Talentuosa leggerezza?!?

Scudetto? Per cucire il tricolore sulle maglie servono talento e classe, ma anche grinta, rabbia agonistica e convinzione.

spalletti
Articolo di Luciano Scateni14/02/2022

© “SPALLETTI” – FOTO MOSCA

Figata che, come, dove, perché? Per nulla convincente la linfa circolata nei muscoli e nella testa del Napoli, che in misteriosa sintonia con il dì che celebra i fidanzatini alla Peynet, entra in campo in blu, in blu carico, a detta di osservatori in confidenza con il burlesque, per deferenza a san Valentino. Zero o quasi il divertimento, men che mai calcio spettacolare. Tatticismi leciti solo se sei tra i quart’ultimi in classifica e temi la retrocessione, se anche un punticino ti fa sperare nella salvezza.

A Spalletti, vecchia volpe di bordo campo, certo non fa difetto l’astuzia, ma che fosse anche un raffinato creativo, autore di frasi da antologia, è cosa di stretta attualità: come giustificare il Napoli opaco, con evidenti crepe della spina dorsale, privo di personalità, passivo esecutore di schemi leciti per squadre di medio o basso cabotaggio, che segnato un gol s’illudono di conservare il vantaggio per novanta minuiti, in atteggiamento di illusoria prudenza? Ecco, un coach sgamato, con un background di mille traversate in mari perigliosi, ha in serbo una ‘chicca’, una fantasia letteraria. Per coglierne la magnificenza si richiede un elevato status culturale: il Napoli del noioso pareggio con l’Inter è stato letto all’inverso dal dotto eloquio di Spalletti:

“Felicissimo del punto e della partita”, dalla sofisticata definizione della squadra: “Leggerezza talentuosa”. Si sconsigliato di impegnare troppi neuroni per immaginare che volesse dire. Per chi non l’avesse capito: senza l’infortunio di Politano (attenzione, non di Messi…ma di Politano) il Napoli avrebbe vinto, chissà, magari stravinto con l’Inter, un altro genio, il vice dello squalificato Inzaghi ha lodato per la sua “grandissima prestazione” (l’ha vista solo lui!).

Scudetto? Per cucire il tricolore sulle maglie, servono talento e classe certo, ma anche grinta, rabbia agonistica, convinzione: chi infonde nei giocatori questo incrocio di qualità, se non l’allenatore? Chi può motivare Insigne con la testa a Toronto e mezza squadra intenzionata a emigrare? Quale lampo di genio ha spinto il Napoli a dichiarare che con l’Inter “meglio Lobotka di Anguissa”, quest’ultimo accolto a Napoli come la star di centrocampo da scudetto e rimpianto per l’assenza di Coppa d’Africa? Come ottenere il massimo da Mario Rui se da un anno in qua lo staff di vertice si dice alla ricerca di un terzino sinistro? Come legittimare il doppio giudizio su Elmas “tecnico, ma evanescente”, osannato solo una settima prima.

Peggio, come sperare nell’abnegazione, nell’impegno di Fabian, Ghoulam, Mertens, Petagna, Ounas che i media dichiarano cedibili per far cassa? E poi, un velo pietoso sulla strategia dei cambi, ovvero delle tre, quattro, cinque sostituzioni a “va come va”, giusto per dire di aver fatto qualcosa. Con l‘Inter dentro Ounas e Mertens per i minuti finali, che spesso chiedono cross in area per la testa dei giocatori di maggior statura ed elevazione (Petagna) per competere nella circostanza con le torri della difesa interista.

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