Dalla Premier una buona notizia: i colloqui tra arbitri e Var non saranno più un mistero (con calma)

I vertici della Premier League - ma se ne è discusso anche in Italia - stanno prendendo in esame la facoltà di rendere disponibili i colloqui tra arbitri e VAR.

Articolo di Roberto Beccantini15/05/2023

©️ “MONZA-NAPOLI” – FOTO MOSCA

Una notizia, finalmente. E, nel suo genere, clamorosa. Arriva dall’Inghilterra, riguarda gli arbitri, la tecnologia e la trasparenza. Secondo fonti del quotidiano «The Telegraph», la Premier si prepara a sdoganare i pissi-pissi tra il giudice di campo e i colleghi di stanza al Var (Video assistant referee: maschile, per l’Accademia della Crusca). Il battesimo è stato affidato a Leicester-Liverpool di lunedì 15 maggio.

Tutte le volte, a ogni «prima», si tende a incollare l’etichetta di «storica», con un’enfasi che spesso contribuisce a renderla seccante, untuosa. Gli inglesi, poi, la «moviola» non la amano proprio, lontani come sono dal sospettificio che caratterizza ed esalta noi «latinos». La patria del fair play, al netto delle martellanti invasioni che ne hanno rigato e sporcato il mobilio, è così gelosa della verginità dei padri fondatori da considerare quasi una violenza, oh yes, il soccorso della scienza.

E comunque, ci siamo. L’idea è venuta a Howard Webb, colui che, nel 2010, diresse la finale di Champions, a Madrid, tra Inter e Bayern e la «bella» mondiale, a Johannesburg, tra Spagna e Olanda. In qualità di sommo duce del «Pgmol», acronimo di Professional game match officials board («’sti cazzi», avrebbe chiosato Giorgio Tosatti) reputa l’iniziativa uno strumento, prezioso e significativo, per semplificare la lettura dell’arbitraggio. E, così facendo, migliorarne il livello.

La procedura dovrebbe seguire questo protocollo: nello studio di «Sky Sports», per raccontare e commentare gli episodi salienti e pendenti della sfida del King Power Stadium, l’ex direttore di gara sarà affiancato dagli ex giocatori Jamie Carragher e Gary Neville. «Webb – scrive «The Telegraph» – guiderà gli spettatori attraverso filmati e audio di accompagnamento per una serie di chiamate del Var effettuate nel corso dell’attuale stagione, con l’obiettivo di educarli, spiegando loro i motivi per cui un certo provvedimento è stata preso e un altro, magari, scartato».

Non solo. È opinione comune che i vertici della Lega stiano prendendo in esame la facoltà di rendere disponibili i colloqui tra arbitri e addetti al video. I tifosi non saranno in grado di ascoltare le conversazioni in tempo reale a causa dei rigidi paletti imposti dalla Fifa di Gianni Infantino, ma potranno accedervi subito dopo, a bocce ferme.

Se ne è discusso anche in Italia, e qua e là sono affiorati tiepidi consensi. Sarà proprio questo dettaglio – la scoperta dei dialoghi tra gli «sceriffi» – a segnare un piccolo, grande confine. Farli parlare al termine delle partite, come si propone da secoli, ha poco senso. Prendete il celeberrimo gol annullato a Ramon Turone in Juventus-Roma 0-0 del 10 maggio 1981, dal quale è stato ricavato addirittura un film («Er gol de Turone era bono»). Avrei preferito centomila volte «rubare» in diretta o in differita gli scambi tra Paolo Bergamo di Livorno e l’assistente Giuliano Sancini di Bologna che non saziarmi del solito bla-bla-bla da spogliatoio.

Nella Nba, in caso di «instant replay», l’arbitro capo illustra agli addetti al tavolo (e, via microfono, al pubblico) la ragione di una determinata scelta. Fermo restando che, per tornare al calcio, gli episodi «risolti» (tipo gol fantasma o fuorigioco) affiancheranno sempre quelli «decisi» (mani-comio e dintorni). Non è la stessa cosa, ma è l’unica possibile.

L’importante è che il popolo sappia. Con il Var si arbitra in due e, dunque, evviva la glasnost. Winston Churchill diceva: «Ho commesso un sacco di stupidaggini che hanno dato buoni risultati e molte cose sagge che sono finite male». Questa, a naso, sembra una cosa saggia. E allora facciamo in modo che dia buoni risultati.

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