Ci siamo ancora

Godiamoci il ritorno con il Milan e viviamo questa attesa con una giustificata dose di ottimismo. Con la testa nel frattempo al Verona.

Articolo di Mario Gargiulo13/04/2023

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Tutto ancora aperto. La regola dei gol in trasferta non c’è più e questo è un grande vantaggio: non dovremo temere una marcatura del Milan e potremo giocare la nostra partita.

Ci saranno due assenze: importanti, non determinanti. Perché se il Milan gioca con Kjaer, noi possiamo farlo con Ostigard o Jesus e l’attuale Anguissa fa danni: nel mezzo di una discreta partita si conferma uno sciocco, ‘na capa vacante. Che l’indolente Ndombele, fosse anche per mettersi in vetrina, giochi una partita normale e ne potremo fare a meno. Quello di cui non si può fare a meno è Osimhen: vorremmo davvero capire quale sia la sua condizione. Infatti delle manfrine di questi giorni ne abbiamo davvero stracolme le scatole: “siamo ottimisti”, “gioca”, “va in panchina”, “i medici non si assumono la responsabilità”. Giochetti verbali da ultra provinciale, compresi quelli di Spalletti negli ultimi giorni.

Torniamo alla partita di ieri: delle tre finora con il Milan, compresa l’andata in campionato, è stata sicuramente quella giocata meglio. In una situazione di difficoltà, senza il suo leader indiscusso, il Napoli ha mostrato carattere, non sempre raziocinio e intelligenza (vero Anguissa e Kim?), un’organizzazione di gioco superiore e anche una buona condizione fisica. In 10 per metà del secondo tempo, abbiamo sofferto poco, meno che nel resto della partita, e creato la migliore occasione. Indice della convinzione e crescita dei giocatori rispetto alle ultime due giocate.

A nostro avviso in questo tipo di partite secche, in cui si deve dare il 100% senza pensare al domani, non siamo superiori al Milan e meno ancora all’Inter. Figuriamoci al Real e Manchester City. Ecco perché la UCL è un lusso e la testa deve stare al campionato fino all’ultimo punto necessario. Lo scudetto è un MIRACOLO dovuto a tanti meriti e qualche circostanza irripetibile, non pesa fedelmente i valori delle rose. Un miracolo, come dice la parola stessa, è pressoché irripetibile: figuriamoci due nella stessa stagione.

Anche perché abbiamo sempre detto che di fuoriclasse assoluti il Napoli non ne ha. Quello che più si avvicina al profilo è Osimhen. Non è un fuoriclasse Kvara, che ne ha ancora da mangiare omogeneizzati tecnici, tattici e caratteriali per arrivare a esserlo: un fuoriclasse ieri avrebbe sfondato la porta al primo minuto. Non lo è Kim, che si fa buttare fuori dal ritorno per un eccesso isterico imperdonabile, come il peggiore Koulibaly. Non lo è di certo Anguissa che gioca partite fondamentali con una leggerezza figlia di una testa non all’altezza. E Lobotka, il più affidabile e continuo, non è Iniesta.
Gli altri sono dei buoni giocatori, che in diversi contesti, altre squadre e allenatori farebbero la loro figura ma non vincerebbero scudetti o giocherebbero quarti di Champions: a cominciare dal portiere, che non ci convincerà mai con le sue esitazioni tremebonde e i cattivi posizionamenti, tiri facili o difficili che siano; da Di Lorenzo che conferma grandi limiti tecnici e fisici in fase difensiva, per finire alla sfiancante, eterna ”promessa” (di sventure) Zielinski.

Questo mix produrrà il precitato MIRACOLO per il quale da tifosi (quelli veri, non i mentecatti che stanno dando il loro meglio in queste settimane) dobbiamo essere strafelici e grati. Ha ragione De Laurentiis (sempre sia lodato) quando dice che, a furia di parlarne e programmare feste, stiamo ammosciando questo traguardo come se vincere dopo oltre trent’anni e svariate generazioni di tifosi sia normale. A Napoli poi.

Godiamoci dunque il ritorno con il Milan al Maradona e viviamo questa attesa con una giustificata dose di ottimismo. Con la testa nel frattempo al Verona.
FORZA NAPOLI SEMPRE