Giuliano Giuliani, più solo di un portiere

Giuliano Giuliani, più solo di un portiere

Oggi sono passati esattamente 26 anni dalla prematura scomparsa di Giuliano Giuliani, storico portiere del Napoli di Maradona che morì nel 1996 di Aids. Lo abbiamo voluto ricordare insieme a Paolo Tomaselli, giornalista del Corriere della Sera, che proprio in questi giorni ha pubblicato un libro dedicato alla sua storia. Si intitola: “Giuliano Giuliani, più solo di un portiere”. Ed è stato proprio così, perché la solitudine che spesso caratterizza le carriere dei numeri 1, Giuliani dovette patirla anche fuori dal campo. Anni di sofferenza e indifferenza lo accompagnarono in un lento declino fino al giorno del decesso.

È in quell’occasione che, dopo essersi dissolto nel nulla, il suo nome torna a rimbalzare sui quotidiani. Pochi anni prima si era sparsa la voce che il portiere fosse malato, forse di Aids, o almeno questo era lo scoop lanciato da un giornale dell’epoca. Ma di conferme o smentite ufficiali non ce ne erano mai state. Nel frattempo, però, tutti prendono le distanze, sopraffatti dalla paura di quel mostro invisibile. Quando si scopre della sua morte, il mondo del calcio si limita al più banale dei cordogli e la stampa non trova di meglio da ricordare che della sua malattia.

La sua scomparsa nel 1996, vuoi per la pigrizia dei media o magari per un riflesso condizionato, ha fatto ricordare Giuliano Giuliani più per la sua morte che per la sua vita. Questo libro nasce con l’intento di lasciare un ritratto completo e più giusto di chi è stato Giuliano Giuliani” – ci spiega Tomaselli. “Una persona che ha dovuto lottare fin da ragazzo, perché è cresciuto in una famiglia con alcune problematiche. E poi, ha combattuto per vivere a dispetto della sua malattia. Basti pensare che appena cinque giorni prima di morire, Giuliano era allo stadio a seguire una partita come osservatore”.

Un eroe dimenticato, potremmo definirlo. Dopo aver difeso la porta del Como ed essersi distinto con la maglia del Verona, Giuliani arriva a Napoli nell’estate del 1988. Ci resta solamente per due stagioni, quanto basta per sollevare al cielo la Coppa Uefa nel 1989 e diventare campione d’Italia l’anno successivo. L’autore lo ricorda così: “È stato uno dei portieri italiani più forti degli anni ’80, soprattutto tra il 1987 e il 1990. In Nazionale, era alle spalle della coppia Zenga-Tacconi e fu il vice di quest’ultimo nella spedizione olimpica. Meno spettacolare di loro, ma molto affidabile. Poi, ricordiamo, è stato l’unico portiere italiano ad aver parato due rigori a Diego Armando Maradona. E a Napoli ci arriva quasi per caso, perché stava per andare all’Inter al posto di Zenga, promesso proprio ai partenopei”.

Per Paolo Tomaselli, Giuliano Giuliani non era un portiere qualsiasi. È stato il suo primo idolo d’infanzia, la prima fonte di ispirazione per lui che, da grande, avrebbe voluto fare proprio il portiere. Ne rimase folgorato vedendolo tra i pali del Verona, se ne innamorò e lo seguì con estrema ammirazione nel resto della sua carriera. Il libro è la chiusura di un cerchio che si era aperto più di un trentennio fa e che parte da una semplice letterina di un bambino sognatore. “Ho ritrovato questa lettera durante la pandemia” – ricorda. “Ero a casa di mia madre e l’ho notata in un quaderno, un po’ ritagliata. C’era scritto che avrei tanto voluto conoscerlo, conoscere la sua storia, e magari diventare come lui. Questo è stato il motore che mi ha spinto a partire per questo viaggio”.

Un percorso impervio, altalenante, fatto di alti e bassi. Ci confessa che non è stato semplice riuscire a gestire le emozioni e le sensazioni che lo hanno accompagnato nel cammino. Diverse volte, sopraffatto dallo sconforto, la tentazione – e anche la paura – di fermarsi è stata tanta. “Raccontare la vita di una persona è una cosa difficile. In certi momenti, mi è sembrato quasi impossibile. E non ho assolutamente la pretesa di aver raccontato una verità incontrovertibile. Ma proprio perché era un viaggio che partiva da molto lontano, ci tenevo ad arrivare ad un traguardo”.

Il lavoro di Tomaselli non vuole essere un’opera di beatificazione di Giuliano Giuliani. Anzi, l’obiettivo è quello di raccontarne anche le debolezze, le fragilità, le difficoltà. Il tutto avviene grazie alle testimonianze di chi lo ha conosciuto, con il fine di avvicinare il lettore a Giuliano, al suo mondo e al suo vissuto. “Questo libro è una storia triste, ma ci ho messo tanto tempo per scriverlo affinché non fosse solo questo. Ho cercato di parlare con tantissime persone e di farmi un’idea più ampia attraverso i loro racconti. Vorrei specificare che sono andato a recuperare anche le carte dell’inchiesta che lo vide coinvolto in un processo per droga, in cui fu assolto. Volevo che fosse una storia in cui emergesse la sua voglia di lottare, la sua voglia di vivere, la sua capacità di andare oltre l’isolamento in cui era finito. È anche questo il messaggio che vorrei passasse”.

E tra le tante memorie raccolte, ce n’è una in particolare che è risultata probabilmente decisiva per proseguire e portare a termine questo lungo cammino. Paolo Tomaselli ce la indica come una vera e propria svolta: “Il momento in cui ho capito che stavo facendo qualcosa che andava fatto è stato l’incontro con Ottavio Bianchi. Perché la svolta? Perché i compagni erano comunque coetanei di Giuliano; Bianchi invece era già adulto, aveva uno sguardo diverso, una maturità diversa, una saggezza diversa. Per di più, la particolarità è che era stato allenatore di Giuliani al Como, quindi sostanzialmente già lo conosceva ed è proprio lui che dà l’ok per il suo arrivo a Napoli. Devo dirti che la testimonianza di Bianchi, la sua commozione, la sua sensibilità, sono stati per me importantissime”.

Il libro è un viaggio nel profondo della vita di «Giulio», in grado di aprire punti di vista differenti sul calcio dell’epoca e sul perché Giuliani sia stato rimosso dal ricordo pubblico. Una storia segnante, che rompe i silenzi di tutti questi anni, ricca di voci, di emozioni, di interrogativi e anche di risposte. La storia di una persona, prima che di un personaggio, raccontata con passione, misura e, soprattutto, rispetto. Noi di Sport del Sud ve ne consigliamo vivamente la lettura.

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