Mandateci Savonarola: il Napoli ci è piaciuto!

Nonostante il pareggio di ieri contro il Torino il Napoli continua a dare dei segnali forti per questo finale di stagione.

NapoliFoto Mosca
Articolo di carloiacono09/03/2024

Mandateci Savonarola. Suonerà eretico, ma a noi il Napoli visto in campo ieri sera contro il Torino è piaciuto, il risultato (1-1) non complica più di tanto la rincorsa al posto Champions, e Orsato ha avuto un metro di giudizio tutto sommato equilibrato.

Cominciamo dalla partita, era di difficile interpretazione, e gli azzurri hanno faticato il giusto per elaborarla. Il Torino – non a caso decimo in classifica – è una signora squadra, ha un organico discreto, ma un impianto cazzuto collaudato da Juric (ieri in tribuna per la minaccia ad Italiano di settimana scorsa: “ti taglio la gola!”).

I granata godono nei duelli individuali, giocano a uomo, sono intensi e abbastanza intelligenti per adattarsi agli avversari e sopperire le defezioni: Ilic, Ricci, Tameze. Hanno lasciato il possesso al Napoli, aggredito alto nel primo tempo – concedendo agli uomini di Calzona una sola giocata, ovvero il lancio per evitare la prima pressione – per poi abbassarsi nei minuti finali, senza mai rinunciare alle verticalizzazioni per sfruttare le transizioni in campo aperto di Bellanova, Zapata, Vlasic e Pellegri.

Sono nate così le principali occasioni sabaude, almeno quattro: su tutte la conclusione secca dal limite di Zapatone, sullo 0-0, neutralizzata da un ottimo e reattivo Meret. La rete, quella di Sanabria (64’) – entrato per Pellegri un minuto prima – invece è nata da un mischia in area: palla contesa, con il paraguaiano che ha trasformata con una splendida sforbiciata da album Panini, con la difesa azzurra colpevole di permettere sempre un po’ troppo in area piccola. L’1-1 si è cristallizzato li.

Il tabellino lo aveva battezzato Kvara (1-0) al sessantunesimo. Il georgiano – migliore in campo per distacco, ha fatto il diavolo a quattro – se l’è apparecchiata e se l’è conclusa da solitario, da giocatore differente. È partito in contropiede sulla sinistra, ha tagliato il campo, servito Rui in sovrapposizione, e nel frattempo è andato ad occupare l’area. Il portoghese ha chiuso il triangolo, con il suo piedino magico.

Kvara alla Inzaghi ha sbloccato il risultato. È stato anche l’unico a giocarci col risultato. Quando si era ancora sullo 0-0 ha sprecato due palle gol, ritornati sul pari (1-1) voleva fuggirne: ha dribblato, creato, tirato da ovunque. Ha ritrovato fiducia, è ritornato a definire gli equilibri del Napoli.

Un Napoli che è “tutta n’ata storia” per dirla alla Pino. Non si può sognare “l’America”, ma l’Europa sicuro. Gli azzurri hanno finalmente trovato un’identità, diversa, ma un’identità, cercano una bellezza operaia, il neorealismo. Calzona sta lavorando, e molto, sul sistema difensivo, d’altronde era arrivato a Napoli dopo l’era Benitez per questa sua attitudine, lo sta facendo nonostante gli uomini, una coppia difensiva (Ostigard-JJ) che ai tempi era ritenuta da Coppa Italia.

La manovra è più fluida, si plasma a seconda dei momenti della partita e dell’avversario. Non si ha più paura del pallone, ora è un amico che deve aiutare a viaggiare veloce, prima qualcosa di pesante. Poi c’è il fattore mentale: la voglia di giocarsela. Il tabù delle tre vittorie consecutive – la maledizione Garcia, che riteneva tale evento il vero obiettivo stagionale – non è stato infranto, è arrivato un pari, ma tant’è. Esistono anche gli avversari. Quando non si vince non ci sono solo i propri demeriti, ma anche i meriti degli altri. Il Toro ha meritato.

Si resta a -7, -3, e -2 da Bologna, Roma e Atalanta: quarto, quinto e sesto posto. Con una partita in più che per le avversarie giocheranno rispettivamente con Inter, Fiorentina e Juventus. Non ci sono fughe all’orizzonte. Li, all’orizzonte, c’è solo il Barça, e quello visto ieri contro il Mallorca naviga a vista: mancano sempre più uomini, e quelli che restano nei blaugranda da immaginario collettivo avrebbero tenuto calde le poltrone del Camp Nou. Allo Stadio Olimpico di Montjuic, invece, si giocherà la sfida che vale una stagione, anzi forse l’intera era De Laurentiis. Restare in Champions, significherebbe la prima partecipazione al Mondiale per club più importante della storia, con esclusione della Juventus e pioggia di milioni annessi. Forse varrebbe più dello scudetto, e questo pensiero affannava ieri, forse, più del Toro.

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