Il Napoli è una calamità naturale, per gli altri
Il Napoli si è abbattuto sull'Ajax e la Cruijff Arena con una violenza e una bellezza inaudita. Una nuvola azzurra minaccia l'Europa.

© “AJAX-NAPOLI” – FOTO MOSCA
Cosmico, qualcuno ha usato questo termine per definire il Napoli d’Olanda. Non poteva trovare definizione migliore e ci ha fatto un favore. Per questi azzurri sono finiti gli aggettivi. Sono qualcosa di poco terreno, vanno oltre. Oltre di certo ad ogni ragionevolezza. Non si possono spiegare, non si può spiegare un sei a uno sul campo dell’Ajax. È un risultato che ha poco a che fare col calcio, tanto col tennis, e di quello giocato magistralmente da un Nadal.
In effetti, il Napoli ha preso l’Ajax a pallate con lo stesso fare del maiorchino nelle sue giornate migliori. Lo ha demolito, senza appelli. Ed era un successo scritto anche quando si era ancora in partita. Anche quando era sotto (1-0 di Kudus), anche quando l’ha riacciuffata con Raspadori (1-1), anche quando i lancieri sembravano potessero giocarsela. Perché gli uomini di Schreuder per venti minuti sembravano quelli arrembanti della prima coi Rangers e della seconda ad Anfield, quelli che hanno vinto le prime sei in Eredivisie giocando un calcio dinamico, senza punti di riferimento, intenso, fatto di pressioni in avanti e fisicità.
Pareva potessero anche soffrirli gli azzurri, pareva a chi guardava con gli occhi attenti di chi analizza il calcio con logica. Blind avrebbe vinto da lì in poi tutti i duelli con Lozano. Le posizioni ibride di Kudus e Bergwijn infastidivano le letture di Di Lorenzo e Rrhamani, e quel Taylor sfuggiva ad ogni marcatura, e quanto era potente Bassey. Prendeva solo le misure quel Napoli irrazionale, o, forse, semplicemente lasciava sfogare e divertirsi chi poi avrebbe estromesso dalla partita con forza. Rimozione coatta.
Una forza consapevole. Se pensiamo alla faccia di Spalletti, a quel gesto dopo il gol del pareggio di Giacomo Jack. Un indice per fare l’uno, come a dire questo è solo il primo. Il primo dei tanti che la sua banda dilagando avrebbe costruito. Verso la mezz’ora è calato il sipario sull’Ajax, ed è calato con la potenza di una ghigliottina. Così come avevano dimostrato di saper fare col Torino, gli azzurri hanno preso a rassegna tutti i punti deboli degli avversari e ci hanno messo un braccio in quelle piaghe. Hanno punito ogni slancio avversario, ogni pressione, ogni buco, disattenzione.
Il Napoli è diventato una calamità naturale, irrefrenabile. Un diluvio, un maremoto, un terremoto. Si è abbattuto sulla Cruijff Arena con una violenza inaudita, e, allo stesso tempo, con la bellezza che solo la Natura può restituire. Nella Arena di Cruijff il calcio azzurro è stato quello di Cruijff: totale. Come chiamarla altrimenti l’azione che ha portato al gol di testa di Raspadori: break, uno-due laterale, cross al millimetro, pallone baciato con la fronte. Totali le trame e l’esecuzione tecniche e delle reti di Kvara (1-5) e Simeone (1-6).
Lassù Johan ha stretto la mano a Diego e gli ha detto “grazie”, era questa la sua visione: divertimento, controllo, libertà in uno schema, pallone che corre più dei giocatori.
Gli azzurri sono stati padroni del campo e quel campo lo hanno dominato e difeso con tutte le armi a disposizione: tattica, determinazione, qualità, velocità. Il Napoli è stato perfetto, è stato qualcosa di diverso rispetto a quanto siamo abituati a vedere in Italia. In Olanda hanno inventato un altro tipo di calcio, quello che abbiamo sempre copiato, ieri gli è stata data prova che probabilmente ce n’è una versione moderna ed è nata sotto l’ombra del Vesuvio. Una versione che forse emulerà l’Europa intera.
Vien da pensare solo questo: gli azzurri non hanno limiti, né spaziali, né temporali. In tre partite di Champions hanno scritto due pagine di storia recente del calcio, non solo partenopeo ma italiano. E pagina dopo pagina si potrebbe finire per scrivere un romanzo, come l’ultimo edito da queste parti da una casa editrice argentina. Il Napoli è al momento tra le squadre migliori in circolazione, forse la migliore, per espressione collettiva. Di questo va dato merito a Spalletti e Giuntoli, stanno contribuendo al senso del calcio: che vinca il migliore, indipendentemente dal budget, dal prestigio o dalla storia. In un posto in cui i milioni non contano. Contano le idee, il lavoro, la progettualità, la passione e la convinzione.
Convinzione, come quella che non sia finita qui. Sul vecchio continente minaccia una nuvola azzurra e non promette niente di buono, per gli altri.
P.S. A chi tentasse di sminuire l’impresa azzurra ricordate che l’Ajax non è il Viktoria Plzen (non ce ne vogliano i cechi), non lo è mai stato, poi porgetegli questi numeri:
- Il Napoli è la prima a squadra a realizzare cinque gol sul campo del Ajax in Europa.
- Per la prima volta il Napoli ha vinto le prime tre partite della fase a gironi di Champions League, diventando la quarta squadra italiana a riuscirci, dopo Milan, Juventus e Inter.
- Il Napoli è la prima squadra italiana capace di realizzare più di 10 reti nelle prime tre partite della fase a gironi di Champions.
- Il Napoli non aveva mai realizzato sei gol in una partita in competizioni europee UEFA.
- Prima di ieri sera solo altre due volte l’Ajax aveva perso con cinque gol di scarto, nel 1960 e nel 1964 contro il Feyenoord (da quando in Olanda c’è il calcio professionistico, dal 1954).
- Il Napoli ha eguagliato il suo record di partite di Champions League di fila in gol: nove, come nel 2013 e nel 2017.
- L’Ajax ha subito la sconfitta più pesante in tutte le competizioni dal novembre 1964 (9-4 contro il Feyenoord in Eredivisie).
(Dati OPTA)
