Verso la storia: Atalanta, ancora tu!

Oggi, come 36 anni fa, tra il Napoli ed il sogno c'è ancora l'ostica e tremenda Atalanta.

Articolo di Lorenzo Maria Napolitano11/03/2023

© “ATALANTA” – FOTO MOSCA

Già dal punto di vista cromatico la sfida tra Atalanta e Napoli è interessante, l’azzurro che domina la maglia dei partenopei è chiaro e rassicurante, bello da vedere come un’onda che s’infrange sugli scogli. I lombardi aggiungono a quell’azzurro un fumoso nero coordinato da strisce verticali; pura maglia di stampo nordico, perfettamente geometrica e con un tocco incolore. È difficile, però, che le due squadre si affrontino con le rispettive prime maglie: infatti navigando con la memoria anni indietro ricordiamo l’Atalanta in vesti color salmone, o in un più consono bianco. Discorso analogo per il Napoli, che alternava un dolce bianco ad un caloroso rosso fuoco. Soprattutto in tempi più recenti, con la continua produzione di nuove maglie, la gara tra i due club è diventata un’epopea di colori stravaganti, che raggiungono il loro apice al fischio d’inizio quando le due squadre si fondono.

Oltre i colori, la sfida tra gli azzurri e la dea travalica la realtà sportiva: i bergamaschi sono ancora più spocchiosi degli altri tifosi del nord Italia, e non si pongono alcun tipo di scrupolo. La reincarnazione perfetta del tifo atalantino, infatti, è proprio Gian Piero Gasperini. Bravo, a tratti eroico, ma un po’ troppo “schierato” verso una fetta di Bel Paese. È una rivalità che sicuramente affonda le proprie radici in un campo sociale, ma che col tempo ha trovato una vera e propria dimensione in campo, dati i numerosi scontri, anche di una certa importanza, susseguitisi negli anni. Tra le gare migliori non può non esserci un Atalanta-Napoli del 1987, vinta dai campani grazie all’unico gol realizzato, oppure la finale di Coppa Italia, nello stesso anno, in cui a trionfare sono stati ancora una volta gli azzurri.

Negli ultimi anni, invece, anche in base a periodi più o meno favorevoli, la gara si è tradotta o in un massacro da parte dei nerazzurri, o in un trionfo del Napoli. Ricordiamo, ad esempio, le ampie vittorie a Bergamo, come l’ultima nel non troppo lontano 3 aprile 2022, o quella per 4-1 al San Paolo nell’ottobre del 2020; brucianti sconfitte sono quelle del 2021, in cui il Napoli ha perso davvero parecchi punti, seppur contro un Atalanta in uno dei suoi anni migliori di sempre. Stavolta la dea non lotta per lo scudetto, rispetto agli anni scorsi, ma spinge per un posto in Europa, possibilmente in quella dei grandi, la Champions League. E, grazie a giovani interessanti, ma anche la penalizzazione della Juventus, l’obiettivo non è irraggiungibile.

Le gare più iconiche, però, sono quelle che hanno portato davvero alla storia, la stessa che sta raggiungendo il Napoli grazie a questo straordinario campionato. Difatti sono indimenticabili soprattutto due gare, quelle della stagione 1986/1987.

Atalanta-Napoli, 8 marzo 1987

Festa della donna, gara dal sapore di scudetto, Bergamo si trasforma e diventa, per 90 minuti, Napoli. I tifosi azzurri sanno che questo campionato può essere diverso da tutti i precedenti, e assaporano man mano il dolce gusto della vittoria. Partita dopo partita, i napoletani riempiono tutte le città d’Italia dove Maradona e compagni si presentano.

Sembra davvero di essere a Napoli, e per tutto il corso della gara non si sente neanche il fischietto dell’arbitro, soppresso dall’incessante coro “Maradona è meglio è Pelé“. I nerazzurri, in zona retrocessione, rendono difficile la vita del Napoli, e Cesare Prandelli (futuro CT della Nazionale) marcherà molto bene Diego. Il Napoli è costretto praticamente al contropiede, e riuscirà a sbloccare il risultato grazie all’incornata di Bruno Giordano arrivata sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Il sipario si chiude con la vittoria da parte degli azzurri, ma vedere adesso il video linkato porta indietro nel tempo non solo per le squadre, ma per tutto il contesto. Galeazzi intervista l’arbitro negli spogliatoi prima dell’inizio del match, i calciatori si scaldavano nel parcheggio, erano davvero altri tempi.

Bianchi, intervistato a fine partita, continua a predicare la calma, ma dopo la gara contro l’Atalanta si parlerà di scudetto per le vie della città, e probabilmente lo hanno fatto anche i calciatori stessi, quando il loro mister era assente.

Il 10 maggio il Napoli sarà proclamato Campione d’Italia grazie al pareggio contro la Fiorentina, ma la gloria non finì lì.

Finale di Coppa Italia, il Napoli torna a Bergamo

Anni fa, la Coppa Italia non veniva disputata a gara secca, ma prevedeva un match di andata e di ritorno, in modo da permettere alle squadre di giocare con il supporto del proprio pubblico. Gli uomini di Ottavio Bianchi erano belli e scudettati, mentre l’Atalanta tristemente retrocessa in cadetteria. L’orgoglio lombardo voleva portare a casa una competizione, ma il Napoli Campione era troppo forte (e, a differenza della gara precedente, molto più sicuro e divertito). La prima gara, giocatasi tra le mura del San Paolo, fu una passerella d’onore, 3-0 schiacciante, succede tutto in 10 minuti: dal minuto sessantasette a settantasette insaccano Renica, Muro e Bagni. La questione è chiusa, si può già festeggiare.

La gara di ritorno è una formalità, ma il Napoli vince ancora grazie ad un altro gol di Giordano verso lo scadere, sancendo un complessivo 4-0. È double. In Coppa, tra l’altro, quegli azzurri detengono ancora un record, quello di aver vinto tutte le partite della competizione, dalla prima all’ultima. Neanche un pareggio o una sconfitta. Solo una cosa sarà più bella di questa stagione, la maglietta del campionato successivo, dove l’azzurro sarà tappezzato d’oro e tricolore. Una maglia d’altri tempi.