“Vesuvio erutta” su Spotify, la prova che il calcio italiano non è calcio

“Vesuvio erutta” su Spotify, la prova che il calcio italiano non è calcio

Gli stadi italiani rappresentano da sempre un culto per ogni tifoso, un luogo dove andare a sostenere la propria squadra del cuore, un momento di ritrovo con persone che condividono la stessa passione, o almeno, così dovrebbe essere.

Fa strano affrontare questa tematica se pensiamo che siamo prossimi al 2023, fa rabbia dover provare a dare una spiegazione del perchè nel corso di un evento sportivo, si debba assistere all’esposizioni di striscioni e cori beceri, che non hanno nulla a che fare con il mondo dello sport.

L’apice del ridicolo è stato raggiunto recentemente, quando, girovagando sulla libreria di Spotify, ci si può imbattere in un “coro da stadio” che non ha nulla a che vedere col pallone.

“E’ semplice sfottò”, “è satira”, “ognuno ha il proprio modo di tifare”. Sono queste le frasi che escono dalla bocca di molti, troppi, individui quando si cerca di affrontare il tema.

Dinanzi a tale ignoranza (perchè parliamo di quella), si può arrivare solo ad una conclusione: il calcio in Italia rende stupidi.

E’ doveroso specificare che non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, né tantomeno leggere questo articolo con vittimismo, ma bisognerebbe semplicemente fermarsi a ragionare.

Quando non si parla di discriminazione territoriale si parla di razzismo, proprio così, razzismo, nel 2023 in Italia si sente ancora questa parola.

Ma il tema non si affronta mai, forse perchè fa comodo non toccare l’argomento, perchè conviene far finta di non vedere e non sentire. Davanti a tutto ciò, è difficile trovare una soluzione, o meglio, le soluzioni ci sono, ma a chi spetta trovarle?

In Premier League funziona tutto diversamente“, questa frase invece quante volte l’abbiamo sentita? Quante volte elogiamo il campionato inglese non solo per lo spettacolo che offre, ma anche, e soprattutto, per l’organizzazione che possiede?

Forse, in Inghilterra non sono chiacchieroni come qua in Italia, forse, a differenza nostra, prendono provvedimenti, agiscono, tutelano. E in Serie A? Si da il contentino, perché tanto le persone sono stupide, perché l’italiano non può fare a meno dello stadio.

La morale: la colpa non è solo di chi va allo stadio per rendersi protagonista non rendendosi conto che si sta solo mettendo in ridicolo, ma di chi permette a questi soggetti di avere accesso all’interno di essi.

I provvedimenti da prendere ci sono, e sarebbero anche efficaci se solo si volesse porre fine a tutto questo (o almeno minimizzarli), ma non si vuole porre rimedio, perché non conviene, perché girano interessi finanziari ed economici che non si vogliono perdere, e perché, in effetti, un proverbio dice “Chi nulla fa, nulla è, nulla sarà”, ed è quello che siamo in questo Paese.

Non paragoniamoci agli altri, non siamo nelle condizioni. Il calcio in Italia è marcio? Si, e il tifo lo è ancora di più. Siamo nel 2023, ma l’Italia, e gli italiani, sono ancora troppo indietro per potersi mettere a confronto con altre realtà.

Il DASPO, tutti lo chiedono ma nessuno sa usarlo

Quando assistiamo a episodi beceri all’interno di uno stadio la parola a cui si ricorre con più frequenza è il DASPO, ma che cosa significa?

“Acronimo di Divieto di accedere a manifestazioni sportive, titolo della legge n. 401 del 13 dicembre 1989, finalizzata a contrastare la violenza negli stadi. Stadi vietati per i tifosi violenti in tutta Europa”.

Semplice da capire, meno semplice, evidentemente, da applicare.

Perchè nella penisola Europea anche il DASPO viene applicato in maniera sbagliata? Per farvi capire, vi poniamo come esempio l’episodio che ha visto coinvolto Kalidou Koulibaly ed un tifoso della Fiorentina al Franchi.

