Non è un cervo il segnalinee

Quel Como-Napoli del 23 novembre 1952 e i quattro azzurri squalificati per “offese gravi e ripetute ad un segnalinee".

Articolo di Carlo Martinelli07/12/2021

Eccola, l’inattualità che conferma l’attualità. Succede, eccome. E quel che si può leggere sul quotidiano sportivo di rosa pittato – siamo nel 1952, in dicembre, il 6 per la precisione – porta a conclusioni che il tifoso saprà tirare da solo. Chi scrive, semmai, rileva una volta di più come si scrivesse al tempo. Assai bene.

È un non meglio precisato Argus a firmare un lunghissimo articolo. Non cronaca, semmai elzeviro, commento salace, vieppiù percorso dalle milanesi del giornale che lo ospita. Così è. Il vostro inattuale cronista si abbevera felice a simile acqua cristallina. Citiamo.

Già titolo e sottotitolo ci proiettano in un’altra dimensione. “Non è un cervo il segnalinee”. Occhiello: “Sulle squalifiche al Napoli”.

Leggiamo.

“Prelibatezza davvero sono le pizze che si cucinano in casa del mio amico Scognamiglio. Quando mi invita a gustarne non so resistere, accetto e mi trovo davanti alle più morbide, saporite, ben condite pizze di questo mondo. Mi si obietterà che passare con disinvoltura dalla cucina milanese a quella napoletana non mi dà credito di buongustaio. Ne convengo, ma io mangio or qua, or là, dove mi avviene e il mio gusto s’è assuefatto, tanto da non sapere io stesso quale piatto prediligere. Bene, sono l’altra sera da Scognamiglio tuffato in un mare di specialità napoletane, quando scorgo il mio ospite balzare dalla sedia, avvicinarsi a una sorta di tripode sul cui piatto sono molti giornali alla rinfusa, estrarne uno con sicurezza, avvicinarsi a me e quasi con tono di sfida esclamare:

– Allora, c’entra o non c’entra la politica nello sport?

Io che m’ero ormai dedicato alle pizze con la stessa voracità dell’imperatore Vitellio, ed ero lontano le mille miglia da qualsiasi accenno che non si riferisse alla gastronomia, compresi di essere caduto in un agguato tesomi non dall’amico ma dal tifoso Scognamiglio. Tifoso del Napoli, naturalmente. E col dente avvelenato per Como – Napoli. Abbandonando il diletto che mi procurava la sua mensa, mi acconciai dunque a sostenere il contraddittorio”.

E qui urge una piccola spiegazione. Il 23 novembre, una manciata di giorni prima, gli azzurri, in trasferta in terra lombarda, erano stati sconfitti dal Como per 2 a 1. Doppietta di Cattaneo per i lariani, inutile la rete di Vitali (“in fuorigioco”, scriveva sornione il quotidiano sempre di rosa pittato). Sul taccuino dell’arbitro Silvano, di Torino, un solo ammonito, il napoletano Sessa. Fin qui, tutto tranquillo o quasi.

Ma quando, qualche giorno dopo, il giudice della Lega Calcio esamina il referto arbitrale, il medesimo giornale titola: “Sul Napoli i fulmini della Lega. Quattro partenopei squalificati per ingiurie”. Due giornate di squalifica per il portiere Casari “per offese gravi e ripetute ad un segnalinee alla fine del primo tempo e a fine gara”. Una giornata di squalifica ciascuno a Comaschi, Castelli e Granata: i primi due per offese al medesimo guardalinee alla fine del primo tempo; il terzo per offese sì al guardalinee, ma a fine gara. Insomma, neppure ammoniti in campo, squalificati poi.

E quindi, torniamo ad Argus. Lo abbiamo lasciato a cena, a casa di Scognamiglio. Inizia il contraddittorio.

“- Che c’entra la politica? Replicai.

– Tartassato fu il Napoli, perché Lauro lo presiede… capisci?

– Vorresti dire che la Lega ha giudicato secondo principi extra sportivi?

– Lo dico e lo sostengo, leggi qui (e mi agitava davanti il foglio): cose incredibili. Una squadra corretta come il Napoli. Quattro giocatori squalificati… ma che sono impazziti alla Lega? Già, quando si insinua la politica…

Fuori di sé l’amico Scognamiglio, fu giocoforza dimenticare le sue pizze.

Dissi:

– Facile sapere se effettivamente la politica c’entra.

– In che modo?

– Localizzando le simpatie, appunto politiche, di ciascun membro della Lega.

– Tutti repubblicani sono, lo giurerei…

– Per esempio il conte Giulini no. Che sia iscritto non so per certo, ma simpatizzante monarchico questo è sicuro.

– Uno non basta.

– Ma è il presidente.

– Il numero farà forza.

– Veniamo agli altri. Pasquale e Marchesini sono agnostici, te lo assicuro, ma Pistolesi è filomonarchico per quanto ne so.

– Che mi racconti? La Lega è un covo di legittimisti?

