Nuovo Cinema De Laurentiis

Il Napoli torna da Torino come da una scampagnata, mentre De Laurentiis prepara la prossima stagione: tutta nuova, ma sempre uguale.

spalletti de laurentiis
Articolo di carloiacono08/05/2022

© “DE LAURENTIIS, NAPOLI” – FOTO MOSCA

Fotografie da Torino. Terzo posto blindato a quadrupla mandata nella città degli scassinatori d’occasione. Facce da podio, sorridenti perché da quello scalino in poi si assegnano le medaglie. Peccato che c’è metallo e metallo e ci hanno abituati – con disonore – a vederli intenti a togliersele (le medaglie) quando non del colore sperato. Ma ça va va sans dire, a comodità o gonfi il petto o ti piangi addosso, meglio la prima, anche se non conta più a niente.

Non aveva valore nemmeno il match con i padroni di casa. Era una giornata soleggiata, orario da siesta, l’atmosfera ricordava quelle ore lente passate al tavolino di un bar in spiaggia, sorseggiando una Tassoni. Persino Jurić aveva il volto disteso, negli occhi il riflesso di un prato verde e non del sangue. E, in effetti, nonostante si fosse nell’arena del Toro, non c’era motivo per scornarsi, bastava fare bella figura, mettere in mostra il pelo lucente.

E va dato merito alle squadre in campo di averlo fatto. Nonostante giocare per una pizza e una Coca Cola potesse dare più stimoli, non è mancato l’approccio. Il Torino ha fatto il Torino, non Grande, ma piccolo. Qualche azione di rimessa, qualche pallone recuperato, un po’ di intermittente intensità, qualche capocciata, come quelle rifilate ad Osimhen o quella del Gallo che quasi suonava mattina non ci fosse stato Ospina a dare la sveglia ai suoi. 

Belotti è un ottimo attaccante, le ha passate di cotte e di crude, è un ragazzo di valori vecchio stampo, ha fiuto, senso del gol e di squadra. Dovesse arrivare sotto il Vesuvio per il post-Osimhen non lo si scambi per un Petagna qualsiasi. Dovesse partire, invece, il colombiano, scenda qualche lacrima – napulitana, in questo caso. 

È un estremo difensore estremo dati i tempi che corrono. Rende sicurezza ai compagni, li de-responsabilizza, è uno svitato impavido, forte nei pali, reattivo, capace nelle uscite. Ha il mestiere e può accontentare i vezzi della moda, ieri ha toccato 59 palloni (solo uno in meno rispetto ad Anguissa, primo in questa speciale classifica). Pensate li avesse toccati Meret, pensate succeda dalla prossima stagione. Poi, fatevi segnare del Lexotan dal vostro medico di base.

Spalletti l’avrà già fatto di certo. L’allenatore ha scelta di sciogliere un ballottaggio tecnico secondo le sue preferenze, la società di scioglierlo secondo opportunità economiche. Lasciar partire, però, il preferito del tecnico è delegittimazione, la prassi per chi siede sulla panchina azzurra. 

Non è comune, invece, ottenere più punti fuori casa (40) che in casa (33) per il Napoli. Se il bottino fosse stato perfettamente bilanciato si guarderebbe il Milan dall’alto in basso. Se si fosse giocato sempre fuori lo stesso. Viene da chiedersi il perché. Pressione, ansia da prestazione, l’ingombrante nome di Diego sulle maglie e sullo Stadio. Avremo difficilmente una risposta.

Ne avremo, invece giocoforza, tante durante le prossime settimane e nei prossimi mesi sul Napoli che sarà. Due le domande che agitano il popolo: Spalletti resterà? Se sì che Napoli gli sarà consegnato e con quale obiettivo?

Come sempre corre l’incubo del libera tutti, il ridimensionamento forzato. Si cambierà tanto, è vero, ma se diamo dell’ “imprenditore” ad Aurelio De Laurentiis, ricordiamoci che un imprenditore non svaluta il prodotto che vende. Sostituirà per rilanciare, col il solito gioco delle tre carte, mosse da una sola mano, la sua.

Oltre ad Insigne, con il quale ci si scambierà una liberazione reciproca, partiranno almeno altri due “big” – per usare un termine moderno. Chi?
Di Ospina dicevamo. Koulibaly è vincolato territorialmente, ha un legame uterino con la città. Giuffredi parla tanto ma Di Lorenzo resterà. Per Fabián, irritante come chi cambia la serratura dopo che gli hanno rubato in casa, si aspetta un buona offerta – destino condiviso con Zieliński (già altrove di testa). Osimhen con tutti i suoi limiti è valutato 100 milioni, arrivasse una proposta indecente ci si penserà. Pensare è quello che sta facendo Mertens, la sua permanenza non è scontata come dicono.

Arriverà finalmente il terzino sinistro. Finalmente come se stesse arrivando a piedi. Qualche giovane per rilanciare un corso nuovo. Nuovo di facce in campo e vecchio per quelle dietro ad una scrivania. Obsoleto per gestione e prassi (vedi sopra). Sarà un anno zero mascherato, un altro colpo di cinema. Sarà l’ennesima ripartenza a gestione limitata – cambiano i fattori, mai l’equazione, la struttura, sempre la stessa, solo riproposta come un pantalone démodé che con le pieghe pare “Capri”.

In Francia dicono: “Hai voglia ‘e mettere rum, chi nasce…”, continuate voi.