Il “signore” insultò il difensore senegalese, scatenando l’ira di quest’ultimo. Alla fine il soggetto venne individuato e punito con il DASPO per 5 anni.

Che cosa è stato risolto? Niente, se tra 5 anni costui tornerà dentro ad uno stadio e continuerà ad avere gli stessi atteggiamenti.

Eppure parliamo di una delle sentenza più efficaci, se non la più efficace, tranne in Serie A.

Razzismo e discriminazione, fenomeni che crescono e non si fermano

In Italia siamo arrivati al non saper distinguere l’offesa dallo sfottò, allora, prima di entrare nell’argomento, come con il DASPO, diamo la spiegazione dei due termini

Sfottò: presa in giro vivacemente umoristica.

Offesa: Atto o comportamento lesivo della dignità, integrità o autorità altrui: o grave, atroce, sanguinosa.

L’italiano non riesce a distinguere le differenze tra questi termini, specialmente quando assiste a una partita di calcio.

Maleducazione? No, peggio, ignoranza, con la I maiuscola. La persona maleducata è consapevole di comportarsi male, nonostante questo continua con i suoi atteggiamenti.

L’ignorante, invece, è colui che agisce pensando di essere dalla parte della ragione, quando in realtà, è l’esatto contrario.

Il fenomeno dell’ignoranza cresce sempre di più, e si amplia in più settori, non solo in quello dello sport.

E quando l’ignoranza regna sovrana, escono fuori episodi di razzismo e non solo, allo scopo di fare ridere.

Si può fermare tutto ciò? Difficile rispondere a questo quesito, forse bisognerebbe studiare, ma arrivati a questo punto, potrebbe non bastare.

Il discorso alla fine è sempre lo stesso: allontanare chi non è in grado di stare a contatto con gli altri, in modo tale da non influire in maniera negativa su chi lo circonda, bambini inclusi.

Perchè negli sport da combattimento tali episodi sono rari?

Spesso si pensa agli sport da combattimento, e subito si pensa alla brutalità, alla violenza, alla cattiveria. ALT, c’è più rispetto su un ring che in un campo da calcio.

Il Pugilato, l’MMA, il Karate, ecc, insegnano la disciplina, e il confronto con l’avversario.

L’attuale campione di pugiliato dei pesi massimi leggeri, Mattia Faraoni, nel corso di un’intervista, ha spiegato cosa sono e che scopo hanno le arti marziali sul ring e sulla vita di tutti i giorni:

Le arti marziali sono sacrificio per prima cosa, perchè quando prepari un match devi prendere in considerazione tanti fattori che influiscono il tuo perscorso.

Sei stanco? Non puoi riposarti perchè devi fare un’altra ripresa.

Hai fame? Non puoi mangiare perchè sei a dieta.

Vuoi fare serata? Non puoi perchè il giorno dopo devi allenarti e ti devi svegliare presto.

Questa è l’arte del sacrificio, ma anche della forza di volontà e della determinazione.

Un po’ mi fa rabbia e un po’ mi fa ridere quando sento che gli sport da combattimento rendono pericolose le persone, perchè non è assolutamente così. Quando entri in una palestra, il maestro ti allena all’incontro ma anche alla vita, perchè se ti comporti male in palestra non ti fanno entrare.

Sugli incontri quello che posso dire è che noi fighter siamo artisti marziali, e quando facciamo sparring, o un incontro ufficiale, noi non facciamo altro che mettere a confronto la nostra arte, l’arte del combattimento, ci facciamo male? Ma noi sappiamo a cosa andiamo incontro, e se succede non è perchè chi hai dall’altra parte vuole infierire su di te”.

Avete mai sentito un discorso del genere durante una partita di calcio? La risposta la trovate se andate a farvi un giro nei dintorni dei campi sui quali giocano i pulcini, o i dilettanti, dove i genitori dagli spalti chiedono, anzi, impongono esplicitamente al proprio figlio di far male al proprio avversario.

Il calcio in Italia è marcio, e continuerà ad esserlo finche qualcuno non vorrà realmente cambiare le cose, ma ad oggi sembra che a tutti vada bene così.

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