Il diario di Darwin: “tremendismo granata” e il ricordo di Meroni

Sport del Sud raccoglie i ricordi, gli appunti e le nostalgie di Darwin Pastorin. La quinta istantanea ripercorre le memorie che lo legano al Torino, dal suo arrivo in Italia fino allo scudetto della stagione 1975/76, passando per il commosso ricordo di Gigi Meroni.

Articolo di Darwin Pastorin07/05/2022

Alle ore 15:00, Torino e Napoli scenderanno in campo per la 36esima giornata del campionato di Serie A. La squadra di Spalletti è fresca di qualificazione matematica alla prossima Champions League, mentre la formazione di Juric ha vissuto finalmente una stagione serena dopo un paio di anni nei bassifondi della classifica. Un primo passo di un progetto che mira a riportare il Toro laddove la storia del calcio italiano lo colloca.

Un passato glorioso, quello dei granata, interrotto dal tragico incidente di Superga del 4 maggio 1949 in cui l’intera squadra, il Grande Torino, perse la vita a seguito del disastro aereo di ritorno da un’amichevole contro il Benfica. Nei successivi 73 anni di storia, ai 6 scudetti già conquistati se ne è aggiunto solamente uno, nella stagione 1975-76, grazie al capolavoro firmato da Gigi Radice in panchina, e dalla formidabile coppia Pulici-Graziani in campo. Per avvicinarci alla sfida, Sport del Sud si affidata ai ricordi di Darwin Pastorin, che i frangenti di quello scudetto li ha vissuti e raccontati in prima persona. Dal Brasile a Torino quando era appena un bambino, innamorandosi della Juventus ma mai disdegnando il rivale granata.

Darwin, quali sono i tuoi primi ricordi legati ai granata?

“Comincerei con una definizione di Giovanni Arpino, che è stato un grande scrittore e il mio maestro di letteratura. Diceva così: “La Juventus è universale, il Torino è un dialetto. La Madama (Juventus, ndr) è un esperanto calcistico, mentre il Toro è gergo”. Era questa la grande differenza tra le due squadre. In Brasile tifavo Palmeiras, che in origine si chiamava Palestra Italia ed era la squadra degli italiani. Nella maggior parte dei casi, gli italiani emigrati in Brasile tifavano Palmeiras. Poi, arrivo a Torino da bambino e divento tifoso della Juventus, non ricordo neanche per quale motivo. Però ho sempre avuto un grande rispetto per il Toro, conoscendone la storia. Appena pochi giorni fa, il 4 maggio, è stata ricordata la tragedia di Superga del ’49. Quel giorno lì, se ne andò senza dubbio una delle squadre più forti di tutti i tempi. Quando facevo il cronista e andavo al campo Filadelfia, ricordo gli anziani che raccontavano le imprese di quella squadra con le lacrime agli occhi e narravano di prodezze e meraviglie. Quando le cose andavano male, capitan Valentino si rimboccava le maniche, spronava i suoi e il Toro vinceva. Sono sempre rimasto catturato da questa storia tragica, di una squadra entrata nel mito. Infatti, è l’unica squadra che davanti al proprio nome ha un aggettivo: Grande.

La squadra del Grande Torino

Un altro ricordo forte risale a quando avevo 12 anni. Mia mamma mi svegliò dicendomi: “Guarda, Darwin, che è morto Gigi Meroni”. Mi sono messo a piangere. È vero che giocava nel Torino, ma era un’ala destra che mi ricordava i frombolieri brasiliani. Aveva i capelli lunghi, calzettoni abbassati ed era un personaggio stravagante. In campo era inarrestabile con i suoi dribbling. La sua scomparsa mi colpì nel profondo. Andai anche al suo funerale, lanciando una rosa sulla sua bara. E poi la domenica dopo c’era il derby con la Juve. Io andai in curva Filadelfia, curva dei sostenitori bianconeri, con la mia bandiera della Juve listata a lutto. Il Torino vinse 4 a 0, fece tre gol Combin e uno Alberto Carelli, che scese in campo con la maglia numero 7 di Meroni. Ancora oggi, tante persone continuano a chiedergli di quel giorno in cui segnò un gol alla Juve con la maglia di Meroni”.

