Napoli Yogi: “Non è finita fin quando non è finita”

È attraverso questo aforisma che va interpretato il successo del Milan sul Napoli di ieri sera nel primo round dei quarti di Champions.

Articolo di carloiacono13/04/2023

©️ “MILAN-NAPOLI” – FOTO MOSCA

“It ain’t over ’til it’s over”, ossia “Non è finita finché non è finita”, è il motto più famoso della leggenda degli Yankees Yogi Berra, il giocatore più vincente della storia del Baseball, uno che di vittorie se ne intendeva e non poco. Ed è attraverso questo aforisma che va interpretato il successo del Milan sul Napoli, ieri sera nel primo round dei quarti di Champions. Al termine dei primi novanta minuti, i rossoneri sono avanti nel risultato, a punti, ma siamo solo a metà del cammino e, insieme al tabellino, ha parlato il campo. 

Ha vinto il Milan, dicevamo, per 1 a 0, lo ha fatto sugli azzurri per la seconda volta di fila nelle ultime settimane. Ma il Napoli, a dispetto della partita di campionato, ha giocato bene, anzi ha giocato addirittura meglio degli avversari, rispolverando una qualità di prestazione che mancava da prima della sosta Nazionale. Ha prodotto calcio, come direbbero i professoroni. Spalletti ha preparato tatticamente i suoi in maniera impeccabile, e questi hanno risposto con un’applicazione militare. 

Una concentrazione, però, che ha offuscato la sensibilità, il Milan ce l’ha avuta. Ha capito i momenti della partita, ha affondato con consapevolezza, ha saputo far del male all’avversario. Il Napoli creava, il Milan distruggeva con gli strappi. Il Napoli sembrava pericoloso, il Milan segnava e colpiva una traversa. Il Napoli si innervosiva, il Milan lo stuzzicava. Il Napoli era più forte, ma il Milan più bravo. Una faceva la partita, l’altra la interpretava, è questo ha fatto la differenza.  

Gli azzurri hanno avuto l’occasione di indirizzare il match a proprio favore dopo 55 secondi. Kvaratskhelia è andato a colpo sicuro a due metri dalla porta: tap-in “perdente” perché respinto sulla linea dai difensori. Hanno cercato la conclusione dalla distanza con Anguissa e Zielinski, la testa di Di Lorenzo. Hanno trovato la traversa sollecitata a dire “no” da un colpo di reni di Maignan su capocciata di Elmas. Il francese – tra i migliori portieri al mondo e tra i migliori in assoluto della serata – se si è superato anche su Capitan Giovanni e Olivera (entrato al posto di Mario Rui sul finale). 

Eppure sembrava che più di impattare sui guantoni di Magic Mike il Napoli non potesse. L’undici ha rispolverato il pressing asfissiante che nelle giornate migliori ha fatto strabuzzare gli occhi all’Europa, segno che mens sana corpore sana. Se c’è la testa e l’approccio viene da sé la prestazione atletica. Lozano ha tenuto Theo, Lobotka sfuggiva all’accalappia Stanislav (Bennacer), e Anguissa per larghi tratti è sembrato quello di un tempo (incontenibile). È mancato il centravanti, Elmas ha fatto il massimo, ma quella mole di gioco aveva bisogno di un punto di riferimento sul quale appoggiarsi o terminare, finalizzarsi. Non c’è stata capacità di incidere. 

Pareva in balia delle onde il Milan, almeno per venti minuti buoni. Se fosse arrivata un’imbarcata non ce ne saremmo meravigliati. Eppure quando veniva fuori, in pochi istanti si costruiva le occasioni più pericolose della partita. Prima con Leao che con un controllo fortunoso ha saltato Rrahmani e in modo felino Anguissa, involandosi in campo aperto e conquistandosi l’opportunità di essere vis a vis con Meret: sinistro aperto di quel poco che ha portato la sfera a non baciare il palo.

Poco dopo l’evaso dall’ordine azzurro è stato Brahim, quoque lui, ancora lui. Contropiede fulmineo del diez, palla a Leao, che gliela ridà, l’ex Real sbaglia lo stop, ma dietro di lui c’è Bennacer, che di sinistro batte Meret sul proprio palo. I rossoneri hanno sfiorato anche il raddoppio a pochi secondi dal fischio della fine del primo tempo, potevano chiuderla lì, ma non l’hanno fatto, ed è stato l’errore più grande che potessero commettere. La Champions non perdona chi conserva.

Potevano, dovevano chiuderla, anche quando il Napoli è rimasto in dieci, per l’espulsione più che generosa di Anguissa da parte di Kovacs, che ha gestito i cartellini in maniera disastrosa. È stato in quegli istanti che gli azzurri hanno perso la testa e potevano perdere la semifinale. Kim – diffidato – si è fatto squalificare per proteste. Il Milan non ha forzato, il Napoli si è rialzato e con un uomo in meno ha tenuto in mano e in piedi la partita, ha trovato quasi il pareggio.

L’arbitro ha fischiato, ma non è finita. Il Napoli c’è, ha perso due uomini, ma i due di cui potrebbe beneficiare al ritorno significherebbero un finale diverso. Uno è mascherato, l’altro porta il numero 12 sulle spalle.