Da Cristiano Ronaldo a Lewis Hamilton: questa volta Elkann non ha alibi

L'operazione di Lewis Hamilton in Ferrari ricorda per larghi tratti il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus. Questa volta, però, Elkann non avrà alcun cugino su cui scaricare le colpe.

Articolo di Roberto Beccantini05/02/2024

Dell’operazione Hamilton mi ha stupito un dettaglio: l’anticipo. Tutto fatto, oh yes, ma a partire dal 2025. Lo scoop del «Corriere della Sera» risale al 1° febbraio 2024. La conferma ufficiale, urbi et orbi, al giorno dopo. Charles Leclerc non si discute: se mai, sarà lui a discutere. Toccherà a Carlos Sainz, in dirittura di contratto, fare le valigie.

Lewis, classe 1985, ne avrà dunque 40 quando comincerà a rombare per la Rossa. Sette titoli mondiali, record su record, God save the king. Corre, la memoria, a un altro «king». Cristiano Ronaldo. Se il britannico è un pallino di John Elkann, che della Juventus e della Ferrari è il signor padrone, il portoghese lo era di Andrea Agnelli. Sbarcò nell’estate del 2018, a 33 anni suonati. Come Hamilton, nel fiore del fiore dell’età. In calo entrambi, secondo gli algoritmi. Veniva dal Real, fresco di Champions: la quinta personale. Lewis arriverà dalla Mercedes, prigioniera – come il Cavallino – della Red Bull di Max Verstappen.

L’onorario di Cristiano era di 30 milioni (netti) a stagione, mentre l’esborso complessivo del club sfiorò i 360. L’accordo «pluriennale» di Lewis varia dai 50 ai 60 milioni al colpo. Il Marziano aveva firmato per quattro anni. Scappò nell’agosto del 2021, portandosi dietro due scudetti (2019, 2020), 1 Coppa Italia (2021), 2 Supercoppe di Lega (2018, 2020) e lo scettro di capocannoniere (29 gol, nel 2021). Non, però, il trofeo per il quale la società aveva investito il massimo dei massimi, se non oltre, in barba all’anagrafe, agli equilibri di spogliatoio e al rigore dei bilanci che l’arroganza mercantile e il flagello pandemico avrebbero contribuito a demolire, di processo in processo: dai dirigenti (consiglio di amministrazione azzerato, a cominciare da Andrea) alle plusvalenze a specchio; dal filone stipendi alla classifica (patteggiamento e meno dieci). Con Cristiano, in Europa, la Juventus – finalista, «senza», nel 2015 e nel 2017 – giunse non più in là dei quarti, e in due circostanze venne respinta addirittura agli ottavi.

Ha avuto tre allenatori: Massimiliano Allegri, Maurizio Sarri, Andrea Pirlo. E di nuovo il Feticista labronico, ad agosto 2021, per il mordi e fuggi di Udine, prima di rientrare a Manchester, sponda United. Hamilton troverà un «commissario tecnico» francese, Frédéric Vasseur. Se per la cronaca la Juventus non alza la Champions dal 1996, la Ferrari non vince il Mondiale piloti dal 2007, all’epoca del finnico Kimi Raikkonen. Potete immaginare le pressioni che dovrà gestire. La differenza è che la Ferrari non divide come la Juventus. Unisce. E’ un marchio che produce e moltiplica utili, il simbolo dell’Italia che più e meglio coniuga la bellezza con il lusso, in attesa di ricreare, sulle piste, le magie di Michael Schumacher (cinque corone fra il 2000 e il 2004).

Molto dipenderà dall’auto e dal motore, naturalmente. Così come, per Cristiano, molto dipendeva dalla squadra. Chi scrive è un giocatorista non così scemo, né così fissato, da pensare che sarebbero bastati i suoi gol per scalare e sabotare le gerarchie internazionali. Andiamoci piano, dunque, con paroloni quali fallimento, tradimento. Sul piano economico e finanziario, certamente. A livello tecnico, no. Fidatevi. O rivolgetevi a Gian Piero Gasperini, che ne patì le ultime unghiate.

Hamilton è la ciliegiona di una torta che non c’è più, o non ancora. Non sarà facile vivere il Mondiale – decollo, il 2 marzo in Bahrain – con un occhio ai risultati dei ferraristi di oggi e l’altro ai podi del ferrarista di domani. Ma questa volta ne risponde Elkann in persona. Andasse male, non avrà un cugino su cui scaricare il (dis)prezzo.

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