Sfogliando l’album di Napoli-Juventus. Diego, Carletto, Lucianone: fuoco alla storia

Napoli-Juventus è un album ricco di istantanee: dal ricordo di Maradona e Vialli al Moggi bipartisan, passando per il primo autogol della storia e la rimonta in Coppa Uefa.

maradona, napoli
Articolo di Roberto Beccantini09/01/2023

Napoli-Juventus è come una donna di Las Vegas: si veste per andare a dormire e si spoglia per andare a lavorare. Venerdì 13 gennaio 2023, ore 20,45. Fuoco alla storia. Nel ricordo imperituro di Gianluca Vialli, pianto anche da coloro che gli avevano dato del dopato, e della punizione fanta-spaziale che Diego Armando Maradona pittò il 3 novembre 1985 sulla tela di Stefano Tacconi. E in «memoria», ma sì, del Lucianone Moggi bipartisan che, dopo l’asilo chez Madama, girò un sacco di «scuole»: Roma, Lazio (in serie B), Torino, Napoli, ancora Torino e ancora Roma fino al dottorato juventino in «Calciopologia».

Bei tempi, quando «noi del Nord» si atterrava a Capodichino con il capo così alto e altero da sovranisti bauscia (pensando alla classifica), accolti dalla classe e dai «cavalli» di Armandino, tassista di professione e cittadino del mondo per vocazione: del nostro mondo, almeno. Uomo di Moggi, sì: ma prima di tutto, uomo.

Albergo sul lungomare, sempre, compreso quello dal cui terrazzo un Giampiero Boniperti furente chiese l’intervento immediato del ministro dell’Interno, Virginio Rognoni, perché «laggiù», in strada, i Masanielli facevano un casino infernale e la squadra, povera, non riusciva a prendere sonno. Era la notte di sabato 16 maggio 1981, vigilia di un’ordalia poi decisa dall’autorete di Mario Guidetti su tiro di Vinicio Verza, giovanotto (allora) di talentuose lune. Era il Napoli di Rino Marchesi e Ruud Krol, metà grisaglia e metà ammiraglia, terzo alla meta.

A proposito di autogol. Il primo in assoluto, dal varo «fascista» del campionato a girone unico, stagione 1929-30, ebbe luogo proprio in un’edizione di Juventus-Napoli. A Torino, però. Come si scriveva e disegnava in quel periodo, le «zebre» batterono il «ciuccio» per 3-2. Era il 6 ottobre 1929 e «tale» Biagio Zoccola, alessandrino di Pietra Marazzi, mediano di ruolo, deviò di ginocchio nella porta sbagliata, la sua, una sberla di Luigi Cevenini III. Da Massimo M. Veronese del giornale.it: «Le cronache dell’epoca raccontano che la sera prima, mentre faceva flanella dopo cena con i compagni nella hall dell’hotel, un tipo esagitato fece irruzione sulla soglia, con il revolver in pugno: “Zoccola! Ma io ti ammazzo. Non fermatemi che io l’ammazzo senza pietà”. Cercava la moglie, non Biagio, ma per un attimo l’equivoco lo paralizzò».

Napoli-Juventus. Con il Napoli su e la Juventus giù. Rammento la bolgia dantesca che scandì, da colonna sonora, la rimonta di Coppa Uefa, la notte del 15 marzo 1989, 3-0 per il Napoli con un gol di Michael Laudrup annullato per un fuorigioco che, a prima svista, proprio «fuori» non sembrava. O il pomeriggio del 6 febbraio del 1983: da un ispido 0-0 uscì una fraterna trattenuta di Costanzo Celestini alla maglia di Marco Tardelli. Si era in area e Schizzo tirò dritto. Poi guardò verso l’arbitro, Paolo Bergamo. Che gli disse: «Se cadevi, te lo davo [il rigore]». Cose così, in un San Paolo che non scendeva mai sotto gli 80 mila.

Dall’album delle reminiscenze affiora, febbrile, la sagoma dell’addetto stampa del Napule, Carlo Iuliano. Lavorava pure per l’Ansa. Durante l’Europeo tedesco del 1988 mi faceva prendere un cazziatone al giorno perché ne sparava sempre una sugli olandesi del Milan, il Milan di Arrighetto Sacchi, celeberrimo e acerrimo rivale del Napoli maradoniano. Carletto era un collega che coniugava lo spirito di servizio con l’anima più smaliziata della Napoletanità. Altro che tarantella e Pulcinella. Il 6 febbraio saranno dieci anni: malinconia canaglia.

«Viviamo in una città che ti ferisce a morte o t’addormenta, o tutt’e due le cose insieme» scriveva, della sua Napoli, Raffaele La Capria. Sì, ma quando arriva la Juventus…

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