Quando arriva domenica?
Il Napoli rende tutto facile, anche essere lì, a fantasticare sulla vetta, su nuovi caroselli, murales e la gioia. Quando arriva domenica?

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA
LOL, chi ride è fuori, anzi chi perde. Sembra diventato questo lo slogan della Serie A per queste ultime giornate. Potete chiedere conferme alla Juve, estromessa (gioco forza) dalle velleità scudetto per mano degli uomini di Inzaghi.
È così che Bergamo, prima del fischio (dei fischi) di Di Bello, faceva un po’ paura come gli inizi. Era, infatti, nell’immaginario collettivo il primo dei tre ultimi scogli della stagione azzurra: Atalanta, Fiorentina, Roma. Le rocce fermano i mari, se non sono in tempesta.
Ma come potevano i partenopei fare il brutto tempo senza Osimhen, Di Lorenzo, Rrhamani. Alla maniera di Spalletti, se lo si è fatto 2-3 volte, lo si può fare 4-5. Il Napoli ha preso il suo tecnico sulla parola e non solo, l’ha preso sull’animo, e ha vinto 3-1 in casa della Dea, non era scontato. Nulla, adesso, può dirsi così difficile da compiersi, anzi.
Si dice spesso che tre punti valgono tre punti, sempre. Ma è una bugia. Ci sono tre punti che conservano un valore intrinseco maggiore, come quelle strappati a Gasperini. Portano in loro le attenzioni delle altre – che attendevano un passo falso -, e la voglia di un gruppo unito, coeso dal cittadino onorario Koulibaly al futuro emigrante Insigne, dallo sbarbato Zanoli al “pecunaro” Mario Rui – migliore in campo.
Tre punti che fanno 66, a pari merito col Milan, in attesa di stasera. Il pass per la Champions dell’anno prossimo è arrivato già via mail dalle parti di Castelvolturno. Era l’obiettivo stagionale ed è stato raggiunto. Adesso c’è tutto il tempo per divertirsi. La conquista del campionato è diventata una questione extracurricolare, e non c’è ingrediente migliore della spensieratezza – “pappuliata” da una mano esperta ed equilibrata – per fare la storia.
Ed è stata una partita da mano invisibile “smithiana”. Il Napoli sembrava totalmente in balia degli avversari. La dea è state arrembante nei primi minuti di gara, colpiva come il Tyson dei tempi d’oro. Gancio, montante, gancio, montante. Gli esterni azzurri faticavano, Lobotka non aveva il bandolo, attorcigliato nella matassa, Anguissa perdeva palloni inseguendo Freuler, e Koulibaly scivolava. Adesso si finisce al tappeto: non è giornata.
Eppure, lo diciamo sempre, il calcio non è boxe. Non si vince ai punti. Il calcio è uno sport episodico, è molto più simile alla vita: l’opportunismo produce gratificazione immediata.
Il ragazzo col taglio di un Beatles e la fisionomia di Di Lorenzo, il 21enne che in Bundes sarebbe già un veterano (maledetta tradizione conservatrice italiota), ha avuto un moto di gioventù beata. Palla verticale – Dio le abbia in gloria – per Mertens che viene soppresso da Musso: rigore. O, meglio, calcio d’angolo per Di Bello. Ma come? Se non ci fosse il VAR, sarebbe meglio, ma non in questo caso. Aureliano e Longo richiamano l’arbitro: “posa il Gragnano!”.
Insigne va sul dischetto, realizza ed esulta buttando tutto fuori, con un urlo liberatorio.
La Dea non ci sta, quella bergamasca, vuole opporsi alla cugina bendata. Anni di pranzi in famiglia non le hanno insegnato niente. Si costruisce almeno tre possibilità nitide ma nulla. Paga la presunzione italiana di dover avvolgere e stringere, invece che colpire alla cieca. Per tutto il resto c’è Ospina, priceless.
Al Napoli, va più che bene, l’ha preparata così. Tu ti affanni, io ti affondo. Si va ancora in verticale – è troppo bello dirlo – fallo su Lobotka. Schema su calcio piazzato, Lorenzo mette il piede sotto il pallone come se fosse una mano. È una carezza che serve il taglio di Politano sul primo palo, ci va a volo di sinistro e raddoppia. 0-2. Corto muso per due. Lungo muso. Due tiri, due reti. What else?
Alla ripresa c’è un calo fisico evidente. Spalletti cambia, dentro Elmas, Lozano e Ruiz per Zielinski, Insigne e Politano. Resta in mezzo Ciro. L’Atalanta si riavvicina con De Roon (1-2). Potrebbero tornare in partita, ma anche no, sono stanchi anche loro e, soprattuto, per farne uno hanno impiegato il triplo di energie dei partenopei. Se c’è qualche riserva appartiene agli avversari. Koulibaly taglia il campo come un grissino servendo Lozano. Il messicano appoggia per Elmas, che tira quasi come se ne fregasse. È calato il tris, è già finita. È il contropiede, baby. È il Napoli che rende tutto facile, anche essere lì, oggi, a fantasticare sulla vetta, su nuovi caroselli, murales e la gioia.
Quando arriva domenica?
