“Se segni vieni da me”: gli angeli del calcio di periferia

Vi è mai capitato di domandarvi, oltre agli sponsor e a qualche entrata extra, che cosa davvero mandi avanti una società di calcio?

Articolo di Andrea Masciaga14/03/2022

Vi è mai capitato di domandarvi, oltre agli sponsor e a qualche entrata extra, che cosa davvero mandi avanti una società di calcio?

Perché per noi semplici giocatori o spettatori, spesso e volentieri, il discorso non si pone, dato che viviamo con distacco l’aspetto societario di questo ambiente.

Insomma, arriviamo al campo, posiamo la borsa, ci alleniamo, ci laviamo, sporchiamo tutto spesso senza alcun ritegno e poi torniamo a casa, senza pensieri e magari pure con la pancia piena dopo una bella cena nella saletta dell’impianto sportivo. Tolto qualche aspetto, funziona così anche per gli spettatori: culo sul seggiolino, birretta o caffè corretto, due urla e poi tutti a casa in attesa della domenica successiva.

Un campo però, una struttura, una società, non sono organismi autosufficienti e anzi, al contrario di quanto si possa effettivamente pensare, tutte le cose sopracitate necessitano di tantissimo lavoro, non solamente burocratico.

Per quanto riguarda questo aspetto infatti, non me ne vogliate, vorrei tralasciare perché non ne conosco approfonditamente tutte le sfumature. Ciò che invece conosco e che ho visto da vicino in questi miei anni sul campo, è un altro tipo di lavoro, quello dove “ci si sporca le mani”. Voi direte, come può questo concetto, questo argomento, rientrare in un panorama di “bellezza”? Bè, ci rientra alla grande, andando a toccare probabilmente una parte troppo spesso messa in ombra o dimenticata.

Quando arrivate al campo e trovate tutto pronto: luci, materiale, ceste per i vestiti sporchi, non siete contenti? Soddisfatti?

Immagino di sì. E allora eccola qui la bellezza di un concetto che, al primo impatto, può sembrare fuori luogo.

Bisogna sempre tenere conto che a questi livelli, come si è già detto, le bellezze più incredibili vanno ricercate nei gesti semplici, quasi trascurabili se osservate con occhi poco attenti.

In ogni rettangolo verde delle categorie minori, esistono personaggi, poeti, così mi piace chiamarli, che con il loro lavoro mandano avanti da anni decine di società che altrimenti farebbero fatica a tenere insieme tutti i pezzi.

E queste persone, a differenza di noi semplici giocatori, non hanno nemmeno l’interesse del giocare, del cercare l’annata della vita, no.

Nutrono solo una passione infinita per questo sport e la manifestano ogni giorno ed ogni stagione prendendosi cura di campi che il più delle volte sono solamente una distesa di terra e sassi. Rullano il terreno per mantenerlo il più piatto possibile, tirano le righe pochi minuti prima delle partite, con il freddo o con un caldo bestiale fa poca differenza. Accolgono gli arbitri mettendoli a proprio agio, preparano una pantagruelica cena nell’ultimo giorno di allenamento della settimana.

Insomma, si immolano per la causa, sempre e comunque.

Si immolano per noi, per la nostra passione e per il nostro divertimento.

E tutto questo, tutte queste cose, senza mai chiedere niente, solo un:

“Se segni vieni da me”

E come si fa a dire di no?