S’innamora di sé riflesso nell’acqua di un fiume, ci cade dentro e muore

Contro il Milan, il Napoli ha riproposto lo stato di profonda depressione mentale e fisica già visto con il Barcellona. E Spalletti ne è complice.

Articolo di Luciano Scateni07/03/2022

© “SPALLETTI” – FOTO MOSCA

È autentico, deplorevole masochismo infierire su qualsivoglia accadimento che delude le attese: per dire che non è piacevole per chi appaga il desiderio di puro divertimento indotto dal bel calcio praticato dalla squadra amata. La critica costruttiva si affida al pensiero positivo, privo di indulgenza, senza condizionamenti, a costo di sfidare la passione senza se e senza ma del tifoso accecato da amore viscerale per i propri colori.

La scelta della seconda direttrice di analisi nasce dalla sofferta delusione per il raddoppio dell’umiliazione (“responsabile il Milan”, ndr) patita nei 90 minuti del match che nel tempio del pallone consacrato a Maradona ha raccontato la lezione di calcio impartita dal Barcellona a uno spento Napoli. Da subito sia chiaro, il gioco del Milan è imparagonabile alla meraviglia pedatoria dei catalani, ma anche se non in termini pedissequamente sovrapponibili, si è riproposto lo stato di profonda depressione mentale e fisica degli azzurri, privati di una buona diagnosi post Barcellona e di un’appropriata terapia da chi è delegato a trasfondere il proprio sapere calcistico nel patrimonio personale dei giocatori, che allena durante la settimana e guida a bordo campo, ovvero da Luciano Spalletti.

Da lui, nessun correttivo per contrastare la presumibile strategia di Pioli, che per imbrigliare Osimhen, l’ha affidato alla doppia morsa difensiva dei centrali rossoneri, rapidi nel raddoppiare la marcatura e bloccare le sue volate. La proposta? Pressione sulle fasce, per attirare almeno uno dei due marcatori del veloce nigeriano e capire che da qualche tempo Insigne è la brutta copia del geniale capitano e che Politano non è certamente al top della forma. Lasciare Mertens e Lozano a prendere freddo in panchina desta quanto meno perplessità. La resa senza condizione del centrocampo a Kessie è in buona misura responsabile del via libera concesso al Milan per portare a casa tre preziosissimi punti.

Spalletti andrebbe sottoposto a Tac in ambulanza a bordo campo, predisposta per accertare in diretta la natura del raptus che lo coglie più o meno al settantesimo, a volte poco prima, altre parecchio dopo, e l’induce a mandare in campo mezza squadra, impossibilitata ad ambientarsi rapidamente.

Domandone: perché Insigne non è più Insigne? Perché Zielinski, Fabian, Politano, rendono molto meno e perfino la difesa considerata granitica? Male oscuro? Urge un consulto e l’ufficio stampa del Napoli consigli a Spalletti di evitare il narcisismo di “auto complimenti”, come dire, illeciti, nel pre-partita.

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