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Un calcio alle palle – Tutti Allegri in destinazione ostinata e contraria

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© “ALLEGRI” – FOTO MOSCA

Tutti Allegri in direzione ostinata e contraria

Non userò giri di parole. La Juventus è un pugile contato alla prima ripresa. Dare addosso a Massimiliano Allegri equivarrebbe a prendere a bastonate un poveraccio seduto sul water al mattino. Però, bisogna ammettere che il livornese non fa veramente nulla per evitare di essere percosso verbalmente dalla critica. Inizia bacchettando Miretti, un giovane che avrebbe bisogno di incoraggiamenti pubblici, non rimbrottate da capro espiatorio. Prosegue dichiarando la palese inferiorità della sua squadra alla vigilia dell’esordio in Champions League contro le stelle del PSG, decidendo di caricare di peso la sfida con il Benfica in casa. Risultato? Persa la prima e persa la seconda: 0 punti in Europa dopo due giornate.

Poi si è giocata, a stretto giro di ruota, la partita tanto discussa con la Salernitana, in cui il VAR è andato in totale corto circuito, e la Juventus ha visto sfumare una vittoria al 93’. Un conto sono le responsabilità terze, accertate e imperdonabili. Un conto, però, sono le condizioni in cui ti presenti al 90’. I tifosi bianconeri, certamente, non si aspettavano di trovarsi 2-2 sul finale di gara contro una squadra salvatasi per miracolo la scorsa stagione. E qui il problema è di organizzazione di gioco, nonché di preparazione fisica. Quindi, responsabilità dell’allenatore.

Arriviamo, dunque, alla famosa dichiarazione pronunciata da Allegri nell’intervista-monologo rilasciata a Mario Sconcerti una ventina di giorni fa, e ritortasi contro proprio con il bersaglio del suo esempio. “Questa di adesso è una Juventus virtuale. Sono contento del progetto di mercato, mi è piaciuto. Ma i giocatori in campo non ci sono. Provate a togliere all’Inter o al Milan cinque titolari, poi vediamo se vanno in difficoltà”. Tac. Detto, fatto. Sabato i rossoneri hanno schiantato la Juventus a San Siro con un netto 2-0, e avrebbero potuto essere anche di più, senza avere a disposizione cinque titolari: Maignan, Calabria, Kjaer, Saelemaekers/Messias e Ibrahimovic.

È evidente che si debba stare attenti a ciò che si dice. Ancor più se poi ti viene chiesto conto delle tue parole. Rispondere con il silenzio è la peggiore delle vie percorribili. Negare l’evidenza, seppur per proteggere il proprio lavoro e il gruppo, non solo è controproducente, ma irradia anche una luce negativa su tutta la società. Il tempo passa, il sentimento dei tifosi juventini si inasprisce, e l’hashtag #Allegriout si fa sempre più popolare. Tutto tace, lassù, nei piani alti. Sembrano prepararsi per l’ennesimo funerale. Dopo la Ferrari, la Juventus. Dopo Binotto, Allegri. John Elkann osserva impietrito, mentre Andrea Agnelli conta le pecore nel sonno.

Flop Klopp, la fine di un ciclo?

What’s going on in Liverpool? O per essere più chiari: ma cosa diamine sta succedendo ad Anfield? È davvero surreale pensare che una squadra di campioni, finalista appena quattro mesi fa in Champions League, possa essere in una crisi tanto preoccupante. Per certi versi ricorda il periodo in cui i Reds non riuscivano più a ottenere successi tra le mura casalinghe nel 2021. Ogni tanto si inceppa anche il meccanismo di Klopp. E pensare che, sulla carta, con l’arrivo di Darwin Nunez dal Benfica, il Liverpool avrebbe anche colmato la mancanza di un centravanti in grado di fare reparto da solo. Non può ricondursi alla sola partenza di Mané, direzione Bayern, il crollo di prestazioni. Certo, l’assenza di un uomo, prima ancora del calciatore, come Sadio ha sicuramente impoverito il gruppo. Tuttavia, 10 punti in 8 giornate sono davvero pochi.

E non si dica che la squadra non si stia impegnando. Le maglie sono, come sempre, pregne di sudore al triplice fischio. Diktat della Premier e di Klopp. Che sia giunta la normale conclusione di un ciclo? Spesso accade non perché siano invecchiati gli interpreti, ma perché la quotidianità ha raggiunto un punto di stallo, dal quale è difficile ricavare nuove motivazioni. Anche quando i risultati tendono a mancare, e la determinazione dovrebbe favorire quello scatto di orgoglio, l’equazione non cambia. Arrivati a questo punto, le possibilità sono dunque due: o Klopp trova una nuova chiave di volta per rinnovare il gioco e l’entusiasmo in campo, oppure, per il bene del Liverppol e di Jurgen, riconoscere la fine di un ciclo durato 7 anni, terminare la stagione nel miglior modo possibile, abbracciarsi e salutarsi.

D’altronde, la squadra è forte, anzi, fortissima, in tutti i reparti, e Klopp è ancora molto giovane, pronto per una quarta esperienza in panchina. A 55 anni, il suo palmares recita: due campionati di Bundesliga, due Supercoppe di Germania, una Coppa di Germania, una Premier League, una Coppa d’Inghilterra, una FA Cup, un FA Community Shield, una Champions League, una Supercoppa Europea e una Coppa del mondo per club (ex Intercontinentale). Dove potrebbe essere la prossima avventura di Jurgen? Io gioco il mio euro sul Belpaese. In quale squadra? Veste strisce verticali e versa in cattive acque.

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