La Corea del Sud non è soltanto Squid Game

La Corea del Sud non è soltanto Squid Game

La Corea del Sud non è soltanto Squid Game, la serie tv che lo scorso inverno ha rappresentato il canone inverso di qualsiasi sceneggiatura alla quale eravamo abituati, ma è anche e soprattutto pallone. Lasciando perdere i disastri italici, ed escludendo Argentina, Brasile e Germania, è l’unica nazionale al mondo a essersi qualificata sempre nelle ultime dieci edizioni della Coppa del Mondo. C’era già nel 1986, e imparammo a conoscerla affrontandola in Messico assieme ad Argentina e Bulgaria. Uscì con le ossa rotte, ma diede del filo da torcere a tutti, compresa la squadra di Bilardo.

Per l’occasione, si giocava a Città del Messico, l’allora tecnico dei coreani, Kim Jung-Nam, decise di affidare la marcatura di Maradona a Huh Jung-Moo, il miglior giocatore a disposizione e già stella del campionato olandese con la maglia del Psv Eindhoven. Diego venne picchiato per novanta minuti e la ferita sul polpaccio destro, inferta da un tacchetto galeotto, grida ancora vendetta. “Diego era l’incubo, il giocatore più atteso. Quattro anni prima aveva fallito la scalata mondiale, concludendo il suo percorso con un’espulsione. Sapevamo che aveva una gran voglia di riscatto. Il nostro ct pensò di fermarlo inizialmente con una gabbia di tre giocatori, ma alla fine scelse me”. Peccato che Moo, all’epoca 31enne, fosse un trequartista di ruolo, il giocatore incaricato nella norma di rifornire di munizioni l’attaccante, in forza al Bayer Leverkusen, Cha Bum-Kun.

Un rifinitore che in Olanda, con il Psv, aveva esaltato Gullit e costretto persino Cruyff a maltrattarlo rompendogli il naso con una gomitata. “Per l’allenatore io ero il giocatore di maggior esperienza internazionale e Maradona sarebbe toccato a me”. È come se oggi, per marcare Messi, la Francia incaricasse Mbappé. Per la cronaca l’Argentina vinse 3 a 1. Tre assist di Diego per i gol di Valdano (doppietta) e Ruggeri. Ai mondiali sudafricani del 2010, il Pibe e Moo si ritrovarono, entrambi nelle vesti di allenatori delle rispettive nazionali. A Johannesburg (4 a 1 per l’Albiceleste) i due si strinsero la mano. “Gli ho chiesto scusa, e anche se mi ha perdonato sono convinto di non aver dato una buona immagine di me”.

Dal 1986 a oggi la Corea del Sud ha sempre fatto la sua apparizione nel torneo iridato, a dimostrazione di un movimento calcistico sano e in costante crescita. La K League non è invasa dagli stranieri e i vivai vengono curati in maniera maniacale nei college (qualcuno alle nostre latitudini dovrebbe prendere nota). Non a caso i coreani più che importare esportano materia prima di qualità. Pensiamo negli anni ai vari Park Ji-sung (Manchester United) o a Son Heung-min (Tottenham). Tutti elementi che nella loro carriera europea hanno lasciato il segno. Nel 2002, nel torneo disputato in casa, la Corea del Sud riuscì addirittura a entrare nel novero delle prime quattro al mondo. Traguardo probabilmente irripetibile, anche perché mutuato da arbitraggi (come dimenticare Byron Moreno?) scandalosi.

C’è un retroscena che pochi conoscono. Il 18 giugno del 2002, prima di Italia-Corea del Sud, l’altro paese anfitrione, il Giappone, era atteso dalla sfida di Miyagi contro la Turchia. Fu la squadra di Senol Gunes a qualificarsi e in quei minuti venne deciso il destino dell’Italia. Gli organizzatori mai avrebbero consentito l’eliminazione di entrambe le squadre di casa agli ottavi di finale, e così gli azzurri furono “sacrificati” (mettendoci anche del loro a dire il vero…). Moreno fu davvero inqualificabile, ma ben più grave fu la condotta dell’egiziano Gamal Ghandour contro gli spagnoli nei quarti di finale, che annullò due gol regolarissimi di Helguera e Morientes.

Nel bene e nel male la Corea del Sud è sempre protagonista delle Coppe del Mondo. Nella kermesse russa ha fatto fuori addirittura la Germania. In Qatar, inserita in un girone con Uruguay, Ghana e Portogallo, potrebbe di nuovo vestire i panni della guastafeste. Dobbiamo aggrapparci ancora una volta a squadre-simpatia, proprio come i coreani o il Canada, per vivere un brivido mondiale. È davvero poco, ma è quello che al momento ci è rimasto.

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