Se non è un addio è l’arrivederci al tricolore in tempi migliori

Fiorentina-Italiano, la partita perfetta, Spalletti-Napoli, la partita più che imperfetta.

Articolo di Luciano Scateni10/04/2022

©️ “ELMAS” – FOTO MOSCA

Fiorentina-Italiano, la partita perfetta, Spalletti-Napoli, la partita più che imperfetta, e c’è curiosità per sapere che ne pensa chi ha fatto viaggiare il tecnico degli azzurri (di nuovo in rosso Armani, una delle 15 magliette finora indossate) su in un cielo stellato: è ancora convinto che un sia un grande allenatore? La sconfitta del Napoli è anche e soprattutto la sconfitta di Spalletti. Squadra messa male in campo, lenta, imprecisa, priva di grinta e zero incisività. In panchina i migliori della squadra da qualche tempo, in qua, ovvero Mertens ed Elmas, in campo per 90 minuti la brutta copia di Zielinski e miopia per l’intero match sul buco difensivo di sinistra dove il giovane Zanoli ha concesso a Biraghi di far molto male; nessun progetto offensivo studiato e sperimentato in allenamento.

Sul fronte opposto: possesso palla, fluidità degli scambi, inappuntabile disposizione in campo, gioco a memoria, ripartenze micidiali. In due parole, squadra che ha meritato di andare in vantaggio (Gonzalez, 29°), raddoppiare (Ikoné, minuto 66, triplicare con Cabral, al 72esimo). L’uno a due si deve a un destro da venti metri di Mertens e il 2 a 3, inutile, al minuto 84, a una gran ‘botta di Osimhen. Risultato mai in discussione e il solito strambo finalino di Ghoulam spedito in campo in zona Cesarini (???). Raccontare la partita in dettaglio è uno spreco di parole e nulla potrebbe aggiungere alle conseguenze di una sconfitta che rende inadeguata, frutto di presupponenza inadeguata, gratuita, l’esternazione di Spalletti “Siamo sempre più da scudetto”.

Detto con tutto il rammarico che si può immaginare: Napoli e i suoi appassionati tifosi non meritano di essere illusi, di scoprire nello stadio finalmente colmo che gli azzurri sono privi di personalità, senza nerbo, poco competitivi. L’argomento opposto “Ma siamo in testa alla classifica” si traduce, se esaminata con onestà, nella constatazione di una Serie A complessivamente mediocre, dove si può navigare in vetta anche senza esprimere bel gioco e chiara superiorità.

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