Un calcio alle palle – God saves United; Lazzaro Milan; Cassano sì, Cassano no

Un calcio alle palle – God saves United; Lazzaro Milan; Cassano sì, Cassano no

C’era una volta lo United

C’era una volta il Manchester United. Appunto, c’era. Così come pare un’era quella trascorsa dagli ultimi fasti dei diavoli rossi. Il passaggio di consegne è totale, simbolico, definitivo. Alcuni direbbero persino umiliante. E, in effetti, se si guarda al risultato del derby di Manchester, all’Etihad Stadium, la sentenza è impietosa: 6-3 per i Citizens e game, set and match. È pur vero che l’uragano Haaland sta imperversando su tutta l’Inghilterra, con prossimo sguardo all’Europa, ma di casa United non è rimasta che la cantina, dove Sir Alex sta annegando l’amarezza per tale onta.

Ravvedo alcune similitudini tra il momento che stanno vivendo i Red Devils e quanto accaduto in Italia prima all’Inter del post triplete, poi al Milan del decadentismo berlusconiano. Schizofrenia societaria, cambi continui in panchina, ricerca spasmodica di giocatori che invertano la rotta o accendano una scintilla. Le milanesi andavano sui parametri zero, lo United allarga la corda della sacca e voilà, può scegliere il meglio dal mercato. Peccato che il calcio non sia un’equazione perfetta.

Negli ultimi 10 anni il Manchester United ha vinto una Premier League (2012-13, l’ultimo con Ferguson), una Coppa d’Inghilterra (2015-16), una Coppa di Lega (2016-17), un Community Shield (2016) e una Uefa Europa League (2016-17). Il bilancio recita: 1,59 miliardi spesi per 4 titoli nazionali e uno continentale. Un po’striminzito il bottino per una società che aveva, letteralmente, dominato due decadi di calcio inglese e costantemente in lizza per la vittoria in Champions League.

David Moyes, Louis Van Gaal, Josè Mourinho, Ole Gunnar Solskjaer, Ralf Rangnick e Erik ten Hag. Sei allenatori in dieci anni. Più che lo United, assomiglia al Palermo di Zamparini. Ma per i rosanero, almeno, era il vulcanico presidente a fare il bello e il cattivo tempo. A Manchester i responsabili sono un board di colletti bianchi imbambolati davanti all’uovo di Colombo, mentre fuori, in giro per le piazze, si canta Wonderwall: “Today is gonna be the day that they’re gonna throw back to you…”.

Lazzaro, alzati e cammina

Arriva il momento del tour de force prima della pausa per i Mondiali in Qatar, e “Padre Pioli” ha finito i santini da pregare. Infatti, se si è appellato all’ultimo Santo per ottenere 3 punti d’oro al Castellani di Empoli, dopo un finale al cardiopalma, oggi, in infermeria fa la conta e intona la litania: “Lazzaro, alzati e cammina”. Solo in Toscana si sono fermati per guai fisici Calabria, Kjaer e Saelemaekers, due di questi, addirittura, dopo una manciata di minuti. E il Milan è solo l’ultima delle vittime in Italia di infortuni muscolari. È senza dubbio vero che la preparazione anticipata e, il breve lasso di tempo dal termine della passata stagione, abbia sottoposto a stress una muscolatura già abbastanza provata, tuttavia, riteniamo le cause siano da ricercarsi più in profondità.

Come mai negli altri campionati non assistiamo a questi infortuni con tale frequenza? Perché alcuni giocatori devono lamentarsi di essere fuori forma quando passano dall’Italia a un altro campionato? Ci meravigliamo tanto del ritmo delle partite europee, agognandone il mero valore dello spettacolo, poi ci stropicciamo gli occhi e torniamo alla nostra tattica quotidiana? È possibile giocare un numero di partite elevato, il prezzo, però, deve essere il sacrificio di parte del tempo dedicato alla tattica in virtù dello sforzo fisico. Se si vuole la moglie ubriaca e la botte piena, ci ritroveremo tutti, presto o tardi, in infermeria a giocare a carte con Zlatan e Osimhen.

Cassano sì, Cassano no: la terra dei cachi

Cassano sì, Cassano no, Cassano bum, Cassano papapapam se c’è la partita. Fantantonio, Fantantonio, ormai troviamo le tue sparate dappertutto. È un vero spettacolo di libertà, e per questo ti ammiro. Quando segnasti quel gol a 18 anni contro l’Inter, cambiò la tua vita. Non ti è più interessato altro che la tua libertà. In campo e fuori. Anche in tribuna. Non dimentichiamo che giocatore avresti potuto essere, le vette che avresti potuto toccare con il tuo talento. Ma quello è il sogno di una notte di mezza estate. Un’Italia che funziona. Un mondo equo e giusto. La realtà è la terra dei Cachi. Grazie Elio. Iconica metafora di Antonio Cassano, delle sue sparate e la sua libertà. “Quanti problemi irrisolti, ma un cuore grande così. Italia sì, Italia no, Italia gnamme, se famo du spaghi”.

Siate quindi clementi e cassate le cassante. Le persone che vivono libere di cuore e di mente vogliono parlare ai quattro venti. Non sempre il messaggio è condivisibile, ma tra i tanti cori che cantano all’unisono, un gallinaccio stonato fa allegria. Oltre a ricordare a tutti noi quanto sia importante l’indipendenza di pensiero. Pensi che Cristiano Ronaldo non sia un fuoriclasse? Chapeu. Secondo te Haaland non sa giocare a calcio? Chapeu. Leao se la tira e non è determinante? Chapeu. Maradona ha vinto con degli scappati di casa? Chapeu. E badate bene, non condivido mezzo tra questi pensieri. Ma Antonio è così, libero dagli schemi e perennemente acerbo. Un fanciullo di Bari Vecchia che aiuta gli anziani per strada, e il minuto dopo spacca i vetri della scuola con un colpo di fionda.

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