Morte di Berlusconi: il ricordo nelle sfide con il Napoli di Maradona
Di Berlusconi resta il ricordo di un uomo, che nonostante i tanti difetti, ha trasmesso un modo più umano di vivere l'amore per il pallone.

Da sportivi quali siamo, non credo si possa sorvolare sulla morte del presidente Berlusconi che ha sicuramente infuso nel mondo calcistico una passione, un amore che non è facile ritrovare in tanti presidenti. Forse già da qualche anno, con la vendita della società rossonera, ci si era abituati alla fine di una storia. In qualche modo i tifosi milanisti continuavano a sentirlo vicino, del resto Monza anche geograficamente dista solo qualche chilometro da Milano.
Con la morte di Silvio Berlusconi si chiude di fatto un’era caratterizzata fondamentalmente da una passione, da una energia, da un amore travolgente fatto di calcio ma anche e soprattutto di umanità. Tutta la società del Milan ha vissuto questo legame e la scuola Milan continua ancora adesso in una forma corretta. Sicuramente con il suo arrivo a Milano è cambiato il modo di rapportarsi tra i giocatori, con lo staff e con le squadre avversarie. Si è inteso dare un equilibrio nel concepire il gioco come fatto rilevante rispetto a quello economico. Berlusconi ha fatto scuola, ha dato simpatia e mentalità vincente alla squadra senza mai trascendere in episodi di violenza.
Bisogna ammetterlo: i tanti tifosi, ma soprattutto i grandi avversari del Milan hanno riconosciuto sempre una lealtà sportiva difficilmente riscontrabile in altre società. Il legame di amicizia che fino all’ultimo il presidente ha mantenuto con i vari Agnelli, De Laurentiis, Cairo, Perez, con i presidenti delle più grandi società europee, ha determinato anche un clima di grande rispetto e collaborazione. Proprio Aurelio De Laurentiis non ha mancato di sottolineare l’amicizia che lo legava a Berlusconi. Si può essere imprenditori quanto si vuole ma l’amore ad una società, fatta di uomini, l’amore ad una città, non possono rimanere estranei.
La società rossonera è stata la più vincente di sempre. Una presidenza durata 31 anni, dal 1986 al 2017, condita da 29 titoli in 32 anni di gestione: coppe intercontinentali, Champions, campionati. L’affermazione in campionato anticipò la conquista dell’Europa e del mondo nel biennio seguente da parte di una squadra piena di campioni: da Franco Baresi e Paolo Maldini ai gioielli olandesi Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard. In sequenza arrivarono due coppe dei Campioni nel 1989 e 1990, due Supercoppe europee (1989, 1990), due Coppe Intercontinentali (1989, 1990) e la Supercoppa italiana nel 1989. Le sfide con il Napoli di Maradona restano impresse nella memoria, nel bene e nel male. Anche lì con estrema correttezza si portò avanti una sfida tra le due compagini in maniera affascinante. Resta una storia, una nostalgia, resta con qualche rimpianto il ricordo di un uomo che nonostante i tanti difetti, ha comunque trasmesso a tutto il mondo calcistico e imprenditoriale un modo più umano di vivere il grande amore per il pallone.
