Al Napoli sono venuti i cinque minuti
Grande ritorno alla vittoria per il Napoli di Francesco Calzona, che con un perentorio 4-2 si impone nei confronti del malcapitato Monza
Foto MoscaIl 7 aprile 2024 fu trovata acqua sul pianeta Napoli: c’è vita. È una stagione che si pensava fosse diventato un ambiente ostile all’esistenza. Quanto successo l’anno scorso andava classificato come un banale frutto del caso, congiunzione astrale, big bang scudetto. La prova maestra erano le esperienze mortificanti degli ultimi mesi, un gruppo di brocchi non avrebbe potuto trionfare altrimenti. E, invece, no. Gli azzurri hanno avuto un conato di orgoglio. La vittoria fu meritata, perché eravamo i più forti e, poi, forse, ce ne siamo dimenticati.
In terra brianzola, la banda Calzona l’ha “remuntada” – come dicono in Spagna – in cinco minuti. Cinque minuti per metterne a referto tre e portarsi sul 1 a 3. Tre gol, tra l’altro, da cineteca. Il primo lo ha realizzato Air Osimhen. Il nigeriano è saltato due metri e ventitré dal suolo per andare a raccogliere un cross alto in area piccola e scaraventarla col capoccione alle spalle di Di Gregorio. Il secondo è partito dal piede di Politano – entrato nella ripresa – che ha colpito a volo da fuori. Da fuori come Zielinski che di sinistro ha lasciato partire un missile diretto in zona ragnatele, quella appena sotto la traversa.
Alla fine si è vinto, 2 a 4. Tre punti, ma, soprattutto, una risposta/reazione alla contestazione dei tifosi e un colpo al cuore per ciò che sarebbe stato se si avesse avuto sempre questo approccio, questa testa, questa volontà, questa fame.
Dall’immagine indecente della resa restituita dalla sconfitta casalinga contro l’Atalanta, alla testimonianza della presenza di un dignità. Lo aveva chiesto De Laurentiis, è stato accontentato. Ora guardare al finale di stagione fa meno paura, perché anche se qualificazione all’Europa non fosse, almeno non si arriverà al triplice fischio assoluto con il fegato spappolato dalla vergogna. Fallire gli obiettivi con onore ha un gusto meno amaro. Poi il resto si vedrà.
Si è mossa, almeno un po’, la classifica. Si è fatto un passo, che al momento significa settimo posto, ovvero Europa League. Con ventuno punti ancora in palio, gli audaci possono credere ancora nell’entrata in Champions. La realtà dice, invece, che al momento il Bologna (quarto) dista dieci lunghezze, mentre la Roma (quinta) sette. Saranno entrambe ospiti al Maradona prima della fine. C’è poi l’Atalanta, impegnata a Cagliari, a soli due punti dagli azzurri ma con un match in meno (recupero contro la Fiorentina) che è in vantaggio per scontri diretti.
Dopo i cinque minuti azzurri, è arrivato il gol, meraviglioso anch’esso, di Colpani. L’ha fatto alla Del Piero, ma di sinistro. Poi nessuna altra sortita brianzola, fino alla chiusura di Raspadori, che ha impiegato soltanto 19 secondi dal suo ingresso per appoggiarla in rete.
In realtà, il Napoli ha giocato una buona partita dall’inizio, nonostante lo svantaggio. Gli azzurri erano dentro la partita, hanno corso, hanno pressato, hanno creato. La colpa è stata prendere gol, al nono minuto. Cambio di campo di Colpani per Zerbin, l’ex l’ha messa in mezzo e Juan Jesus si è dimenticato di marcare. Djuric non si è fatto pregare e da attaccante vecchio stampo l’ha incornata in rete.
Non si è sfaldato il Napoli, ha ripreso il canovaccio, quanto provato in settimana. Gli è stato negato un rigore, c’era fallo di Zerbin su Ngonge, evidente. Poi nel secondo tempo si è fatto venire in cinque minuti. I cinque minuti da scudetto, come un trailer di un film. Ci ha fatto rivivere vecchie emozioni. Per oggi va bene così.
