta e perdere non ha senso. Vincere senza che io scenda in campo mi rende felice perché so che vince il mio papà. Il rapporto potrebbe essere complesso con i calcettisti, perché lì ci vuole intelligenza. Ho tanti amici, nello spogliatoio lascio parlare tutti, ma nei momenti difficili faccio uscire il capitano che è in me. Ti racconto questa cosa, in emergenza Covid potevo fare il presidente e mandare tutti a casa, invece ho fatto il capitano dicendo loro che senza campionato avrei comunque garantito 2 mensilità su 4. E ti assicuro che non ho mai avuto problemi con i calcettisti proprio perché loro percepiscono la mia correttezza nel rispetto dei ruoli.

Concludiamo con un auspicio, più che con una domanda, che vale sia per il calcettista che per il presidente: a parte lo Stabiamalfi tanti anni fa, la Campania non ha mai fatto una finale scudetto. Con 4 squadre ambiziose in A1, può essere l’anno giusto? Se sì, chi, Sandro Abate, San Giuseppe, Napoli o Eboli?

“Se devo sognare, sogno la Sandro Abate in finale scudetto. Ma l’uscita del mister rende utopica questa cosa. In Campania, però, ci sono squadre che possono fare tanta strada nella postseason. Anzi, sono due squadre, tra Eboli, Napoli e San Giuseppe, in stretto ordine alfabetico, che possono arrivare lontani, anche in finale. Ma non ti dirò chi, non so se potrebbero essere scaramantici”.

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