Napoli-Liverpool, ovvero il potere della libertà

Contro il Liverpool, in campo il Napoli del futuro libero da paura, e sconfittismo, nato nell'incoscienza dei giovani.

Napoli-Liverpool
Articolo di carloiacono08/09/2022

© “NAPOLI-LIVERPOOL” – FOTO MOSCA

È successo, e ad ore di distanza sembra ancora difficile credere sia vero. Il Napoli ha affondato il Liverpool. Anzi, lo ha annegato, scendendo come grandine forte dal cielo, inaspettata. Al Maradona, i vice campioni d’Europa in carica, tre volte finalisti di Champions negli ultimi cinque anni, hanno fatto la figura di Frazier, in quella notte del ’86, spedito al tappeto da Tyson in trenta secondi. Gli azzurri li hanno presi a cazzotti. Hanno dato una lezione “fisica” a quegli stessi inglesi che senza controllo se ne vanno – da tempo – in giro per il Vecchio Continente a far razzie. 

Senza girarci intorno, nemmeno nei sogni più spinti, nelle previsioni più rosee, nei desideri di un folle, si poteva pensare a questo 4 a 1. È un risultato immenso e, allo stesso tempo, piccolo. Le reti potevano essere molte di più. La prestazione va ancora oltre, e questa volta non è una condanna. È storia e ribaltamento di essa. Il Napoli ha fatto il Liverpool. 

Ha preso i Reds e li ha suonati come una cover dei Beatles. Il primo assolo è arrivato dopo nemmeno 45 secondi: palo di Osimhen. Let it be, cinque minuti, rigore di Zielinski – per tocco di braccio di Milner – e 1 a 0. Un altro penalty l’ha concesso un irriconoscibile Van Dijk al 17’, Osimhen l’aveva già perso da tempo, anzi mai preso, l’ha spedito a terra. Il nigeriano se l’è fatto parare da Alisson. Il brasiliano ha chiuso una porta, ma non si è aperta una sliding door. La doppia mandata porta la mano (il piede, la firma, la maestosità) di Anguissa: uno-due con Zielinski, appoggio, 2 a 0 al 31’.

L’attaccante mascherato sente tirare, ha già rischiato troppo, esce. Al suo posto Simeone. Kvaratskhelia continua a disegnare calcio come se tra l’alluce e il melluce avesse una matita. Sembra Zidane quando volteggia, Henry quando punta, un’ira di Dio quando si intestardisce, lo fa sulla fascia e manda Arnold e Joe Gomez a prendere il latte, alla Gianni Morandi. Palla in mezzo, il Cholito, sotto la linea di porta, bacia pallone e tatuaggio. Si emoziona, come i presenti allo stadio. La goduria ha raggiunto livelli epici. Klopp fugge negli spogliatoi con in testa Help! urlato da John Lennon.

Nessuno può salvare questo Liverpool dal Napoli, ne è prigioniero. La cella la custodisce Zielinski, che fa doppietta, di fino, scavetto dopo una ribattuta. 4 a 0 al 47’. Cerro Grande aveva ancora il fischietto in bocca. Lo ha tenuto fino al 49’, Luis Diaz fa il 4 a 1. Il gol della bandiera si diceva anni fa. Ma è una bandiera ammainata quella dei Reds, non sventolerà più, se non confusa, tra i venti procurati dal passaggio della storia che si concretizzerà sino al 90esimo.

La storia fatta in una notte magica, in cui abbiamo avuto un assaggio della perfezione, fugace ma luminosissima, di un’energia così potente da restarti nelle vene. Assistere a questo Napoli-Liverpool è stato come incontrare Monica Bellucci sul set di Malèna, osservare Botticelli raffigurare la Venere, abbinare il Camembert ad un Beaujolais, assistere ad un miracolo cristiano: Lazzaro che cammina. Ha funzionato tutto, il piano gara di Spalletti, ogni singolo meccanismo, gli undici e più, nessuno sotto il 7.

C’è una risposta a tutto questo? La risposta è si. La risposta è nella libertà. La risposta è in quel pezzo di squadra che è andato via in estate, un pezzo di codice genetico che si è staccato. Portava in sé la paura, lo sconfittismo, la consapevolezza di non essere abbastanza. Un’eredità plasmatasi nel tempo delle umiliazioni, quando dei Napoli belli finivano per non partecipare mai ai balli. I nuovi volti non conoscono la paura, non ne hanno fatto esperienza, sono incoscienti e per questo senza catene, inarrestabili. 

È il Napoli dei giovani, è il Napoli del futuro. È un Napoli libero e per questo padrone di se stesso, del proprio destino, della propria stagione. È nella notte che si è riscoperto tale, tutto in un momento, uno di quelli che non si può misurare con gli orologi ma con i battiti del cuore.

Un momento che fa l’immortalità di chi non conosce il suo domani e ha dimenticato il suo passato.