Come può uno scoglio arginare il Napoli

Chi pecora se fa, 'o lupo s' 'o magna. Questo Napoli non sa belare. Rimonta l’Atalanta e la vince in casa. Che sia di tecnica, tattica o “cazzima”, la spuntano sempre gli azzurri.

Articolo di carloiacono06/11/2022

© “NAPOLI” – FOTO MOSCA

“Come può uno scoglio arginare il mare?” cantava Lucio Battisti nel 1972. “Come può uno scoglio arginare il mare” veniva da pensare ieri mentre un’ondata azzurra si abbatteva sul Gewiss Stadium. Il Napoli ha vinto a Bergamo, 2 a 1 in rimonta, e quello che pareva l’unico ostacolo vero alla chiusura della prima parte di stagione da capolisti imbattuti è spazzato via, con una violenza inaudita.

Hanno vinto gli azzurri, e l’hanno fatto senza Kvaratskhelia, fermo al box (di casa sua), per infortunio e in attesa del ritorno della sua Mini. Lo hanno fatto rimontando il vantaggio dei bergamaschi, al 19esimo, su rigore realizzato da Lookman dopo un fallo di mano in area di Osimhen su sviluppi di calcio d’angolo.
È stata una gara vera, sporca, maschia, vero football, poco spettacolo. Una gara antica, di quel calcio che non ci stancava, anzi, ci fomentava e faceva patire. Zero protagonismi, solo due squadre in lotta. Una di quelle che partite che fanno la stagione, che ti ritrovi a fine d’anno. Le chiamavano partite “sofferte”, Dio le abbia in gloria.

L’ha imbastita l’Atalanta, meno prudente del solito nelle fasi iniziali. L’occasione di avvicinarsi al primo posto e di incontrare un Napoli reduce dalle fatiche di coppa era troppo grande per fare calcoli. La prima occasione è arrivato sui piedi del giovane (e bravo!) Hojlund, ma Meret gli ha detto un gran bel no, nonostante la distanza ravvicinata. Ha tenuto bene il campo la Dea, applicando i principi di gegen-pressing che non permettevano al Napoli di respirare e distendersi. Lobotka finiva sempre preso in mezzo da Pasalic e Koopmeiners, gli esterni aggrediti troppo alti per allungare. La sensazione era che il Gasp avesse incartato Lucianone, e quei tagli alle spalle dei braccetti di difesa avessero dilaniato il Napoli.

Ma non dovevamo certo scoprirlo ieri il carisma degli azzurri. Sono finiti i tempi di quando si scappava sotto la gonna della mamma per paura. Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna. Questo Napoli non sa belare, ed è la cosa migliore di questo nuovo corso. Osimhen l’ha pareggiata dopo appena quattro minuti, con uno stacco di testa impetuoso. Ha fatto 1 a 1, e otto in campionato in sole nove presenze (ma non sarà mai un goleador dicevano). In svantaggio questa squadra non ci sa proprio stare, lo è stata per soli 69’ minuti in 13 partite, è prima in questa speciale classifica, come lo è in tutte le altre. Ha avvertito il colpo la Dea, della strega, è stata un frustata, una lombalgia improvvisa e acuta. È scesa su di giri e nel momento critico è stata travolta dalla forza della natura.

Un forza nigeriana ed impetuosa, un vento d’Africa. Osimhen si è preso un pallone spizzato da Anguissa e ha ingaggiato un duello fisico con Demiral da lotta greco-romana. Si è portato il turco per il campo e quel colosso alla fine quasi la spuntava. Ma Victor ha la caparbietà dei nati ultimi. Si è trovato il pallone tra i piedi sul fondo, e ha avuto la lucidità e la tecnica (dicevano faceva per’ e per’) per servire Elmas al centro. Il macedone ha controllato quasi con indifferenza, se l’è spostata e la messa dentro, facile come bersi una pota (un grappino). Tu quoque. Spalletti sta insegnando ad una frangia di tifosi e di addetti ai lavori di contare fino a 100 prima di aprire bocca, perché se critichi e non ci prendi mai poi fai la fine del fesso.

Come aveva fatto a scegliere Elmas per sostituire Kvara? Aveva di certo bloccato l’out destro bergamasco, innocuo per tutta la gara, e trovato una grande prestazione del centrocampista (tra i migliori in campo) condita anche da un gol. Nella ripresa c’è stata mole di gioco, corsa, sporcature. Gli azzurri hanno rischiato poco o nulla. Solo una sbavatura di Zielinski ha dato l’opportunità a Maehle di rendersi pericoloso, ma Meret è stato strepitoso, sul danese e sulla respinta, poi Lookman dall’area piccola ha colpito in pieno la traversa.

Al 64esimo sono entrati Ndombele e Politano per Zielinski e Lozano, il Napoli era stanco, e aveva un problema sull’out destro. Al 75esimo Simeone ha sostituito uno stremato Osimhen. E tre minuti più tardi, proprio il Cholito si è mangiato un gol, strozzando un cioccolatino servitogli da Elmas (ancora tu!). Si è arrivati al novantesimo senza troppi patemi.

Le statistiche dicono nove vittorie di fila in campionato, meglio delle otto infilate l’anno scorso, meno una dalle dieci (record) di Sarri nel 2018. Il Napoli le ha vinte tutte, tranne i due pareggi contro Lecce e Fiorentina. È dalla quinta che non smette più di vincere e in questo lasso ci sono state Lazio, Milan, Roma e Atalanta tutte fuori. 35 punti in 13 partite, la quota scudetto la lasciamo al nostro Peppe Brillante, ma a occhio e croce ci si avvicina ai 102. L’impressione è che nessuno possa permettersi di arrestare questo viaggio.