– Parlo di simpatie, per convincerti. Che credi, che il conte Rognoni sia repubblicano? Un uomo i cui antenati hanno giurato fedeltà a Umberto Biancamano?

– Sarebbe a dire che questi simpatizzanti…

– Sono dei galantuomini, niente di più. Ti posso dire che taluno d’essi aveva minacciato pene più severe per quei quattro giocatori e che la causa del Napoli è stata perorata da un simpatizzante repubblicano, ingegner Rossi.

– Ma il rappresentante del Sud dov’era? Quello doveva battersi.

Meomartini? Non era presente ed in verità si è molto agitato la settimana successiva. Ebbe anche un violento scontro con Giulini, voleva dimettersi. Diceva che per un caso del genere lui doveva essere avvertito.

– Ma i membri della Lega non hanno l’obbligo di essere sempre presenti?

– Infatti. Ma se anche Meomartini ci fosse stato, la Lega avrebbe seguito la procedura normale. Anche tu sei di quelli che non si mettono in testa che la Lega è un tribunale?

– D’accordo, ma quattro squalificati… che cosa hanno fatto infine a quel segnalinee?

– Che cosa hanno detto…

– Parolacce?

– Frasi ingiuriose. Che cosa risponderesti a uno che ti confronta ad un cervo?

– Per l’agilità nella corsa?

– No, per le corna.

– Questo gli hanno detto? Corn… al segnalinee?

– Questo e altro. Anche mascalzone gli hanno detto e cretino e venduto.

– Ma Casari perché due giornate si ebbe?

– Proferì frasi ingiuriose e poi appoggiando la mano sinistra al braccio destro, eseguì in tale posa alcune flessioni col medesimo avambraccio.

– Quello è portiere e flessioni ne deve pur fare.

– Ma quelle flessioni equivalgono a un atto indecoroso.

– Però due giornate…

– È la legge. Sai che la Lega ha un suo codice interno?

– Lo ignoro.

– Bene, te lo spiego subito. Questo codice delle pene fissa, per esempio, in una giornata di squalifica i casi di ingiuria, secondo la loro gravità. Per Casari, dunque, una giornata per le ingiurie…

– Ed una per le flessioni.

– Precisamente. E, bada, la Lega ha applicato la minore pena prevista in casi analoghi.

– Ma perché questa bella inaugurazione col Napoli?

– Ricordati che Viola, portiere juventino, si ebbe tre domeniche di squalifica per atteggiamento offensivo proprio nei confronti di un segnalinee.

– Io so che in altri casi la Lega è stata molto più indulgente.

– Non la Lega, ma l’arbitro nel suo rapporto. Siamo alle solite. Se un arbitro non espone i fatti con la dovuta precisione, cioè se non presenta un rapporto circostanziato, la Lega non può giudicare per induzione.

– Io ti dico che spesso mi capita di vedere giocatori intorno all’arbitro agitarsi e protestare.

– Proteste, non ingiurie, c’è differenza. Nel codice della Lega le proteste vengono punite con l’ammonizione o con la multa.

– Vedremo come la C.A.F., sabato, vedrà la cosa.

– Sai che cosa ti dico in quanto a questo? Che se il Napoli veramente ha ritenuto che i provvedimenti siano stati eccessivi, avrebbe dovuto reclamare per tutti gli squalificati e non solo per Casari.

– Reclamo platonico. Gli altri tre la loro giornata di squalifica l’hanno ormai scontata.

– Però se la C.A.F.  avesse accolto il reclamo per tutti avrebbe potuto essere annullata una nota di recidività nei confronti di Comaschi, Granata e Castelli che potrebbe nuocere loro in futuro. E si sarebbe anche stabilito un principio.

– Quale principio? 

– Ascolta: la C.A.F. esamina i documenti ufficiali, legge di ingiuria e atti irriguardosi (si tratta di Casari) e riduce la squalifica.

– Volesse il cielo.

– Ecco, in questo caso resterebbe affermato in linea di principio che o le ingiurie oppure i gesti debbano essere puniti semplicemente con una multa o con una ammonizione.

– Insomma, la Lega ha sempre ragione. Questo Napoli proprio è tartassato, lo vogliono vedere morto.

– Ti ho detto che la Lega…

– Lega o arbitri o segnalinee per me fa lo stesso. Ci vorrebbe… sai che cosa ci vorrebbe? …

– Sentiamo.

– Una bella rivoluzione.

– E dove?

– Che so? In mezzo gli arbitri, mi pare che sarebbe tempo che si uniformassero nella stesura dei rapporti.

– Lascia perdere la rivoluzione nell’A.I.A. È benemerita l’A.I.A. E lo dico sul serio. E non capisco proprio perché Berretti e Agostini si siano dimessi.

– Chi sono costoro? Hanno danneggiato il Napoli?

– Te lo dirò un’altra volta chi sono, ma il Napoli qui non c’entra, come non c’entra la politica con le deliberazioni della Lega. Capito?

– Capito.

(Ma non mi pare persuaso. Comunque mi riavvicino alle pizze)”.

E dal dicembre 1952 a.V. (avanti Var) è tutto. Non è poco.