Sportdelsud, dai vagiti a Dimaro
Sportdelsud, nove mesi dopo il primo passo, sarà presente a Dimaro, per “cantarvi” il ritiro del Napoli, per crescere insieme.
Foto Mosca© “DIMARO-SPORTDELSUD” – FOTO MOSCA
Il 9 settembre 2021 è una data che ai più non dice niente. A noi, però, di Sportdelsud, quel giorno evoca, come fosse una Madeleine per Proust, un ricordo dolce, dal profumo di una nascita. Era di giovedì, infatti, che si concludeva il parto, che un giornale vedeva (o ri-vedeva) finalmente la luce dopo mesi di gestazione. Era concepito dal nulla, se non da un’idea di qualche giovane di lasciare un segno, di imprimere una svolta nel giornalismo sportivo (napoletano, campano, e più), e di altri, meno giovani, di rispolverare una vecchia testata iconica e dare non voce al potere, bensì potere alla voce, così come scrisse il nostro caro amico Roberto Beccantini.
Come giusto che fosse il progetto ambizioso Sportdelsud, emetteva i primi vagiti, muoveva i primi passi, nell’indifferenza totale. Il ricordo di ciò che era SportSud di Gino Palumbo era troppo lontano per permettere agli appassionati un collegamento immediato, per permettere ai lettori di voltare lo sguardo fisso e concentrato sui propri attori preferiti del giornalismo sportivo cittadino. In fondo, sin dall’inizio, avevamo amici, firme luccicanti, come Beccantini (per l’appunto), Pastorin, Monti, Guelpa, Morgera, Scateni, che senza batter ciglio avevano deciso di salire sul nostro carro, non per far Viareggio, bensì per trainarlo, per illuminare la strada, per amore del mestiere, per amore della passione che avevano riscontrato in noi, direttori, vicedirettori, caporedattori, aspiranti.
Ma bisognava far casino per farsi scorgere, muovere le braccia per farsi notare, come quando si sta per annegare al mare e il bagnino, invece che guardare all’orizzonte, è intento a flirtare con qualche bella vacanziera. Ma non era il rumore ciò che volevamo, anzi da quello fuggivamo, sbandieravamo: siamo contro il giornalismo urlato! Abbiamo cominciato a parlare, in maniera gentile, per qualcuno democristiana. Ma è stato un discorso continuo, diretto, veritiero. Non è il tono che colpisce chi ascolta, ma ciò che si dice.
Abbiamo detto tanto, ci abbiamo preso, abbiamo sbagliato, perché la verità è come una falena, ed è difficile seguirla. Sportdelsud si è messo però sulla strada, perché solo seguendo la strada e assorbendo da essa, primo o poi si fa il giro del mondo, come scriveva Kerouac. Abbiamo macinato articoli, incontrato gente, ascoltato gente, intervistato: Bagni, Giordano, Signori, De Sisti, Collovati, Francini, Di Napoli, Calaiò, Altafini e ancora tanti altri (che ringrazio personalmente e con i quali mi scuso per una mancata menzione).
In 9 mesi abbiamo raggiunto 350.000mila visite sul sito, qualche milione di visualizzazioni social. Per alcuni saranno numeri poveri, per noi non sono certo motivo di vanto o autocelebrazione, ma di conforto.
La nostra maniera da distante è divenuta vicina a chi legge, in molti ora non accorrono più perché richiamati, sono già qui che aspettano. Sanno che non siamo la sirena di Ulisse, non ammaliamo, forse, proprio come chi l’ha partorita, il caro Omero, raccontiamo in fedeltà ciò che sappiamo, come sappiamo, ad esempio, che ora c’è qualcuno che guarda a noi. È quel qualcuno che ci dà la forza per essere sempre migliori, per mantenere la nostra identità provando a crescere in questa e mai allontanandocene ingolositi dai click.
Il nostro prossimo passo, nove mesi dopo il primo, sarà essere presenti a Dimaro, per “cantarvi” il ritiro del Napoli. Sportdelsud, dai vagiti, al Trentino, per voi e, un po’, anche per noi.
Ad maiora.
