ESCLUSIVA – Intervista a Donati, l’ex che ama ancora Bari

Intervista esclusiva a Massimo Donati, un ex calciatore molto noto e amato, che ha saputo conquistare l’affetto dei tifosi di Bari.

Articolo di Giovanni Santaniello16/07/2023

Abbiamo deciso di dedicare questa intervista a un ex calciatore molto noto e amato, che ha lasciato un’impronta significativa nel calcio italiano e ha saputo conquistare l’affetto dei tifosi di Bari: Massimo Donati. Donati, non solo è ricordato per la sua abilità nel gioco aereo, nell’organizzazione del gioco d’attacco e nel tiro dalla distanza, ma anche per la sua esperienza in diverse squadre di Serie A, tra cui Milan, Atalanta, Torino e Sampdoria. Tuttavia, è a Bari che ha trovato un vero senso di appartenenza, giocando per diversi anni e lasciando un segno indelebile.

La sua rete segnata contro la Juventus nella prima giornata del campionato 2010-11 è ancora impressa nella memoria di molti appassionati di calcio. Quel gol è stato fondamentale per la vittoria per 1-0 della squadra pugliese. Era appena arrivato a Bari proveniente dal Celtic e da quel successo prestigioso inizia il forte legame che lo unisce alla città di Bari e ai suoi tifosi, un’affinità che emerge chiaramente anche durante l’intervista che ci ha gentilmente concesso.

Nel 2019, Donati ha intrapreso la carriera di allenatore in Scozia, assumendo il ruolo di vice allenatore presso il Kilmarnock. Tuttavia, la vera svolta nella sua carriera è avvenuta nel giugno 2022, quando, dopo un periodo di collaborazione con DAZN, è stato scelto come allenatore del Legnago, squadra appena retrocessa in Serie D. Sotto la sua guida, la squadra ha conquistato il primo posto nel girone C con una giornata di anticipo, ottenendo la promozione tra i professionisti dopo soli dodici mesi.

Siamo convinti che nei prossimi anni sentiremo parlare ancora di Donati, e che si cimenterà su palcoscenici calcistici sempre più prestigiosi, dove le sue qualità non tarderanno a farsi apprezzare. La sua passione per il calcio e la sua determinazione nell’essere un allenatore moderno e preparato sono evidenti, e siamo certi che avrà modo di mettersi ulteriormente in mostra e raggiungere traguardi importanti nel mondo del calcio. Buona lettura:

  • Mister Donati, vorrei aprire l’intervista chiedendoti, innanzitutto, come ti sei trovato a Legnano.

Per me è stata una opportunità cominciare ad allenare a Legnano, fortunatamente è andato tutto bene, era la mia prima stagione, siamo stati promossi e ho fatto un ottimo lavoro con una squadra molto giovane. Quindi sono soddisfatto ed è andato tutto bene”. 

  • Da calciatore hai giocato in diverse squadre importanti, tra cui l’AC Milan e la Nazionale italiana. Quali esperienze e insegnamenti hai tratto da queste esperienze che stai portando nel tuo ruolo di allenatore?

E’ normale che le mie esperienze da giocatore mi hanno aiutato. Ho avuto tantissimi allenatori durante la carriera e da tutti ho cercato di apprendere qualcosa, sia le cose positive che quelle che non ritenevo fossero giuste. Però tutto serve nella crescita. Adesso cerco di trasmettere questa mia esperienza ai ragazzi. Ovviamente ogni allenatore ha la sua personalità, il suo modo di fare, il suo modo di essere, a volte giusto o sbagliato, però ognuno deve avere il suo credo e portarlo avanti nel rispetto dei principi a cui si ispira”.

  • Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato per la prossima stagione con il Legnano? E come ti stai preparando per raggiungerli?

Dopo una promozione bisogna pensare a salvarsi, è normale sia così. Però voglio sempre che i giocatori abbiano ambizione e voglia di raggiungere il massimo delle loro possibilità, sia individuali che di squadra e poi vedremo dove tutto ciò ci porterà. L’obiettivo è perciò quello di mantenere la categoria, anche perché il Legnago non ha giocato tanti anni in serie C, e per questo intendiamo restarci”.

  • Come descriveresti il tuo approccio tattico e di gioco come allenatore? Hai una filosofia particolare che cerchi di instillare nella tua squadra?

L’approccio tattico per me è importante ma non importantissimo. Nel senso che dipende sempre dei giocatori che hai e che si riescono a prendere durante il mercato. E’ ovvio che mi piace avere giocatori con determinate caratteristiche in certi ruoli, ma non sono fossilizzato su un modulo specifico e i principi, come dicevo prima, sono la cosa più importante assieme alla voglia di correre, di sudare, di sacrificarsi, di soffrire, perché il calcio è questo. Un giocatore bravo ma che non si sacrifica non va d’accordo con me, non fa parte del mio modo di intendere il calcio: quindi sempre massima umiltà, massima ambizione e massima volontà di fare bene”.

