A Verona le coordinate di un nuovo Napoli
Avevano servito le coordinate di Napoli città, prima della partita. Dopo Verona, forse, abbiamo ottenuto le coordinate del Napoli che Spalletti avrebbe voluto per tutta la stagione.

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA
Avevano servito le coordinate di Napoli città, prima della partita. Dopo Verona, forse, abbiamo ottenuto le coordinate del Napoli che Spalletti avrebbe voluto per tutta la stagione.
Nella arena scaligera abbiamo assistito ad una delle versioni migliori degli azzurri: una squadra intelligente, una squadra matura, una squadra nel vero senso della parola, senza fratture.
L’hanno vinta sporcandosi le mani, e questa, di per sé, è già una notizia, molto più della doppietta di Osimhen, già da tempo demiurgo della comitiva.
Ha vinto 2 a 1 il Napoli, e ha sofferto poco su un prato, dove a turno, in molti ci lasciano le penne. Ha avuto il controllo della partita sempre, anche dopo il gol di Faraoni, che l’aveva riaperta al 77esimo come un sarcofago maledetto: non ci si è disuniti difronte agli incubi del passato. E non si accettano se e ma, l’espulsione di Ceccherini (immediatamente successiva alla rete dei padroni di casa) non ha spezzato le gambe agli uomini di Tudor, nulla sarebbe cambiato, tutto era in controllo, anche gli imprevisti.
Serviva una reazione alla sciagurata performance offerta contro il Milan, è arrivata. Il sogno scudetto rimane vivo, è l’unica risposta.
È finito il tempo delle parole, è cominciato quello dei fatti e dall’assenza di misericordia, di gratitudine, di scelte obbligate, come da gerarchie consolidate.
Servivano scelte forti, e allora fuori Insigne e Zielinski (gli arrendevoli), dentro Lozano, Politano e Anguissa.
Via il 4231, si è indossato un fresco 433, arriva la primavera. Il Napoli da mancante è divenuto presente. Come si avesse la bacchetta magica, di colpo è sparita la distanza tra attacco e centrocampo. Abbiamo rivisto manovra, e le vecchie triangolazioni terzino, mezzala ed esterno, che hanno fatto le fortune di Cavani prima e Higuain e Mertens poi. Osimhen si è sentito un po’ come i suoi predecessori, finalmente in compagnia, non unica scelta, ma quella giusta.
È stato giusto l’approccio, fosse stato lo stesso delle ultime, il Verona avrebbe avuto modo di fare feriti. Si è accettata la lotta, l’uno contro uno, il pressing. E pareggiata l’intensità agonistica si è avuto modo di far valere la maggiore qualità tecnica. Non si vive di soli fiori, la bellezza rende qualità alla vita, la legna permette di conservarla.
Ha vinto anche Spalletti. Domenica scorsa aveva subito Pioli, oggi imbrigliato Tudor. I 3 punti sono arrivati dal mezzo, come se questo potesse ancora sorprenderci. Anguissa, che non vestiva la maglia da titolare in A dal 22 dicembre, è stato mostruoso, ha messo Ilic nel sacco, togliendo polmoni, inventiva e inserimenti agli avversari, rifornimenti. Lobo ha diretto l’orchestra, Fabian ha suonato melodie, in un ruolo che sembra vestirgli come un abito sartoriale. Lo spagnolo meriterebbe lo scettro del migliore in campo, se i gol non portassero la carretta.
A siglarli è stato l’attaccante mascherato. Il primo, al 14esimo, è arrivato su assist di Politano, grazie ad un colpo di testa da manuale dei padroni dei cieli. Il secondo, al 71esimo, è stato un morso velenoso agli avversari e gustoso al cioccolatino servito da Di Lorenzo. È a -1 dalla doppia cifra in campionato.
La cifra del Napoli è 60, vale il secondo posto a -3 dal Milan. È l’unica cosa che conta, dicono da quelle parti, la vittoria. È così, vinci e tutto sembra possibile. Conta anche come lo si è fatto, può tracciare una strada. Un nuovo modo di essere, forti, equilibrati, intelligenti: coordinati.
