La Serie A è un paradosso, o a volte si parla troppo?

Bremer, difensore più celebrato dell'estate, viene annientato da Osimhen; Acerbi, il difensore più maltrattato, al nigeriano, lo annulla. Paradosso o eccessive chicchiere?

Articolo di Lorenzo Maria Napolitano14/01/2023

© “OSIMHEN – SERIE A” – FOTO MOSCA

Verba volant, scripta manent“, dicevano i latini anni fa.

La Serie A sembra l’esatto opposto di tutto quello che doveva essere durante l’estate: tutti i tifosi e gli addetti ai lavori simulavano il campionato, prevedevano le operazioni di mercato, facevano i conti nelle tasche dei presidenti e decretavano quali calciatori andassero presi e quali no. Ripercorriamone alcune: il Napoli, con le cessioni dei veterani, avrebbe condotto un campionato nella medio-alta classifica, portando avanti una stagione non da protagonista e senza troppe pretese. L’Inter, che aveva ripreso Lukaku, sarebbe stata la favorita di questa stagione. I cugini rossoneri, forti dello scudetto in petto, avrebbero lottato con i nerazzurri. E la Juventus? Di Maria, Pogba, Chiesa… quanti campioni, saranno inarrestabili. Praticamente, lo scudetto era nelle mani delle tre potenze del nord.

Dopo i campionati virtuali giocati chissà, nel metaverso, ecco piovere verità oggettive sul calciomercato: “Acerbi, proprio Acerbi? Con tanti difensori che potevamo prendere, e che ce ne facciamo?” dicevano gli interisti. “È un principe silenzioso che ci difenderà a spada tratta, con lui la principessa (lo scudetto) è al sicuro” sparavano i milanisti, parlando di Charles De Katelaere. “Kim, Merit e Marlboro… tre pacchetti dieci euro” si leggeva da Napoli. L’Italia intera, invece, vedeva nella Juventus una corazzata con l’acquisto di Bremer, manco fosse il nuovo Thiago Silva. Era tutto fatto, tutto pronto. Al diavolo il campo, le sorprese, le scommesse, le ansie e le trasferte difficili. Come se il calcio fosse un calcolo matematico, una scienza esatta, una verità.

Il calcio, invece, tutto è tranne che questo. Il calcio è imprevedibile, fantastico, strano, amaro, giusto, sbagliato. Il calcio è il tutto ed il contrario di tutto. Chissà, quindi, come alcuni facciano a ridurlo a mera logica fuori un bar, o in dottrina in un articolo di giornale. L’essenza del calcio è nel luogo in cui si realizza, con un pallone che rotola, due porte, delle linee bianche ed un arbitro, alibi di tutti gli errori, la spiegazione di tutte le disgrazie. E, finché ci sarà il calcio, finché ci sarà la competizione, l’ultima parola spetterà sempre a rettangolo verde, sentenza (ancora, fortunatamente) senza appello.

Cosa ci sta dicendo il campo? Che Romelu Lukaku, senza Conte, senza una perfetta condizione fisica, farebbe meglio a lasciar spazio ad altri. A Dzeko, ad esempio, cigno di Sarajevo. Ci informa che forse il Bel Paese non è il posto giusto per crescere per un ragazzino talentuoso, perché in un batter d’occhio passerà da campione a capro espiatorio quando le cose andranno per il verso sbagliato (stava per succedere anche a Kvaratskhelia). Ci dice che se un difensore viene dalla Corea può difendere meglio di uno europeo, oppure che un attaccante georgiano può far tremare le gambe più di un brasiliano. Spesso, il calcio, si diverte a prendersi gioco di chi l’oltraggia con le proprie strampalate convinzioni: Acerbi, considerato una nullità, ha annullato Osimhen, capocannoniere della Serie A. Bremer, erto a miglior difensore in Italia, è stato annichilito dal nigeriano.

Il calcio, stavolta nello specifico quello italiano, sta manifestando di essere malato; perché se la Juventus subisce zero gol in otto partite, come fa a subirne cinque in una sola, ed in quel modo, dal Napoli? Forse questo potrebbe essere sintomatico dello scarso livello della Serie A, o dell’eccessiva bravura del Napoli. Senza togliere nulla alla squadra di Spalletti, che gioca a calcio come pochissimi, forse bisogna propendere per la prima ipotesi. Restando sul tecnico di Certaldo, ma non era lui quello che, con il principiare del nuovo anno, diventava un allenatore mediocre? Era sulla punta della lingua di molti dopo la sconfitta di Milano, ma li resterà, fino a prova contraria, o finché il calcio non deciderà di smentire anche questo articolo.

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