Osimhen si vede e si sente

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© OSIMHEN JUVENTUS – FOTO MOSCA

Dal Napoli che ha battuto con merito la Juventus, al netto delle topiche pro e contro, lasciatemi estrarre il biglietto di Victor Osimhen.

E’ il classico centravanti che, a noi ragazzi del Novecento, rievoca i «bestioni» che si scornavano con i difensori, quando la televisione e le regole parteggiavano spudoratamente per i distruttori dal basso. Non rammento chicche tecniche, del nigeriano, né immagino che Luciano Spalletti le pretenda. Ricordo, in compenso, una sfilza di corpo a corpo con la ditta più corsara che l’estate italiana abbia celebrato, Leonardo Bonucci & Giorgio Chiellini. Sbirri che, se si difende a catenaccio come ha fatto Madama, si arrampicano, menano, abbrancano, graffiano. Sono duelli al termine dei quali o esci stremato o esci estremista, pronto alla rivoluzione. Spremuto, Osimhen li ha spremuti.

Non è un fuoriclasse, è un giocatore utile. Che dà profondità, che dà respiro a trincee in affanno, che scava cunicoli. Deve migliorare nel tiro, nelle soluzioni balistiche, ancora un po’ grezze, nel colpo di testa. Ha 22 anni, e non mi sembra che si dia delle arie. Era abituato, il Napoli, a veri nueve come Gonzalo Higuain e a nueve falsi come Dries Mertens. E’ massa che distrae, e comunque lascia traccia nelle bolge. Attorno al suo 1,86 «pirlano» i piccoletti della saga, Lorenzo Insigne, Matteo Politano, Hirving Lozano, Adam Ounas, lo stesso Ciro Mertens. Il 4-3-3 diventa, così, schema di riferimento, ma non l’unico. Penso al 4-2-3-1, al 4-4-2. E bene ha fatto, la società, a non privarsi di Andrea Petagna, l’artiglieria  pesante (85 chili a 77) che più ne avvicina le funzioni.

Non lo troverete mai in vetrina, mannequin con corona, scettro e mantello. Abita là dove è tutto un cozzo, in quelle zone in cui persino una breccia può giovare alla causa. Lui davanti, Zambo Anguissa in mezzo, Kalidou Koulibaly sulle barricate: è stata la dorsale del Napoli di sabato, nove punti su nove. Un Napoli  protagonista fino alla fine, se Aurelio De Laurentiis eviterà di «cantare» – e distribuire – i soliti alibi.

E’ al secondo campionato, Osimhen: chiuse il primo con 10 reti. Deve controllare i nervi, dal momento che le provocazioni, in Italia, sono all’ordine del giorno e delle mischie. Anche nelle partite in cui gli riesce poco – è già capitato, capiterà ancora – è sempre in grado di supportare il gruppo. Non ruba l’occhio, non rifiuta il lavoro sporco, non è così grosso da fare prigionieri, non è così secco da farsi imprigionare. Ha fame. Si vede. Si sente. In campo e in classifica.

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