Distrazione di massa

Lo sport come mezzo di distrazione, ma, stando alle cronache degli ultimi giorni, sembra che non ci sia nulla di meglio di cui parlare se non della crisi Juve.

Articolo di Luciano Scateni15/10/2022

©️ “ALLEGRI” – FOTO MOSCA

Piovono missili di Putin sulle città ucraine, uccidono civili, sventrano case, ospedali. Il covid e le sue progressive varianti ci condannano a una convivenza senza fine, alluvioni devastanti e desertificazione della Terra minacciano il futuro dell’umanità, la recessione affama intere collettività del mondo, isole di plastica avvelenano gli oceani, uno contro l’altro giganti dell’economia globalizzata rischiano di dirimere la questione della leadership internazionale con una terza guerra totale.

L’Italia si consegna alla destra, ad annunciate alleanze con regimi totalitari: il mondo teme la deriva del pianeta, avvelenato dall’aggressività espansionista dei blocchi occidentale e orientale. La natura risponde con catastrofi naturali agli insulti di chi le infligge ferite mortali e ad osservatori non superficiali appare colpevolmente irreale la distrazione di massa che oppone all’informazione sulla crisi economica, politica, sociale, la fatuità non solo televisiva, di gossip, del cosiddetto intrattenimento, di cinema, fiction, talk show diseducativi.

Un ruolo per nulla marginale è affidato allo sport. Fanno testo quantità e qualità dei canali di genere, in Italia dal 200 al 300, proposti da Sky Murdock, le decine di Mediaset. Non meno ridondante è la presenza dello sport nei media cartacei. Per non restare nel vago impressiona la centralità ampiamente diffusa del “caso Juventus”, lo status di ammalata della cosiddetta “signora del calcio”. L’intero pianeta mediatico assegna alla crisi della squadra di Agnelli attenzione, analisi dettagliate, diagnosi e proposte terapeutiche. Impegna professionalità di alto livello per la narrazione dei mali che l’affliggono. Più di altri, ovvio, straparlano del “caso” quotidiani e TV locali di Torino. Con enfasi e toni di amore tradito il giornale del gruppo Gedi (Fiat).

Da giorni la Repubblica è appassionatamente al capezzale della Juve, pronta a somministrare l’estrema unzione, che metta fine all’agonia e la superi con l’elisir salvifico della resurrezione. Esaurite le indagini redazionali a tutto campo, il giornale, dopo la brusca sterzata “confindustriale” generata dall’acquisto della storica testata, ha innestato la retromarcia (relativamente alla linea politica, bene!) non per le pagine dello sport, che restano saldamente ancorate alla visibilità della Juventus (cioè al ritorno pubblicitario per il settore auto).

L’incompletezza, la non par condicio, sono permanenti: un giorno vale l’altro, la “musica” non cambia. In questo sabato di ottobrata che illumina Napoli con un sole primaverile, il giornale citato naviga nel mare del silenzio, dedica poche e non sentite righe alla sfida Empoli e Monza, all’interessante Atalanta-Sassuolo (trafiletto in basso pagina 43) e concede titoloni, fotona dell’imputato Allegri, fotina di Ciro Ferrara, a corredo di un’intervista chilometrica sul semi default della sua ex squadra e le possibili insidie del derby con i cugini del Torino, situati più basso in classifica di soli due punti.

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