  • Durante la tua carriera da calciatore hai giocato anche per il Bari. Vorrei sapere se hai avuto l’opportunità di seguire la squadra recentemente.

Bari è la squadra dove ho giocato per più anni da calciatore, perché tra la prima parte e la seconda, sono stati complessivamente 5 anni. Piazza calda, piazza bellissima per giocare e quando le cose vanno bene è fantastico. Quando vanno meno bene è un po’ più difficile, però il calore che si sente in città è straordinario perché tutti vivono di calcio. Tutti amano il Bari e quindi è bello essere dentro, parteciparvi e quindi per me è stata una tappa bellissima. Magari un giorno chissà . . .  si può tornare in altre vesti”. 

  • Quest’anno il Bari ha lottato fino alla fine per la promozione in massima serie. Secondo te cosa gli è mancato?

Il Bari quest’anno ha lottato fino alla fine ed è stato un peccato non riuscire a centrare il traguardo, perché è arrivato veramente vicino alla promozione. Ma questo è il calcio, l’importante è non deprimersi, ricaricare le batterie e riprovarci, perché alla fine hanno una proprietà sana e solida che gli sta dietro per fare le cose per bene. Hanno anche un direttore sportivo molto bravo come anche l’allenatore, quindi ci sono tutti i presupposti per ripetersi e fare una grande annata come quella di quest’anno. Nello sport, se non raggiungi l’obiettivo l’importante è, come dicevo, avere la consapevolezza di aver dato sempre tutto te stesso e tutte le tue energie per raggiungerlo”. 

  • La multiproprietà può rappresentare un ostacolo per le ambizioni del sodalizio barese?

“La multiproprietà non credo assolutamente rappresenti un ostacolo perché alla fine, in caso di promozione, le cose si risolvono. L’obiettivo resta quello di raggiungere la promozione in serie A perché una piazza così grande e con una tifoseria così appassionata, merita di stare nel calcio importante, non che la serie B non lo sia, però Bari è certamente una piazza da Serie A. Quest’anno a livello di pubblico se l’è giocata con le prime della serie A, quindi è giusto che torni dove è stato per tanti anni”. 

  • Hai avuto l’opportunità di giocare con alcuni dei migliori calciatori del mondo. C’è qualche giocatore in particolare che ti ha ispirato o che hai considerato come un modello da seguire?

Calciatori che mi hanno ispirato ce ne sono stati tanti per applicazione, qualità e tecnica. Sono tanti i giocatori veramente forti con i quali ho giocato. E’ ovvio che come punto di riferimento uno è senz’altro Maldini perché oltre a essere fortissimo tecnicamente, era sempre il primo a correre, sempre il primo a trascinare i compagni, sempre il primo in tutto e quindi è stato un grande esempio con le sue qualità fisiche e mentali straordinarie. L’altro è stato Gattuso perché è la dimostrazione di come un calciatore che all’inizio della sua carriera non aveva qualità incredibili, ma la sua forza mentale era talmente alta che è riuscito a migliorare tantissimo e diventare un giocatore top tra i top. Infatti ha vinto tutto e questo sta a significare che se uno vuole raggiungere una cosa e la vuole intensamente, se lavora veramente tanto c’è la può fare”.

  • Infine, considerando la tua esperienza sia come calciatore che come allenatore, come descriveresti l’importanza del rapporto tra allenatore e giocatori nello sviluppo di una squadra di successo?

“Il rapporto tra allenatore e giocatori è di fondamentale importanza. Ormai per un allenatore dirigere gli allenamenti sul campo è una cosa piuttosto semplice, molto più impegnativa è la loro  gestione, il dialogo, il trattare tutti i membri della rosa nella stessa maniera e instaurare un rapporto costruttivo e collaborativo con tutti. Trovare l’alchimia giusta tra giocatori e allenatore è fondamentale. Perché alla fine se un allenatore riesce a tirare fuori il 100% da tutti i suoi giocatori è già a metà dell’opera, anzi si può dire che ha raggiunto il suo scopo, poi entrano in gioco tante altre variabili per il raggiungimento dell’obiettivo finale, però è veramente una cosa estremamente importante trovare quell’equilibrio e non è mai una cosa semplice perché ogni giocatore ha la sua personalità, il suo carattere, da soppesare e gestire al meglio”. 

Si chiude qui l’intervista a mister Donati, nella quale abbiamo apprezzato l’attenzione alla formazione dei giocatori e allo sviluppo del talento. Lo ringraziamo per la panoramica che ci ha offerto sul ruolo dell’allenatore di calcio e sulle sfide che affronta.

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