La festa al Napoli la fa Sarri

Se il moto perpetuo degli undici viene meno, se non c’è la necessaria “ferocia” agonistica per superare le difficoltà poste dall’avversario, il Napoli torna una squadra normale.

sarriFoto Mosca
Articolo di Mario Gargiulo04/03/2023

© “SARRI” – FOTO MOSCA

Rendiamo il necessario tributo all’ovvietà e diciamo che, se andasse male, ma proprio male, al termine di questo turno torneremmo a +15; con due giornate di campionato nel frattempo alle spalle.

Diciamo pure che dopo 25 partite giocate e 21 vittorie, la seconda sconfitta è quasi fisiologica, quindi niente drammi e discese repentine dalle stelle agli inferi.

Infine, ieri Meret non ha fatto una parata, così come Provedel. Potremmo andare avanti e, seguendo il pensiero di Massimo Troisi, arriveremmo buoni ultimi al mercatino delle considerazioni scontate.

Quel che è certo è che Sarri ha stravinto la sua partita con Spalletti, e che ogni singolo calciatore laziale ha vinto il suo personale duello con quello partenopeo. Dei nostri ieri si è salvato solo Kim. Gli altri gravemente insufficienti, più di tutti Olivera (incredibile come non abbia imbroccato una giocata che sia una) e Anguissa, sciatto e svagato come non mai: semplicemente irritante.

Nei commenti post partita si è molto elogiato Sarri e l’impostazione tattica data alla sua squadra. Per chi lo conosce nessuna sorpresa: difesa alta, squadra corta, pressing che inizia solo a centrocampo sui portatori di palla. Anzi, rispetto a quello che aveva fatto vedere da noi, questa impostazione si è rivelata molto più difensiva, tanto da produrre un misero 35% di possesso palla e una sola occasione in tutta la partita. Il gol si può a ben diritto definire un tiro della domenica.  Il loro centravanti non si è mai visto, e per tutta la partita ha contribuito esclusivamente a schermare i nostri centrocampisti.

Nel gruppo delle squadre di prima fascia la Lazio è sicuramente tra le meno fisiche e più tecniche. Avremmo scommesso che ne sarebbe uscita una bella partita, aperta, e con ottime possibilità di esito felice. Invece è accaduto il contrario, partita bruttissima e sconfitta.

Spalletti, da pompiere, ha parlato di poca qualità ma di giusto atteggiamento in campo. Con tutta la stima, non siamo d’accordo.

Torniamo su alcune nostre convinzioni che le 21 vittorie non hanno scalfito. Nel Napoli non giocano fuoriclasse “outstanding”, non lo è Osimhen e neppure Kvara. Ottimi giocatori, motivatissimi e integrati, ma ciascuno con limiti tecnici e tattici. A centrocampo il miglior Lobotka copre i vuoti di Anguissa e quelli molto più continui di Zielinski. Dietro, la difesa è solida ma il portiere vale la media dei portieri di categoria, e i piedi dei quattro sono pietrosi al punto giusto. Ieri erano liberi di impostare, ma con linee di passaggio molto strette, e tutti hanno infarcito la partita di errori in appoggio, anche banali. Nessuna iniziativa individuale, nessun tentativo di saltare la prima trincea, creare il break e innescare l’azione liberando un centrocampista. 

Il segreto del Napoli è un movimento perpetuo e ordinato degli undici in campo, un collettivo con il giusto mix di atletismo, tecnica, applicazione al modulo e determinazione. Così Spalletti ha finora disegnato il suo capolavoro. Se il moto perpetuo degli undici viene meno, se non c’è la necessaria “ferocia” agonistica per superare le difficoltà poste dall’avversario, il Napoli torna una squadra normale. O veramente crediamo che Osimhen sia diventato il nuovo Weah, Kvara il nuovo Crujff e Kim l’erede di Beckembauer?

Ieri non c’è stata la forza mentale di correre e lottare. Lobotka si è rassegnato alla sua triste sorte, e quelle poche volte che ha preso palla si è girato sempre dalla parte sbagliata. Gli esterni hanno fatto diventare due giocatori di pallone Marusic, che tante gioie ci aveva regalato in passato, e persino il negletto Hysaj.

Osimhen è tornato alla versione di fabbrica: nervoso, spesso in fuorigioco, poco lucido negli appoggi. Di Zielinski non dico nulla per non infierire, ma ieri Anguissa ha giocato peggio.  

Perché tutto ciò in una partita contro una squadra importante, a casa nostra e con lo stadio pieno? Una partita, come una rondine, non è indicativa di un cambio di scenario ma il timore è che possa trattarsi di un calo fisico. Se consideriamo la pausa dei Mondiali come un periodo di preparazione, gennaio e febbraio potrebbero corrispondere ai mesi settembre e ottobre e marzo più o meno a novembre, mese in cui le squadre di Spalletti iniziano a calare dopo le partenze sprint.

Speriamo davvero non sia così. Una partita storta può starci, e il vantaggio appare davvero incolmabile. Però giù la testa e soprattutto basta con questo folclore da quattro soldi! Articoli scritti solo per prendere like, piaggerie, feste e botte a muro prima del tempo. Ieri la festa ce l’ha fatta Sarri: sarà un fine settimana molto amaro.

FORZA NAPOLI SEMPRE

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