L’apogeo del basket al Sud: 26 aprile 1970, la Coppa delle Coppe è della Fides Partenope Napoli

In occasione dell'uscita del libro scritto da Prestisimone in collaborazione con Manfredo Fucile "Quando il basket era leggenda", ricordiamo il più grande trionfo di una squadra di pallacanestro del Sud.

fides partenope napoli
Articolo di Francesco Gorlero04/12/2021

La magia degli anni ’60 stava ormai esaurendosi nel bel paese e, con l’incedere del nuovo decennio, Napoli come il resto della nazione si apprestava ad entrare nel periodo più controverso della Prima Repubblica. Dino Zoff approdava all’ombra del Vesuvio, mentre a fine anno Altafini con tredici reti sarebbe risultato il più prolifico tra gli azzurri. È in questo preciso momento storico che un popolo si infiamma di passione per la palla a spicchi, da sempre considerata la cugina meno nobile in città. La scintilla fu innescata dall’indimenticabile trionfo della Fides Partenope Napoli, che nell’aprile del 1970 levò al cielo la Coppa delle Coppe e divenne la prima e unica squadra meridionale a conquistare un trofeo internazionale di pallacanestro.

Saldo al timone di quella storica squadra sedeva in panchina Tonino Zorzi, meglio noto come “Tonino ‘o Paron”. A bombardare da lontano, sfortunatamente senza che venisse conteggiato come tripla, non essendo ancora in vigore i tre punti, il figlio della città cresciuto tra i quartieri napoletani, Manfredo Fucile. E poi c’era lui, l’idolo della Napoli cestistica: Jim Williams. Centro di posizione ma abile dalla distanza, dotato di un carisma indiscutibile e trascinatore della torcida nel palazzetto con le sue schiacciate. La finale di Coppa delle Coppe del 1970 rappresentò l’apogeo di un movimento nato nel 1912, decaduto per un lungo periodo di tempo e, adesso, in procinto di risorgere dalle proprie ceneri.

Non è un caso che nella giornata di ieri, presso la palestra Coni ai Cavalli di Bronzo, ex maneggio dei Borbone, sia stata ospitata la prima presentazione del volume scritto a quattro mani dal giornalista Stefano Prestisimone e da Manfredo Fucile, dal titolo “Quando il basket era leggenda”, pubblicato dalla casa editrice LeVarie. Ha presenziato all’evento persino il presidente della Federbasket Giovanni Petrucci, segno tangibile di un movimento che tenta di risorgere su più fronti: dal campo, ai playground, fino alle librerie. Il volume sarà disponibile per la vendita da oggi, sabato 4 dicembre 2021, presso le principali librerie di Napoli e negli store online.

Il testo parte dalla scoperta della palla a spicchi in quel di Napoli nel 1912, con le prime partite disputate all’istituto Salesiani del Vomero, per passare poi al mito della Partenope nel tempio del PalArgento, fino alla conquista della Coppa delle Coppe del 1970. Una narrazione intrisa di pathos e ricolma di storie, aneddoti e ritratti. Un autentico lavoro di ricerca, impreziosito da un archivio di 200 foto d’epoca e dalla prefazione di un grande campione della pallacanestro italiana ed europea come Dino Meneghin.

L’impresa compiuta dalla Fides Partenope Napoli in quel magico 1970 non è più stata ripetuta nel tempo da alcuna squadra meridionale, neppure dalla fortissima Juvecaserta di Gentile e del meraviglioso brasiliano Oscar, vittoriosi in Italia ma non fuori dai confini.

Il cammino degli azzurri, ammessi alla competizione continentale essendo stati finalisti nell’ultima edizione della Coppa Italia, iniziò al primo turno con una comoda e abbondante doppia vittoria contro il Benfica 54-102 e 55-120. Come si dice, se il buongiorno di vede dal mattino. Poi, approdati agli ottavi di finale ecco il primo vero ostacolo da sormontare: il prestigioso Maccabi Tel Aviv. È sicuramente vero che nel 1970 gli israeliani non rappresentassero ancora quella temibile schiacciasassi anni ’90-2000 che poi divennero. La prima partita Napoli dovette affrontarla in trasferta e, grazie anche al calore del pubblico, il Maccabi riuscì a imporsi per 8982. Il ritorno al Mario Argento non vide neppure una vera e propria competizione. Risultato completamente ribaltato, più 29 alla sirena e 91-62 sul tabellone.

Ai quarti di finale la Lokomotiv Zagabria provò ad opporre resistenza. Tuttavia, ogni tentativo slavo venne respinto con perdite tanto nei Balcani che sul golfo di Napoli. Superati fuori casa per 8980, e sul parquet amico per 10284, la Fides Partenope spianò le ali e volò in semifinale. Si giunse dunque al passo che precede l’obbiettivo sognato e la gloria eterna. Gli avversari di turno furono i sovietici della Dinamo Tbilisi, ma questa volta avrebbero iniziato il confronto al PalArgento. Il risultato al termine del 4° quarto vide gli azzurri già indirizzare pesantemente il corso di questa semifinale con un 8669 e più 17 di scarto. La partita di ritorno filò quasi sullo stesso binario del primo incontro, con la differenza che sul finire del match i sovietici riuscirono a ridurre un po’ lo svantaggio totale e chiudere sotto 8883, con uno scarto sommato di 23 punti.

Arrivò quindi il giorno della finale: 26 aprile 1970. Per la Fides Partenope Napoli guidata da Tonino Zorzi è giunto il momento di affrontare i francesi della Ja Vichy-Clemont e tentare di scrivere la storia. L’andata si disputò in Francia, ci fu da soffrire e, per la prima volta durante tutta la competizione continentale, Napoli sembrò davvero in affanno. Al suono dell’ultima sirena il risultato finale vide i partenopei uscire sconfitti per 64-60, un divario che, tutto sommato, avrebbe potuto essere anche più ampio al termine dei 40’. Tutto venne deciso nell’ultima partita, davanti a un PalArgento ricolmo fino all’ultimo posto e pronto ad esplodere. Il pubblico teso ma eccitato si attendeva una partita dura, di contatti, giocata punto a punto. Nulla di meno realistico. Scesi in campo con gli occhi della tigre, Manfredo Fucile, Jim Williams e compagni asfaltarono letteralmente i francesi con un netto 87-65 finale, risultato che consegnò la Coppa delle Coppe alla Fides Partenope Napoli e iscrisse a fuoco la loro impresa nella storia dello sport del Sud.

In una città che vive di emozioni e passione, in cui il calcio è protagonista indiscusso e sovrano dei cuori azzurri, quel 26 aprile 1970 sconquassò un po’ le abitudini dei napoletani. Nei bar, dal giornalaio, in ufficio, ovunque insomma, alle solite chiacchiere su Altafini e Zoff si alternavano accese conversazioni, infervorate da questo gioco quasi sconosciuto” che aveva nobilitato la Napoli sportiva agli occhi del suo popolo, in Italia e nel resto d’Europa.