Foggia-Napoli 4-1: una sconfitta da non dimenticare
L’8 dicembre 2004, il Napoli incassa la sconfitta più pesante da inizio stagione: gli uomini di Ventura perdono in casa del Foggia 4-1.

Nonostante sia più immediato associare l’atto del ricordare all’ambito mentale, questo termine, etimologicamente parlando, implica in realtà un coinvolgimento del cuore (cor, cordis latino), ritenuto, dagli antichi, la sede della memoria.
In effetti, tendiamo a dimenticare troppo in fretta. Pensate un attimo al Chievo di Campedelli: la Procura federale aveva ricostruito un quadro di presunti illeciti amministrativi che spaziava dal 2015 al 2018 e che si era consumato, per l’accusa, in una serie di plusvalenze realizzate tra la società clivense e il Cesena per gonfiare il ricavi e ottenere l’iscrizione ai campionati. O ancora, ad un caso più attuale: l’arresto di Massimo Ferrero, per bancarotta e reati societari. Quello del patron della Sampdoria è solo l’ultimo di una lista di presidenti di squadre finiti in manette per illeciti finanziari o frodi fiscali.
Aurelio De Laurentiis ha un rapporto molto particolare con Napoli e il Napoli. Amato e odiato. Dal punto di vista dei risultati, però, la sua gestione è indiscutibile: il presidente ha sempre fatto camminare il Napoli su un tappeto pulito e senza debiti.
Eugenio Montale una volta disse: “Il vino invecchiando dicono che migliori, ma non tutti i vini migliorano, alcuni inacidiscono” .
Stagione 2004/2005: la partita a Foggia
Era la stagione 2004/2005, il Napoli in estate fallisce e il produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis, per 32 milioni di euro, fonda e iscrive la Napoli Soccer al campionato di serie C. In pochi giorni il nuovo direttore, Pierpaolo Marino, ingaggia per la panchina Giampiero Ventura e forma una squadra a mercato già chiuso. I primi arrivi sono Montervino e Montesanto che devono addirittura reperire palloni e magliette per fare allenamento. In entrata anche il Pampa Sosa, Scarlato, Ignoffo, Abate, Terzi, Pozzi, Varricchio e Berrettoni.
L’8 dicembre 2004, gli azzurri incassano la sconfitta più pesante dall’inizio della stagione: gli uomini di Ventura perdono in casa del Foggia 4-1.
Siamo alla quattordicesima giornata di andata: contro i rossoneri, il tecnico ligure deve rinunciare a Scarlato e al Pampa Sosa. Per il resto conferma la formazione che la domenica precedente aveva sconfitto, seppur fortunosamente, il Sora, con l’unica variante di Abate al posto di Toledo relegato in panchina.
Allo Zaccheria c’è il pienone da grande evento. Per l’occasione la dirigenza foggiana aveva persino indetto la “giornata rossonera”. Ragion per cui, i sostenitori di ambedue le squadre, accorsero in numerosi per poter assistere al match.
La squadra ospite parte bene e nel corso del primo quarto d’ora minaccia per ben due volte la porta di Marruocco con Berrettoni e Varricchio. Tuttavia, il Foggia intuisce che il diavolo è meno terribile di quanto era stato dipinto. E al primo tentativo (17′) passa in vantaggio: su un calcio di punizione dalla trequarti, concessa magnanimamente dall’arbitro Velotto, Mounard mette al centro per Cellini che, tutto solo in piena area, trafigge di testa Belardi.
D’ora in poi è dominio Foggia: occasioni per Cimarelli (20′ e 22′), bordata di Micco (23′), spunto di Mournard (24′). Il Napoli balla paurosamente: non riesce a fare filtro, né a riorganizzarsi, e al 27′ capitola per la seconda volta. Uguale alla prima: cross di Micco dalla sinistra ed ancora di testa Cellini trova il varco giusto per la sua doppietta della giornata. La faccia di De Laurentiis, seduto in tribuna, è bianca come la cera. Soltanto al 45′, dagli sviluppi di un calcio d’angolo, Montesanto indirizza a rete, il pallone incoccia sulla schiena di Tomei ed inganna Marruocco.
Nella ripresa si riceve il quadro completo della fragilità degli azzurri: Ventura cambia un improponibile Savino con Accursi che si posiziona a destra mentre Terzi passa al centro ed Ignoffo si sposta a sinistra. Ma nello sbando ci si mette anche la sfortuna: al 4′, Ignoffo sbaglia un disimpegno e Cimarelli ne approfitta, bucando ancora il portiere avversario da circa 20 metri. Al 30′ arriva inesorabile il poker. Mora sbaglia il rinvio nella propria metà campo e regala il pallone a Mounard che dai 20 metri scarica un preciso rasoterra che fa secco il povero Belardi.

Una clamorosa invasione
Due minuti dopo la rete di Mounard, avviene un episodio eclatante: un tifoso (probabilmente di estrazione napoletana) elude i controlli e invade il campo dirigendosi minaccioso verso l’autore del quarto gol foggiano. Il numero 11 avrebbe sbagliato, secondo l’energumeno, ad esultare sotto la curva napoletana al momento della rete. Fatto sta che solo l’intervento (tardivo) delle forze dell’ordine riesce a riportare la calma e far riprendere regolarmente la gara.
Nei minuti restanti succede poco o nulla. Gli azzurri escono sconfitti a seguito di una partita disastrosa a tal punto che la formazione che scese in campo venne definita “la più brutta di sempre”. Successivamente, la nuova dirigenza azzurra esonera Ventura, iniziando un nuovo percorso di crescita sotto la guida di Edy Reja e con l’inserimento di nuovi innesti per la rosa partenopea di buon livello, tra questi: Calaiò, Fontana, Piá e Capparella. Così avviene ed il Napoli, con il terzo posto in graduatoria, supera in semifinale la Sambenedettese, ma perde la finale play-off contro l’Avellino, pareggiando 0-0 in casa e perdendo 2-1 in Irpinia.

L’era De Laurentiis: dal declino alla rinascita
De Laurentiis è stato protagonista assoluto di una risalita (calcistica e manageriale) che ha portato gli azzurri a diventare un club modello nonostante la gestione familiare. Dal suo arrivo, il club ha iniziato una nuova vita, arrivando negli anni a tagliare importanti traguardi e posizionandosi stabilmente tra le migliori squadre d’Italia, guadagnando finanche la 21esima posizione nel ranking Uefa. “Non c’erano neanche più i palloni e le magliette, ho dovuto rifondare tutto”, ricorda spesso il patron azzurro. Si ripartì da zero, con la squadra che dopo il fallimento iniziò dalla Serie C grazie al “Lodo Petrucci”.
Ecco perché Foggia-Napoli è il pretesto, l’appuntamento ideale per guardarsi indietro a distanza di anni e ripercorrere il percorso di crescita della società azzurra: in appena dieci anni, dalla C alla Champions, un sogno per i supporters fatto realtà.
