Il Napoli mette tutti in faccia al muro

Il Napoli mette tutti in faccia al muro

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Ottavi di Champions raggiunti da primi nel girone, e col fare di Usain Bolt che sorrideva a De Grasse nel 2016 mentre tagliava il traguardo a Rio. Pieno possesso del trono del campionato al primo giro di boa, con 11 lunghezze di distacco dalle seconde: le quali, oggi, se, e solo se, dovessero vincere entrambe, andrebbero a -8 (comunque freddo estremo). 41 punti totali – solo 4 persi – in 15 giornate di campionato, nell’epoca dei tre punti a vittoria, fanno solo la quarta volta che una squadra supera la soglia dei 40 a questo punto della stagione (prima solo la Juventus nel 18/19 con 43, nel 05/06 con 42 e nel 49/50 con 41). Undici successi di fila, per la prima volta nella storia azzurra, in A. 17 partite vinte nelle ultime 19 partite di campionato, con 50 gol siglati nel parziale. Miglior attacco del campionato (+37, media 2,4 a partita), terza miglior difesa (-12). Se il Napoli che esce dal 3 a 2 contro l’Udinese non è Mondiale, allora, diteci cosa potrebbe mai essere. Più Mondiale di quello in Qatar, meno libero e con scopi meno puri.

È il Napoli di Spalletti 2.0, una macchina che rasenta la perfezione, e meraviglia quasi quando mostra peculiarità umane, come i cali d’attenzione che precedono 53 giorni – si 53 – di sosta Mondiale o vacanziera. 53 giorni, però, da campioni d’autunno/inverno, come fosse una moda. 

La moda di essere superiori agli avversari, comunque si chiamino. Al minuto 79, l’Udinese di Sottil, i soprannominati marines, tra le migliori espressioni atletiche di questo campionato, era sotto tre a zero, senza appello o acuti, sorpassato dagli azzurri in scioltezza, come una discesa a folle. Solo un black-out finale ha acceso un lumicino di speranza, che questo campionato non avesse un padrone tiranno. Era la deconcentrazione pre-sosta, quella che hai in ufficio alle 18:00 il 23 dicembre, quando il capo potrebbe trovarti con i piedi sulla scrivania. Era spaparanzato il Napoli quando è arrivato il 3-1 di Nestorovski, proprio al minuto 79. Lo era ancora, due minuti dopo, impersonificato da Kim che si è lasciato portare via il pallone da Samardzic, il quale con un piazzato da fuori ha superato Meret. 

C’è stata apprensione in quei momenti, negli uomini, in Spalletti, nei presenti. Il Napoli era uscito dalla partita e avrebbe potuto vedersi scippare i tre punti dalle mani, ma semplicemente non è successo, ed è una doppia vittoria, da bottino pieno e da lezione.

Non si può però oscurare ciò che c’è stato prima. La naturalezza della superiorità. La capacità di rendere innocui gli avversari, di cullare l’andamento del match a proprio piacimento, di chiuderla di fioretto e di bastone. Gli azzurri hanno quel tipo di mentalità, quell’intelligenza per leggere le partite e i contesti, di risparmiarsi, di bruciare gasolio o di tenerlo solo tiepido. L’Udinese ha impensierito Meret con un tacco di Deulofeu, poi non ha potuto niente più, impotente. Gli azzurri sono andati in avanti tre volte davvero, hanno fatto tre gol (Osimhen, Zielinski, Elmas). Semplice. Poi hanno gestito, lenito, fino ad addormentarsi essi stessi.

Magnifica l’azione che ha portato alla rete del polacco, minuto 31. Quattro tocchi: Zielinski nella propria tre quarti ha cercato Osimhen in verticale, il nigeriano ha servito di tacco Lozano che gli era dietro. Il Chucky si è accentrato e ha dato palla a Zielinski riproiettatosi in avanti. Piotr ha stoppato all’indietro, palla sul destro dal limite dell’area, secondo palo: gol! La rete di Elmas, al 58esimo, ha avuto la stessa impronta e lo stesso risultato: verticalizzazione, profondità, pochi tocchi, esultanza. Attraversare gli avversari come un grissino nel tonno.

Di Osimhen non ci siamo dimenticati mica. Lui ha aperto le danze, ha fatto l’uno a zero, di testa, servito da Elmas – ancora tra i migliori in campo – ma poi ha fatto anche tanto altro. Ha segnato 7 gol in Serie A da inizio ottobre: nei maggiori cinque campionati europei, in questo lasso temporale, solo Nkunku (8) ha fatto meglio. E solo Harry Kane (9) ha segnato piú gol di testa del nigeriano (8) nell’anno solare 2022. Ma Victor non è solo gol, è una fiamma che accende una squadra intera, un moto perpetuo che tiene il Napoli in costante profusione energetica. Sta imprimendo sul cammino della squadra come i giocatori definitivi, quelli che spostano gli equilibri, che fanno la differenza. È un top player. È un ammazza campionato, perfetto capo popolo, Masaniello che è tornato, e “negro” è ancora più bello.

Nemmeno lo Stato può condannare questo Napoli, sta vivendo il suo anno da leone, vuole parlare e mette tutti in faccia al muro, dove dovranno restarci per circa due mesi. Il popolo aspetta. 

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