Poi hai vissuto e raccontato anche lo scudetto nel 1975-76

“Cominciando la mia carriera ho avuto modo di seguire da vicino il primo e, per ora, unico scudetto dopo Superga. Era una squadra veramente formidabile e infatti si parlava di “tremendismo granata”, sempre per riprendere una citazione di Arpino. Erano ragazzi che scendevano in campo per divertire, perché erano uomini portati all’offensiva. C’era un giocatore come Claudio Sala, che non fece fortuna in Nazionale solo perché davanti aveva Causio. Poi c’era un regista come Pecci, un centrocampista come Zaccarelli, un mediano di spinta formidabile quale era Patrizio Sala. In porta c’era Castellini, che poi ha giocato anche nel Napoli. E poi là davanti c’erano Puliciclone e Graziani. Graziani era forza e sacrificio, Pulici faceva gol in acrobazia formidabili. Ed entrambi erano micidiali di testa. Era una squadra che divertiva, che dava spettacolo. In quegli anni si parlava di Torino capitale del calcio, perché c’era già la Juventus e poi è arrivato questo Torino a sorprendere tutti. Ed infatti, l’anno dopo ci fu quel campionato incredibile, con la Juve a 51 punti e il Toro a 50”.

Paolo Pulici, capocannoniere del Torino nella stagione 1975-76

C’è qualche protagonista della storia del Torino a cui sei particolarmente legato?

“Negli anni ho conosciuto diversi giocatori con il quale ho scritto ho stretto un’amicizia che dura ancora adesso. Ad esempio, col portiere Terraneo, che avevo scoperto scrivesse poesie e ne parlai anche sul Guerin Sportivo. Avevamo anche un calciatore poeta (ride, ndr). Ma soprattutto con Léo Júnior, con cui ho tutt’ora un rapporto straordinario. È veramente un campione in tutto. E poi anche con Dossena, con Zaccarelli, con Claudio Sala. Ricordo che nel Torino ha giocato anche Casagrande, che è stato uno dei protagonisti in Brasile della Democrazia Corinthiana con Socrates. E ricordo anche l’argentino Pato Hernandez, con cui ho avuto un bel rapporto.

Se devo dire la verità, il giocatore che più mi ha colpito del Toro da quando sono qui in Italia è stato Gigi Meroni. Non c’è proprio niente da fare, la mia mente torna a lui. Purtroppo, il destino ce lo ha sottratto troppo presto. Lui per me era veramente un fuoriclasse. Si raccontava che dipingesse quadri e che vivesse in una mansarda per stare più vicino alla luna. Si era innamorato della ragazza del luna park, Cristiana, che però era sposata. E poi andava in giro a Torino, sotto i portici antichi, con una gallina al guinzaglio (ride, ndr). Era un personaggio. Poi, ti ripeto, in campo era una meraviglia vederlo all’opera. Io, da tifoso della Juve, andavo a vedere le partite del Toro per Meroni”.

Luigi Meroni, ala del Torino scomparso a soli 24 anni

Vi svelo il cuore segreto di Buffon

Gigi Buffon, come ormai sapete, ha detto, a 45 anni, addio a

Maradona

Diego caro, ti penso felice tra le nuvole

Nella notte delle celebrazioni, Darwin Pastorin pensa a Dieg

“Mai un peccato di arroganza o di presunzione” Pastorin ricorda Garella

La morte di un portiere è come la morte di un poeta: svanis

Maradona Zico

Il diario di Darwin: Zico, Maradona e gli anni d’oro del calcio italiano

Sport del Sud raccoglie i ricordi, gli appunti e le nostalgi