La speranza? Il dissenso

Sono tanti i russi, tra sportivi, intellettuali, artisti, religiosi, esponenti del cinema e della scienza, che dissentono dall’invasione ordinata da Putin. Partecipano solidali all’inferno dei fratelli ucraini.

Articolo di Luciano Scateni06/04/2022

Lituania, match di basket, Zalgiris, squadra locale, contro i russi della Stella Rossa. Prima del pallone alzato tra i due pivot i giocatori dello Zalgiris espongono un lungo striscione con la scritta ‘NO WAR’ e sul fondo i colori della pace. La squadra russa, fischiatissima rifiuta di partecipare e non regge il panno. Per fortuna è un episodio senza repliche. L’opposto: sul palco del San Carlo, a Napoli artisti russi e ucraini cantano uno accanto all’altro e si abbracciano. Nessuna esultanza di Aleksej Miranchuk, giocatore russo dell’Atalanta, dopo il gol segnato alla Sampdoria, dove milita l’ucraino Malinovskyi.

Sono tanti gli atleti russi che dissentono dall’invasione ordinata da Putin. Partecipano solidali all’inferno dei fratelli ucraini, specialmente di quelli in armi per difendere il loro Paese: Yevhen Malyshev, non ancora ventenne, della nazionale giovanile di biathlon, ucciso in combattimento, l’ex campione di ciclismo Andrei Tchmil, il fuoriclasse del nuoto Mykhaylo Romanchuk, Yuliia Dzhima, oro olimpico nella staffetta del biathlon a Sochi, il collega biatleta Dmytro Pidruchnyi, campione del mondo dell’inseguimento a Oestersund 2019, Dmytro Mazurtsjuk, in gara per le Olimpiadi di Pechino nella combinata nordica, i pugili Vasyl Lomachenko, campione olimpico dei pesi leggeri e del mondo in tre diverse categorie, Oleksandr Usyk, campione del mondo dei pesi massimi, i fratelli Klitschko. In tuta mimetica anche il tennista Stakhovsky, vincitore di Roger Federer a Wimbledon nel 2013. Il commento di Pessina, compagno italiano di squadra: “Il calcio unisce ciò che la follia umana prova a dividere”.

Putin deve rispondere anche dell’esclusione di squadre e atleti russi e ucraini da molti eventi internazionali. Per esempio i campionissimi del tennis Medvedev e Rublev, Ekaterrina Gamova, una delle più grandi pallavoliste di sempre: “Questa pagina vergognosa rimarrà per sempre nella storia del mio Paese”.
Il Levada Center, che in Russia compie sondaggi, al pari del nostro Pagnoncelli, si definisce organizzazione indipendente e non governativa. Da crederci? In Russia esiste l’indipendenza? Fosse vero il dato di Putin popolare all’83 percento, dello stesso zar candidato al processo per crimini contro l’umanità, la scelta di ragionarci su sarebbe confinata nei limiti del ‘non abbiamo capito niente dell’aggressione in Ucraina’, o ‘del popolo russo con il cervello in standby’, che offuscato dalla propaganda ossessiva di regime subisce il condizionamento noto alla psicanalisi come subordinazione di un popolo all’uomo ‘forte’ o che si auto rappresenta come tale in tempi di emergenza.

La terza via è una forma misteriosa di masochismo, che ignora le dure conseguenze delle sanzioni, che non crede alla strage di innocenti raccontata da immagini terrificanti, emotivamente inguardabili. La stranezza è evidentissima: secondo Levada Center il consenso per quello che il mondo condanna come criminale sarebbe balzato in su. Ma allora, è invenzione dei cattivi nemici di Putin il numero crescente di dissidenti russi di ogni categoria sociale? Molti esperti, lo sottolinea il Wall Street Journal, invitano alla cautela sull’affidabilità dei sondaggi in Russia nel momento in cui i principali media indipendenti sono stati messi al bando e quindi la popolazione, in particolare quella dei centri urbani minori lontani da Mosca e San Pietroburgo, è informata sulla guerra solo dai media di Stato con la loro propaganda. La controprova è nei mille volti dei dissidenti: intellettuali, artisti, religiosi, sport, cinema, scienza.
La dissidenza si muove e si sta ampliando un fronte interno di opposizione.

Tra i fermati il sociologo Grigory Yudin, Maria Alyokina delle Pussy Riot, il vicepresidente della sezione di Mosca del partito d’opposizione Yabloko, Kirill Goncharov. Alekseij Navalny ha fatto un appello attraverso i social ai russi perché non diventino “vigliacchi che fingono di non notare la guerra aggressiva scatenata dal nostro folle zar contro l’Ucraina”, la giornalista di Kommersant Yelena Chernenko, espulsa dal pool di giornalisti del ministero degli Affari Esteri. Il direttore artistico del Teatro statale di Mosca è stato licenziato per un post critico su Facebook. La direttrice del Centro Elena Kovalskaya si è dimessa per protesta contro la guerra con l’Ucraina. Sospeso anche il direttore d’orchestra dell’Opera di Novgorod Ivan Velikanov per un breve discorso di ripudio della guerra e l’esecuzione dell’Inno alla gioia di Beethoven. Contro la guerra, anche il regista teatrale Lev Dodin, l’attrice e conduttrice televisiva Julia Menshova, Anatoly Bely e Sergey Lazarev, l’attrice Elizaveta Boyarskaya, la cantante lirica Anna Netrebko. Appello alla riconciliazione e alla fine della guerra di alcuni sacerdoti della Chiesa ortodossa russa. Putin all’83 per cento?

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