Con Spalletti “le pizze passano a tre”

Pizze

Quelle pizze sono diventate due… anzi 3.

Al contrario del Peppiniello scarpettiano il Napoli ha cotto e mangiato le sue prime tre pizze di questo campionato. L’ultima è sicuramente la più buona e condita: abbiamo battuto e inguaiato la Juve dopo i graziosi, recenti regali.

Non era iniziata bene: dopo qualche minuto di sterile dominio, la cappellata di Manolas e un pessimo primo tempo. Spalletti aveva scelto un pretenzioso 4-2-3-1, visti gli interpreti. 

Proviamo ad analizzare questo benedetto modulo che ci sta “intossicando” da Ancelotti in poi e che Sarri aveva accantonato più o meno spontaneamente dopo poche partite. Il rischio è ovviamente di sbilanciarsi in avanti, allungando la squadra e lasciando il centrocampo nella mani dell’avversario. Vi ricorda qualcosa?

Richiederebbe prima di tutto una organizzazione di gioco rodata e una eccellente tecnica individuale da parte di tanti interpreti in grado di gestire avversari chiusi nella propria metà campo in 50 metri per 60. Come? Attraverso lo sfruttamento di tutto il terreno di gioco, allargandolo con difensori di fascia capaci, velocità di pensiero e azione nel muovere la palla e due centrocampisti con i controfiocchi, atleti rapidi, incontristi con sale in zucca. Hai detto niente!

Il Napoli del primo tempo di ieri invece è apparso lento, poche idee, ingolfava il campo anziché aprirlo. Pochi cambi di campo, alcuni passaggi tra le linee imprecisi, i 3 davanti fermi, Osimhen e l’area di rigore avversaria tristemente solitari. In più errori in appoggio sesquipedali e pericolosissimi: Manolas (gol della Juve), Ruiz, Di Lorenzo e in ultimo Insigne che di testa (!) ha offerto a Kulusevski una comoda occasione gol, sventata per fortuna da Ospina. 

Perché?  

Tecnica individuale: nella zona del campo dove tutto ha inizio e fine, i piedi sono pietrosi ad eccezione di quelli di KK che però non è Krol e neppure Albiol. Gattuso pretendeva che da questi piedi quadri venisse fuori l’impostazione da dietro sul pressing avversario, figuriamoci!
Spalletti non arriva a tanto ma forse chiede ancora troppo. Centrocampo a 2: Ruiz ha poco delle caratteristiche richieste ad un centrocampista di modulo. Quando riceve palla nel traffico non si posiziona bene con il corpo in modo da renderla fruibile rapidamente, perdendo tempi di gioco nella migliore delle ipotesi. Non è un incontrista e neppure un regista. Giocherebbe forse meglio più avanzato, magari parte di un ipotetico triangolo di stampo sarriano con ala e terzino, come l’Hamsik dell’ultimo periodo buono. 

I tre dietro Osimhen non danno ancora la sensazione di sapere cosa fare. Sabato Politano nel primo tempo ha giocato molte palle: ininfluente. Qualche accenno di dribbling, cross buttati in un’area deserta più per disperazione che per convinzione, molti contrasti persi. Elmas non ha il dono naturale di trovare la giusta posizione in campo, non si adatta alla partita. In una squadra slabbrata purtroppo si perde, la buona volontà e la vigoria fisica non bastano: ha bisogno di “chiarezza” e ieri non ha beccato pallone.

Su Insigne, per non infierire, diciamo che non cambia le partite di questo tipo. Ieri nel primo tempo ha fatto qualche giocata da parrocchia del Sacro Cuore (more solito) e l’illuminante colpo di testa già citato. Osimhen non è (ancora) Dzeko; forse neppure Vlhaovic, giusto per restare a due centravanti che abbiamo visto in questa terza giornata. É comunque un fattore. Va servito adeguatamente e con continuità. Nel primo tempo ha anche preso palla sulla fascia al posto di Insigne ma non aveva soluzioni se non crossare nella solita area deserta (dov’erano gli altri 3?).

Spalletti deve capire presto se questi sono limiti strutturali (come sembra) oppure con la forma, l’affiatamento e il potenziale di alcuni giocatori possono essere superati. Sempre a mio modesto modo di vedere questo Napoli, da anni carente in vigoria fisica e carattere, ha bisogno di un centrocampo forte che protegga bene la difesa e sostenga meglio l’attacco. E renda la squadra più corta con reparti più vicini.

Sabato, però, nel secondo tempo questa squadra ha vinto una partita difficile. Ci sono stati demeriti della Juve, squadra sbandata e in forte carenza di autostima al di là delle assenze. Ma il Napoli ci ha messo tanto del suo con segnali positivi importanti. Ruiz, per dire, come contro il Genoa è cresciuto in qualità e consistenza: tra altre buone cose ha vinto il contrasto (!) determinante da cui è partita l’azione del pareggio. Mario Rui prima del raddoppio ha sbagliato due appoggi scellerati ma ha giocato minuti tosti nonostante una menomazione che si è portato dietro per tutto il secondo tempo. Koulibaly, monumentale leader e punto di riferimento di questa squadra, era sulla linea di porta avversaria non per caso. Anguissa, migliore in campo per distacco e denigrato ancor prima di giocare da una certa parte di tifoseria deleteria, promette più che bene ma bisogna ancora vederlo all’opera.

Infine Spalletti. Dichiarazioni un po’ paracule in conferenza stampa prepartita ma sono parole che piacciono e caricano l’ambiente in modo sano. Approccio della squadra cambiato tra il primo e secondo tempo, non certo per intervento dello spirito santo. I cambi, tempestivi e corretti. Bene, bene.

Insomma, compagni di tifo, noi intanto siamo lì a 9 punti dopo tre giornate mentre, al momento in cui scrivo, l’Atalanta ha già confermato in pieno le sue difficoltà, perdendo in casa con la Fiorentina, e la schiacciasassi Inter –udite, udite- ha pareggiato 2-2 a Genova contro la Sampdoria.

Vamos y buena suerte

Forza Napoli Sempre

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