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Mettiamo il tifo da parte: la Juventus è superiore a tutte

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©️ “POGBA” – FOTO MOSCA

Mancano solo le ufficialità, le quali sono ormai una formalità, che legheranno Angel Di Maria e Paul Pogba alla Juventus.

Acquisti geniali, che aumentano vigorosamente il valore della rosa bianconera. Se l’argentino rappresenta la chiave per ridare esperienza e per vincere partite serrate e complicate grazie a quel che ormai si dice “colpo del campione”; Pogba rappresenta un vero e proprio colpo di teatro.

Il francese torna tra le mura dello Stadium dopo essere mancato per ben 5 anni, ma facciamo un passo indietro. La Juventus prelevò il centrocampista nell’estate del 2012 a parametro zero dal Manchester United, in bianconero il “polpo” si esaltò, raggiungendo numeri da top player. Nella finestra di mercato del 2017 i red devils fanno tornare il francese in Inghilterra versando nelle casse della Vecchia Signora una cifra di 120 milioni di euro. Tutto questo per arrivare ad oggi, luglio 2022: Pogba ritorna alla Juventus a parametro zero, come nel 2012, prelevato dallo stesso club di Manchester. Sinceramente, giù il cappello.

Inutile girarci intorno, la Juventus vuole ristabilire la propria egemonia in Italia, dopo 2 anni di assenza dalla corsa scudetto, i bianconeri vogliono tornare sul tetto d’Italia.

Prima di parlare delle 2 operazioni che hanno portato a Torino i 2 calciatori, riassumiamo le ultime stagioni bianconere, spiegando il perchè, anche dopo aver fatto più punti in campionato, il Napoli rimane inferiore alla Juventus.

Pirlo e Allegri non hanno portato scudetti, ma in 2 anni la bacheca non è rimasta vuota

Prima di parlare delle ultime 2 stagioni della Juventus è giusto fare uno precisazione: Cristiano Ronaldo ha rappresentato una spesa troppo grande anche per una potenza come quella di Torino.

L’asso portoghese, arrivato in Italia nell’estate del 2019, ha causato danni inusuali all’interno dei bilanci juventini. Quando si spendono 100 milioni per un cartellino, e si offrono 31 milioni di stipendio, oltre all’ambizione e al dovere nel puntare a vincere ogni trofeo in Italia e in Europa, sei anche consapevole di dover fare sacrifici.

Sacrifici che sono costati cari al club di Agnelli, il quale nel corso degli anni si è dovuto privare di campioni di primo livello come: Higuain, Mandzukic, Cancelo, Matuidi, Khedira, Pjanic, lista che potrebbe concludersi con l’addio di Paulo Dybala e la probabile cessione del centrale olandese De Ligt.

Ridimensionamento inusuale se pensiamo che è avvenuto tutto nel giro di pochi anni.

Forse il periodo nero della vecchia signora potrebbe essere arrivato al termine, ma negli ultimi anni la formazione Juventina non era più imbattibile come si pensava, basti leggere i nomi di chi andava in campo.

Arriviamo alle ultime due stagioni, dove per molti rappresentano le più buie per i tifosi juventini, ma questo è il pensiero di molti altri tifosi i quali sono esterni al mondo Juve.

Pirlo prima, Allegri adesso, hanno segnato la fina di un dominio durato dai tempi di Conte.

Periodo nero, però, si fa per dire. Perchè se la Juventus è uscita (o almeno così sembra) da questo buco nero, riuscendo comunque a centrare 2 qualificazioni in Champions League, vincere 1 Coppa Italia e 1 Super Coppa per poi rigiocare le stesse finali un anno dopo contro l’Inter, se questo lo chiamiamo periodo nero, firmiamo per avere lo stesso anche noi.

Quante squadre in Italia sarebbero riuscite a fare lo stesso percorso con un ridimensionamento del genere? Soffermiamoci un attimo sul Napoli: se De Laurentiis non è riuscito a portare lo scudetto in città quando le milanesi erano in crisi o quando la Juventus era fuori dalla corsa al titolo, quando pensa di farlo? E se il ridimensionamento della Juventus lo avesse il Napoli? Cosa riuscirebbe a raccogliere a fine anno?

