Vialli, sorridi con noi (e di noi, soprattutto)

A 57 anni, il destino ha spinto Gianluca Vialli su ben altri fronti. La Nazionale ha questo di bello: tira fuori il "meglio" di noi.

Articolo di Roberto Beccantini15/11/2021

Ma Gianluca Vialli non era, ai tempi della Juventus lippiana e moggiana, il manifesto dei muscoli troppo gonfi, il palestrato che scatenò la curiosità di Zdenek Zeman e, a ruota, di Raffaele Guariniello? Vialli e Alessandro Del Piero, soprattutto. E, roba fresca, colui che, fonte i Pandora papers, aveva nascosto un po’ di soldi nelle Isole Vergini Britanniche (come, naturalmente, il suo “gemello”, Roberto Mancini)?

Non vorrei che la lotta al cancro e il titolo europeo di freschissimo conio ci avessero reso tutti più buoni, tutti più sbadati. Chi scrive, non credette mai al Vialli dopato, però prese atto del can-can che il processo sulle farmacie juventine aveva suscitato, diffuso e moltiplicato. Era l’alba del Duemila.

La Nazionale ha questo di bello, quando vince o avvince: tira fuori il “meglio” di noi. Sono felice per Gianluca e tifo per lui. Mi emozionai quando, era il 2019, la “Gazzetta dello Sport” e la famiglia Facchetti gli consegnarono il premio dedicato al grande Giacinto, “Il bello del calcio”. Possibile che Gianfelice non sapesse, ammesso che fosse (stato) tutto vero? Gli articoli a corredo non ne parlavano proprio: al massimo, due righe in croce.

Vialli che abbraccia Mancini. Vialli che “convoca” Theodore Roosevelt per spronare la squadra alla pugna. Vialli che, all’attimo fatale e letale dei rigori, si volta. Non guarda. La barba ispida, cespugliosa. Gli occhi fieri. Lo ha citato persino Massimo Gramellini in uno dei suoi “Caffè”: “Trentuno estati fa – nelle notti magiche del 1990 – un giovane cronista sportivo innamorato di Roberto Baggio assegnò a Vialli in decine di articoli la parte dell’usurpatore e del cattivo.

Vialli tentò di fargli un gavettone, ma lo mancò. Così ora il gavettone me lo faccio da solo e gli chiedo scusa. Mi ero sbagliato, Gianluca: allora pensavo che tu fossi un fighetto. Invece il fighetto ero io, che ti criticavo dagli spalti. Tu eri già un uomo nell’arena”.

Dicono che il tempo sia galantuomo. Può essere. A 57 anni, il destino ha spinto Luca su ben altri fronti, rispetto alle scaramucce infantili che tanto ci assorbono. Nel momento in cui il verde delle maglie viene clamorosamente messo al bando dalla Lega (calcio) – una c… pazzesca avrebbe chiosato il Fantozzi della “Corazzata Potemkin” – l’azzurro ha ripreso a tirare, ad attirare. Si sa, l’italiano è un popolo pigro di memoria ma lesto come un baleno quando si tratta di salire sul carro.

Scendendo a piani più frivoli, o comunque meno gravi, meno grevi, prendete Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini: la ricreazione è finita. Sino alla notte dell’11 luglio erano i professori di Harvard (José Mourinho dixit); il leader della difesa e il vecchio Dracula pronto a vampirizzare chiunque gli capitasse a tiro: che leccornia, il collo di Bukayo Saka; la coppia cha ha trasformato l’età – 34 anni il libero, 37 lo stopper – in una clinica d’avanguardia: entri Lazzaro ed esci Nembo Kid.

Stop. Bye bye. Senza omettere la trattativa Bonucci-autorità per il bus scoperto, a Roma. Tranquilli: al primo giro di Var torneranno a essere i simboli dei poteri forti, le sentinelle truci e prezzolate della Juventus, “quello” che in un derby incornò Nicola Rizzoli (Leonardo) e “quello” che è tutto un tuffo, tutto uno scippo (Giorgio).

Gianluca, sorridi con noi: e di noi, soprattutto.

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