I Rangers di van Bronckhorst: una squadra camaleontica

ibrox stadium rangers

Se dovessimo definire con una sola parola una delle squadre oltremanica più anziane e affascinanti, in questo caso i Rangers, questa sarebbe sicuramente coraggio. La storia recente dei Rangers, infatti, è caratterizzata proprio da questo elemento: non è facile lasciar andare via Steven Gerrard, direzione Premier, per di più a stagione in corso, e ritrovarsi dall’oggi al domani senza allenatore. La dirigenza, la società, chicchessia, ha avuto il coraggio di puntare su Giovanni van Bronckhorst in un momento delicatissimo. Mai come questa volta, il vecchio detto “la fortuna aiuta gli audaci” ci ha preso in pieno: l’ex difensore del Barcellona si è rivelato un manager perfetto per i Rangers. Una minima, quanto enorme, dimostrazione è la finale di Europa League raggiunta la scorsa stagione. Ciò a dimostrazione del fatto che il movimento calcistico scozzese non è indietro rispetto al resto d’Europa, anzi.

E pensare che era dal 2008 che una squadra scozzese non raggiungeva una finale continentale, ed è inoltre da quasi quarant’anni che una squadra del campionato scozzese non vince una coppa europea: al tempi ci riuscì l’Aberdeen battendo in Coppa delle Coppe il Real Madrid, ed in panchina per gli scozzesi operava un giovanissimo Sir Alex Ferguson. Piccola perla romantica che non c’entra niente, ma che fa sempre un certo effetto. Quanto, invece, a cose più inerenti al tema del giorno, i Rangers sono il riflesso del loro allenatore, che sembra aver messo a posto tutti i pezzi del puzzle per la realizzazione di una grande squadra. Certo, ovviamente bisogna sottostare alla forza economica della società, ed infatti il valore della rosa è minimo (132 milioni di euro), ciononostante la squadra è assolutamente competitiva.

La forza di un progetto vincente

Gli scozzesi non sono affatto una grande potenza economica europea, e la loro forza risiede nell’elettrica atmosfera che si respira all’Ibrox Stadium, nella storicità dei suoi contorni: inaugurato nel 1899, la struttura infatti non è mai stata abbattuta, soltanto ristrutturata a distanza di diversi anni. Ma non è solo questo, perchè a Glasgow si gioca a calcio e anche bene. Van Bronckhorst ha incluso nella squadra dei calciatori non presenti nemmeno nell’anticamera del cervello di Gerrard, e ha saputo valorizzarli, trasformandoli in pilastri del proprio roster. Parlando in questi termini, si sentirebbe sicuramente chiamato in causa Calvin Bassey, centrale di origini nigeriane inserito insieme a Dawson del West Ham ed Hinteregger dell’Eintracht Francoforte nella top 11 dell’Europa League 2021/2022. Un calciatore così, è davvero difficile da trattenere, ed infatti adesso è in forza all’Ajax: per accaparrarselo i lancieri hanno sborsato ben 22 milioni di euro.

Soffermiamoci adesso sui presenti in squadra: da tenere d’occhio è sicuramente John Lundstram. Non perchè possa creare pericolo in mezzo al campo davanti la porta, ma perché è proprio pericoloso lui. Non smette mai di rincorrere il pallone, sembra uscito da uno di quei classici film inglesi in cui i protagonisti dai campi pieni di fango arrivano a giocare ai massimi livelli. Da tenere d’occhio in termini di pericolosità offensiva è Ryan Kent: promettente ala sinistra (che in taluni casi può essere impiegato anche sull’altra fascia) prelevato dal Liverpool che, in quattro presenze in Premiership ha fornito tre assist. Il centravanti è Antonio Colak, esperto – nonché giramondo – attaccante croato dal sensibile fiuto del gol. L’uomo delle copertine non è in attacco, bensì in difesa, ed è il capitano: James Tavernier. Il terzino inglese batte i rigori, spinge sulla fascia, ed è uno degli uomini a cui il suo allenatore non rinuncerebbe mai. Tra l’altro, da difensore, è uno dei calciatori più prolifici della squadra (ed è stato acquistato per 250.000 sterline dal Wigan).

Grossi, forti e veloci

Il team di Glasgow è versatile, dinamico, ma anche equilibrato. Guai a dirgli speculativo però. Il modulo varia, nonostante quello standard sia un 4-2-3-1, ma la fattispecie costante ad ogni partita è un rapido e qualitativo gioco sviluppato sulle fasce dove, appunto, macina chilometri Tavernier. È una squadra dall’ottima condizione atletica e di grande fiato: per scontrarsi con loro è necessario innanzitutto reggere il confronto fisico. van Bronckhorst posiziona i suoi giocatori più tecnici sulle fasce, lasciando quelli dotati di meno estro al centro del campo a battagliare alla vecchia maniera. I difensori non costruiscono con passaggi, preferiscono piuttosto lanciare sulla punta o sugli esterni, capaci di creare scompiglio e crossare. Anche le sovrapposizioni sono una freccia molto appuntita presente nell’arco degli scozzesi. La forza atletica si sprigiona nella fase senza palla, in cui si cerca subito di rimpossessarsi della sfera.

E il Napoli?

La squadra di Spalletti ha dimostrato di avere nel proprio repertorio il gioco aereo, soprattuto grazie ai colpi del suo nuovo difensore, Kim Min-jae. Il coreano ha già siglato due gol in campionato dagli sviluppi di calcio da fermo. Allo stesso tempo, in fase difensiva si è fatto trovare sempre pronto, concedendosi solo qualche sbavatura in fase di impostazione. La chimica con il compagno di reparto arriverà, ma serve più tempo. Non avranno vita semplice Di Lorenzo e Mario Rui, chiamati ad affrontare degli specialisti del gioco laterale. Oliveira, non ancora entrato negli schemi, qualora dovesse trovare spazio, incontrerà più di tutti difficoltà.

Ci saranno duelli intriganti a centrocampo: tra i muscoli di Anguissa e la classe di Zielinski è tutto da vedere nella zona nevralgica del campo, difficilmente avrà un padrone per tutto l’andamento della gara. “Il Napoli peccherà d’inesperienza in campi così caldi e in serate così prestigiose”, potrebbe pensare chi non ha visto attentamente Napoli-Liverpool. Adesso, salvo la storia a sé della partita, compromessa anche dal ko assoluto dei Reds, gli uomini di Spalletti a tratti sembrano dei leoni. Ciò non può far altro che aumentare l’attesa verso una partita non solo entusiasmante, ma che metterà un punto esclamativo sulle sorti del girone.

Al campo l’ardua sentenza.

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