Domande aspre, amare, se vengono dette ad un tifoso azzurro, ma che in cuor suo sa già le tristi risposte.

La Juventus rappresenta una mentalità dalla quale bisogna trarne ispirazione

Torniamo su Pogba e Di Maria, cercando di andare più affondo nelle trattative.

Parlando in maniera superficiale, diciamo che la Juventus ha abusato in maniera intelligente del Decreto Crescita.

Che cos’è? In che cosa consiste?

Il Decreto Crescita è un decreto legge pubblicato il 30 aprile 2019 che prevede una serie di misure finalizzate alla ripresa della crescita economica e degli investimenti in Italia. L’articolo numero 5 del Decreto Crescita, denominato ‘Rientro dei cervelli’, era stato pensato per favorire l’arrivo in Italia di lavoratori (italiani o stranieri) residenti all’estero attraverso l’instituzione di un regime fiscale agevolato attivato a partire dal 1 gennaio 2020.

È andato ad intervenire sull’articolo 16 del decreto legislativo del 14 settembre 2015 che già prevedeva un trattamento ‘speciale’ per i lavoratori arrivati in Italia – e ha portato la tassazione sul reddito dal 45% a circa il 25% per i lavoratori che non sono stati residenti in Italia nei due anni precedenti e che si sono impegnati a farlo per i due successivi. In caso di permanenza in Italia inferiore ai due anni, il beneficio fiscale decadrebbe con conseguente ritorno della tassazione al 45% su tutto il pregresso.

Grazie a questa legge, la Juventus ha potuto risparmiare sulle tasse e sugli stipendi dei due nuovi acquisti, permettendo di far respirare il proprio bilancio.

Tutti segnali provenienti da una mentalità vincente ed esperta, che trova conferme nelle parole dell’ex calciatore Fabio Cannavaro, il quale nel corso della propria carriera ha vestito la casacca bianconera: “Io sono tifoso del Napoli, per me la Juventus rappresentava la nemica da battere. Ma quando sono entrato in quel mondo ho capito cosa significasse vincere”.

Il Decreto Crescita è stato adottato anche dall’Inter per riportare Lukaku a Milano, e che sicuramente rappresenta una svolta per le trattative di calciomercato.

Perchè il Napoli non adotta la stessa politica di mercato per fare il salto di qualità?

Da Torino spostiamoci un attimo a Napoli, città che per il calore dei propri tifosi meritava in più occasioni il tricolore. Titolo che manca dalla stagione 1989/1990, quando gli azzurri erano guidati dal più grande di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

I partenopei negli ultimi anni sono stati gli unici ad andare vicini a strappare lo scudetto dalla maglia della Juventus, dov’è però l’inganno? Semplice, il Napoli ci ha provato, Inter e Milan ci sono riuscite.

Inutile girarci intorno, per vincere bisogna fare più punti e delle altre, e se il Napoli non ci riesce da dopo il campionato 2017/18, forse qualche investimento sul mercato va fatto.

Bisognerebbe fare quel sacrificio economico per alzare l’asticella di una squadra la quale, qualitativamente parlando, è già ben dotata. Ma se invece di fare ciò si lascia partire a parametro zero Lorenzo Insigne e Dries Mertens, rischiando di regalare tra un anno Fabiàn Ruiz e Koulibaly, torniamo sempre alla domanda di prima: quando torna lo scudetto a Napoli?

La realtà che il presidente De Laurentiis, da buon imprenditore quale è, utilizza è vincente sotto i profili societari: se si mette un tetto a degli ingaggi i quali già da prima erano rudimentali, e si punta su calciatori che per età e valore garantiscono plusvalenza, le entrate e i bilanci saranno sempre o quasi in verde.

Strategia intelligente, ma non vincente. Per poi passare alle tempistiche delle trattative, qualcuno di voi sa per caso a che punto è Deulofeu? E Ostigard?

Sicuramente avere un bilancio garantisce una certa armonia fiscale, ma dubitiamo che si richi il fallimento per fare operazioni che supererebbero di poco i costi standard della società, spesa che rientrerebbe se tornasse lo scudetto a Napoli.

Diciamo la verità, la Juventus è antipatica perchè vince. Chissà cosa si prova nell’essere antipatici agli occhi degli altri.

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